Le spicole sono strutture microscopiche aghiformi che derivano dallo scheletro di alcune spugne marine. Lavorate e inserite in un cosmetico, creano microcanali temporanei nello strato corneo: da qui il pizzicore, e da qui il soprannome di « microneedling in bottiglia ».
Il paragone aiuta a capire la sensazione, ma rischia di far credere che un cosmetico con spicole equivalga a una procedura professionale standardizzata. Non è così. E soprattutto: se un prodotto punge non significa automaticamente che sia più efficace.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Trovo le spicole una tecnologia interessante perché affrontano un limite reale della cosmetica topica: la barriera. Proprio per questo non le considererei un ingrediente decorativo da aggiungere a ogni routine.
Perché pungono
Durante il massaggio le microstrutture entrano in contatto con lo strato più superficiale della pelle. Da qui derivano pizzicore, sensazione di aghi e una sensibilità al tatto che, a seconda del prodotto, può proseguire anche dopo l'applicazione.
Questa percezione rende l'esperienza molto convincente: sentire qualcosa sembra dimostrare che il prodotto stia lavorando. In realtà la sensazione conferma soprattutto un'interazione meccanica. Da sola non misura il risultato clinico.
È lo stesso equivoco per cui una crema che scalda sembra funzionare meglio di una che non fa niente: stiamo valutando il feedback sensoriale, non l'esito.
Spicole e microneedling non sono la stessa cosa
Il soprannome « microneedling in bottiglia » è efficace, ma mette insieme due cose che si somigliano solo in superficie.
Il microneedling professionale impiega dispositivi con aghi di lunghezza e profondità determinate, scelte in base all'obiettivo e alla zona, con protocolli di igiene, disinfezione e monodose. L'operatore sa esattamente quanto sta andando in profondità e per quanto tempo.
Le spicole vengono massaggiate sulla superficie della pelle dentro una crema o un siero. Si distribuiscono in modo non prevedibile, con orientamento e pressione che dipendono da come si applica il prodotto e da chi lo applica. Entrambe le tecniche alterano temporaneamente la barriera, ma il grado di controllo è molto diverso.
La conseguenza pratica è questa: nel microneedling la variabile la decide l'operatore, con le spicole la decidi tu senza saperlo, e cambia a ogni applicazione. Non è un motivo per evitarle, è un motivo per non considerarle la versione domestica e più economica di una procedura ambulatoriale.
La penetrazione degli attivi
La barriera cutanea limita volutamente l'ingresso di molte sostanze: è il suo mestiere. Studi sperimentali mostrano che le spicole possono aumentare la penetrazione di molecole che da sole attraverserebbero la pelle con difficoltà.
Nel 2025 uno studio su un peptide antimicrobico ha osservato un aumento della penetrazione associando il peptide a spicole di spugna. Sono dati interessanti per la tecnologia di veicolazione, ma non dimostrano che qualsiasi siero con spicole renda efficace qualsiasi attivo.
È la distinzione che faccio sempre: un sistema di veicolazione dimostra qualcosa su quella coppia attivo-veicolo, non sulla categoria intera. La stessa cautela vale per gli attivi ad alto peso molecolare di cui ho scritto a proposito del PDRN.
La dimensione cambia tutto
C'è uno studio del 2019 che secondo me andrebbe letto da chiunque parli di spicole come se fossero una categoria unica.
I ricercatori hanno preparato tre versioni della stessa crema, cambiando solo la dimensione delle spicole: intere, spezzate e ridotte in polvere. Le spicole intere, lunghe circa 177 micron, hanno dato la permeazione più alta di una proteina modello, ma hanno anche provocato irritazione, dolore e rossore. Le spicole spezzate hanno ottenuto una permeazione appena inferiore, senza differenza statisticamente significativa, con una tollerabilità nettamente migliore. Sono state quelle scelte per la fase sull'uomo.
Tradotto: due prodotti che dichiarano entrambi « spicole di spugna » possono comportarsi in modo completamente diverso sulla pelle, e la differenza non sta nell'ingrediente ma nella lavorazione, che nessuna etichetta racconta. È il motivo per cui giudicare l'intera categoria in blocco, in un senso o nell'altro, non ha molto senso.
Cosa mostrano i primi studi cosmetici
Nel 2025 un sistema con spicole nano-incapsulate è stato valutato in uno studio clinico a singolo braccio, osservando parametri come assorbimento, pori, texture, rughe e pigmentazione. Il settore sta quindi passando dai soli modelli sperimentali a valutazioni sull'uomo, ed è un progresso reale.
Restano domande su numero e dimensione delle spicole, distribuzione, dose, frequenza e confronto con formule prive della stessa tecnologia. Uno studio a singolo braccio, cioè senza gruppo di controllo, dice molto meno di quanto sembri. E un risultato ottenuto con un sistema specifico non appartiene automaticamente a tutta la categoria.
«Il pizzicore non deve diventare la nuova misura dell'efficacia.»
Pelli sensibili e associazione con altri attivi
Poiché il principio consiste nel modificare temporaneamente la barriera, la prudenza aumenta sulle pelli sensibili, irritate, con dermatite attiva o acne infiammata. Anche l'associazione con retinoidi, acidi o altri ingredienti potenzialmente irritanti va valutata con attenzione: se aumenti la penetrazione, aumenti anche quella di ciò che irrita.
Se compaiono bruciore persistente, gonfiore o arrossamento importante, non è il segno che sta funzionando. È il segno che quel prodotto, su quella pelle, sta facendo troppo.
Nel 2025 un editoriale pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology ha richiamato l'attenzione sui possibili rischi delle spicole di silice nei cosmetici destinati all'uso domiciliare. È un segnale importante, e va letto per quello che è: non una condanna, ma il promemoria che innovazione e valutazione della sicurezza devono avanzare insieme.
La mia lettura
Le spicole mi interessano davvero, perché affrontano il limite più concreto della cosmetica topica. Ma una tecnologia che aumenta la penetrazione aumenta le opportunità e insieme la necessità di sapere con precisione che cosa stiamo facendo penetrare, in che quantità e su quale pelle.
Valuterei sempre la formula completa, la concentrazione, la modalità d'uso e la tollerabilità. E diffiderei di qualunque prodotto che usi la sensazione come argomento principale: quando l'esperienza sensoriale diventa la prova, di solito significa che le prove vere sono poche.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Sistema con spicole nano-incapsulate, valutazione preclinica e studio clinico a singolo braccio, 2025
02 Spicole di spugna e veicolazione di un peptide antimicrobico, 2025
03 Tansathien e altri, crema con microspicole di spugna come sistema di veicolazione transdermica, Biological & Pharmaceutical Bulletin, vol. 42, n. 7, 2019
04 « Hidden risks behind the cosmetic use of silica spicules for transdermal delivery », Journal of the American Academy of Dermatology, 2025
Sul sito: PDRN: studi e marketing · la barriera cutanea · pelle sensibile

