Per dieci anni il riferimento è stato la routine coreana in dieci passaggi. Da un paio d'anni la risposta si chiama J-beauty, l'approccio giapponese, e viene raccontata come il suo contrario: pochi prodotti, gesti lenti, niente eccessi. Due filosofie opposte, dice la narrazione.
Sono due prodotti da esportazione, costruiti per due momenti diversi del mercato occidentale. Le donne coreane non facevano in media dieci passaggi ogni sera, e le donne giapponesi non ne fanno per forza tre. E il numero è comunque il dato sbagliato: una routine non si giudica da quanti passaggi ha, ma da cosa c'è dentro e da quanti giorni su trenta la fai davvero.
Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Ogni volta che un paese diventa una filosofia della bellezza, quello che stiamo comprando non è un metodo. È una storia raccontata bene.
Langhe, 21 ottobre 2026
I dieci passaggi non sono mai stati una routine quotidiana
La sequenza in dieci step si è diffusa in Occidente intorno alla metà degli anni Dieci, spinta dai primi rivenditori che portavano cosmetica coreana fuori dall'Asia. Era un modo efficace di presentare un catalogo intero: ogni passaggio è una categoria di prodotto, e dieci passaggi sono dieci prodotti da vendere.
Questo non significa che fosse un'invenzione dal nulla. La stratificazione di texture leggere è una pratica reale, e alcuni singoli passaggi hanno un senso preciso. Significa che la lista completa e obbligatoria è nata come formato commerciale, non come abitudine media di una popolazione.
La J-beauty è arrivata dopo, quando il pubblico occidentale aveva iniziato a stancarsi. Ha venduto la semplificazione allo stesso pubblico che aveva comprato l'accumulo. Anche questa è un'operazione di posizionamento, fatta molto bene, e non la critico: la trovo più sana della precedente. Ma resta una storia, non un'antropologia.
Cosa c'è di vero nell'approccio giapponese
Diverse cose, e vale la pena separarle dal racconto.
La detersione trattata come un passaggio serio
La doppia detersione nasce da un problema pratico: i filtri solari e i cosmetici resistenti all'acqua non si tolgono con un'acqua micellare passata di corsa. Prima una fase oleosa che scioglie ciò che è grasso, poi una detersione delicata che porta via il resto.
Ha senso la sera, se durante il giorno hai usato solare o trucco. Non ha senso la mattina, e non ha senso su una pelle che già tira: in quel caso due detersioni sono una detersione di troppo.
Le texture leggere applicate in sequenza
La lotion giapponese non è il tonico astringente che molte di noi hanno conosciuto negli anni Novanta. È un passaggio idratante fluido, che prepara la pelle a quello che viene dopo. È l'idea per cui più veli sottili funzionano meglio di uno strato pesante. E questo, dermatologicamente, sta in piedi.
Il solare come abitudine, non come prodotto estivo
Questa è la parte che conta più di tutte le altre messe insieme, e ne parlo tra due paragrafi.
«Non serve scegliere fra dieci passaggi e tre. Serve scegliere fra una routine che fai e una che ammiri.»
Perché non si possono copiare i prodotti, solo le abitudini
Qui c'è il punto tecnico che si spiega poco: Europa, Giappone e Stati Uniti non hanno le stesse regole, quindi non hanno gli stessi prodotti.
In Europa i cosmetici sono disciplinati dal Regolamento 1223/2009, che stabilisce un elenco positivo dei filtri solari ammessi. Il Giappone ha una categoria intermedia, i cosiddetti quasi-farmaci, che consente l'uso di determinati attivi approvati con indicazioni riconosciute. Sono impianti normativi diversi, con liste di ingredienti che si sovrappongono solo in parte.
La conseguenza pratica è che una texture solare che hai visto in un video giapponese può non esistere in una versione europea equivalente, e non perché le aziende europee siano indietro: perché hanno a disposizione un elenco diverso di filtri. Anche i sistemi di indicazione della protezione UVA sono diversi: in Europa il valore di protezione UVA deve essere almeno un terzo dell'SPF dichiarato, e questo è segnalato dal simbolo UVA cerchiato in etichetta.
Quello che si può importare, quindi, non è il prodotto. È il comportamento.
L'unica cosa che copierei davvero
La protezione solare portata addosso e riapplicata durante la giornata, tutto l'anno, come si fa con il rossetto. Non come misura da vacanza: come gesto ordinario di un mercoledì di novembre.
È la singola abitudine con il maggior impatto documentato sull'invecchiamento cutaneo, e una delle poche su cui il dibattito fra scuole di skincare non ha ragione d'essere. Il problema, in Italia, non è che le persone non sappiano che serve. È che il solare resta in bagno mentre la persona esce.
Per questo lo abbiamo fatto in un formato che sta nel portafoglio: la riapplicazione avviene se il prodotto è addosso, non se è sullo scaffale giusto.
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E la seconda cosa: fare meno, ma tutti i giorni
La costanza batte l'intensità, e su questo l'estetica giapponese ha ragione anche quando il racconto è costruito. Una crema semplice usata ogni sera per sei mesi produce più risultati di una routine sofisticata tenuta per tre settimane e poi abbandonata perché la pelle ha iniziato a bruciare.
È lo stesso ragionamento per cui funziona lo skin cycling: non aggiunge niente, ridistribuisce. E vale ancora di più su una pelle reattiva, dove il prodotto migliore è spesso quello che non fa succedere niente.
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Come costruire la tua, invece di importarne una
- Detersione la sera, doppia solo se hai usato solare o trucco. La mattina basta l'acqua o un detergente molto leggero.
- Un idratante che ti piaccia usare. La texture non è un dettaglio estetico: è la variabile che decide se lo userai a dicembre.
- Un solo attivo alla volta, introdotto e valutato per almeno quattro settimane prima di aggiungerne un altro.
- Il solare ogni mattina, e una seconda applicazione se stai fuori. Questo è il passaggio che non si negozia.
- Tutto il resto è opzionale, e va bene che lo sia.
Sono cinque righe, e non appartengono a nessun paese. Se vuoi vedere come si traducono su una giornata reale, ne ho scritto in routine giorno e notte e nella routine minimalista.
E se il punto è capire quale texture reggerai davvero da qui a marzo, quella è una valutazione che si fa toccando i prodotti: nelle farmacie e parafarmacie che distribuiscono LeLang puoi provarle sulla mano e scegliere in base alla tua pelle e alla tua stagione, non in base a quello che ha funzionato per qualcun altro in un altro clima.
Cosa penso davvero
Che la contrapposizione fra i dieci passaggi e la semplicità giapponese sia una discussione fra due campagne pubblicitarie, e che ci abbia tenuti occupati per anni su una domanda irrilevante.
La domanda vera non è quanti prodotti usi. È se la barriera cutanea regge quello che le stai chiedendo, e se quello che fai oggi lo farai ancora fra sei mesi. Una routine di due prodotti fatta con costanza vale più di qualunque filosofia nazionale, e non ha bisogno di un paese che la certifichi.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Ha fondato il brand nelle Langhe, per la farmacia e la parafarmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, allegato VI: elenco dei filtri UV ammessi nell'Unione europea
02 Raccomandazione della Commissione 2006/647/CE sull'efficacia dei prodotti per la protezione solare: rapporto minimo fra protezione UVA e SPF e simbolo UVA in etichetta
03 Ordinamento giapponese dei cosmetici e della categoria intermedia dei quasi-farmaci, distinta da quella dei cosmetici
04 Regolamento (UE) n. 655/2013 sui criteri comuni per le dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici
05 Osservazioni raccolte nelle consulenze skincare condotte dall'autrice
Sul sito: la routine giorno e notte · la routine minimalista · filtri solari chimici e fisici · la barriera cutanea

