Bambina osserva una parete di cosmetici per adulti mentre un adulto la accompagna lontano dallo scaffale.
La voce della Founder

Cosmeticoressia: quando la skincare arriva troppo presto

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

6 min di lettura

Nei video più visti si chiamano get ready with me. Una ragazzina si siede davanti allo specchio e mostra la sua routine: detergente, tonico, siero, essenza, crema, maschera, contorno occhi. A volte ha diciassette anni. A volte ne ha sette.

Il fenomeno ha un nome tecnico, cosmeticoressia, e da marzo 2026 ha anche un fascicolo aperto: l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due istruttorie proprio su questo. È uno dei primi casi in Europa in cui il marketing cosmetico rivolto ai minori finisce sotto esame in modo così esplicito.

Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Ho fondato un marchio di cosmetici e vivo di questo. Proprio per questo credo che una comunicazione onesta debba saper dire anche: questo prodotto non ti serve ancora.

L'istruttoria italiana

Il 27 marzo 2026 l'AGCM ha annunciato l'apertura di due procedimenti istruttori nei confronti di una grande catena internazionale di distribuzione cosmetica, di un marchio di make-up dello stesso gruppo e della filiale italiana del colosso francese del lusso che li controlla.

L'ipotesi è di possibili pratiche commerciali scorrette legate all'uso precoce di cosmetici per adulti da parte di bambini e adolescenti, anche sotto i dieci-dodici anni, con incentivo all'acquisto compulsivo di maschere viso, sieri e creme anti-age. Alla base ci sarebbero l'omissione o la presentazione ingannevole di informazioni rilevanti (avvertenze e precauzioni su cosmetici non destinati o non testati sui minori), sia online sia nei punti vendita fisici. L'Autorità cita inoltre il coinvolgimento di giovanissime micro-influencer. Le ispezioni si sono svolte con il Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Una precisazione doverosa: si tratta di istruttorie, non di una decisione. Le società coinvolte hanno confermato di essere state informate del procedimento e hanno dichiarato di collaborare, sostenendo di operare nel rispetto delle regole. Nessuno ha stabilito che abbiano violato qualcosa. Il valore della notizia non sta nel nome sul fascicolo: sta nel fatto che un'autorità abbia deciso che questo tema merita un fascicolo.

I numeri dello studio su TikTok

Sul piano dei dati esiste una ricerca che trovo più utile di qualunque polemica. È stata pubblicata il 9 giugno 2025 su Pediatrics, la rivista dell'American Academy of Pediatrics, da un gruppo della Northwestern University.

Il metodo è intelligente perché parte dall'algoritmo: due ricercatrici hanno creato account dichiarando di avere tredici anni, e hanno raccolto i primi cento video di routine skincare proposti dalla piattaforma, realizzati da creator fra i sette e i diciotto anni.

  • Ogni video aveva in media 1,1 milioni di visualizzazioni.
  • Le routine comprendevano in media sei prodotti, per un costo medio di 168 dollari. Alcune superavano i 500.
  • Solo il 26,2% dei video includeva una protezione solare.
  • Nei venticinque video più visti comparivano in media undici ingredienti attivi potenzialmente irritanti, con un massimo di ventuno.
  • Venti degli ingredienti presenti compaiono nella serie di riferimento usata in pediatria per i test allergologici sulla dermatite da contatto.

Le conclusioni degli autori sono asciutte: queste routine offrono ai minori a cui si rivolgono un beneficio scarso o nullo, e possono esporli a un danno.

«Se l'anti-age comincia a dieci anni, l'invecchiamento diventa una minaccia prima ancora di esistere.»

Il rischio non è solo dermatologico

Sul piano della pelle il problema è chiaro: sovrapporre più prodotti con gli stessi attivi (soprattutto alfa-idrossiacidi e retinolo) aumenta irritazione, fotosensibilità e rischio di sensibilizzazione. Una dermatite allergica da contatto che si sviluppa a dodici anni può accompagnare una persona per tutta la vita, e riguarda poi anche saponi, shampoo e detersivi.

C'è però una seconda parte che mi preoccupa di più. Gli autori dello studio hanno osservato che questi video insistono su un ideale di pelle più chiara e più luminosa, fissando uno standard estetico molto alto. E i prodotti più promossi non sono detergenti o solari: sono sieri e creme anti-età.

Una bambina di dieci anni non ha rughe da prevenire, pori da chiudere o discromie da correggere. Ha una pelle che funziona. Insegnarle a cercare ogni giorno cosa non va è un'operazione culturale, non cosmetica, e ha effetti che durano molto più a lungo di un rossore.

Giocare con il trucco non è la stessa cosa

Voglio essere precisa, perché qui si scivola facilmente nel moralismo. I bambini hanno sempre imitato gli adulti, e il trucco può essere gioco, espressione, creatività. Un rossetto provato davanti allo specchio è un gioco, non un rischio.

La differenza sta fra giocare e correggere. Un blush usato per divertimento e una routine quotidiana in nove passaggi con acidi, retinoidi e profumi non pongono lo stesso tipo di questione. Nel primo caso la pelle è uno spazio di gioco. Nel secondo è un problema da ottimizzare.

Perché i coetanei vendono meglio della pubblicità

Una micro-influencer di undici anni non assomiglia a uno spot. Parla la stessa lingua di chi guarda, mostra la propria camera, e trasforma l'acquisto in un gesto di appartenenza invece che in una transazione. In più la piattaforma accorcia la distanza fra desiderio e acquisto a pochi secondi: vedi il prodotto, guardi la routine, compri senza uscire dall'app.

È il motivo per cui la trasparenza sui rapporti commerciali qui pesa il doppio. Un contenuto sponsorizzato non diventa neutro perché a presentarlo è una persona molto giovane: diventa solo più difficile da riconoscere come pubblicità.

Cosa serve davvero a una pelle giovane

Non esiste una routine universale, ma in assenza di condizioni specifiche il quadro è semplice e non è cambiato:

  1. Detersione delicata, quando serve. Non tre volte al giorno.
  2. Idratazione, se la pelle è secca o tira. Se non tira, spesso non serve.
  3. Protezione solare, che è poi il gesto con il beneficio a lungo termine più documentato, ed è proprio quello che manca in circa tre video su quattro.

L'acne, le dermatiti e le altre condizioni reali richiedono indicazioni mirate, che dà un dermatologo guardando quella pelle. Non una sequenza copiata da un feed.

La mia lettura

Non è una battaglia contro la skincare: sarebbe curioso, visto il mestiere che faccio. È una questione di come la raccontiamo.

Il meccanismo che porta una bambina a comprare un siero anti-età è lo stesso che ho descritto parlando della paura della chimica: si crea un'ansia, si vende la soluzione. Cambia solo che qui il destinatario ha dieci anni e non ha gli strumenti per riconoscere l'operazione.

Per chi sviluppa e vende cosmetici questo comporta una responsabilità concreta: dire a chi non ne ha bisogno che non ne ha bisogno. Rinunciare a una vendita è il modo più serio che conosco di costruire fiducia. E la fiducia, a differenza di una vendita, torna.

La cosmeticoressia non nasce da un vasetto. Nasce quando la cura diventa controllo, il gioco diventa prestazione, e l'algoritmo ripete abbastanza a lungo che una pelle normale è incompleta.

Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Ha fondato il brand nelle Langhe, per la farmacia e la parafarmacia italiana.

Le fonti di questo articolo

01   Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, comunicato stampa del 27 marzo 2026, procedimento PS13110
02   Hales e altri, « Pediatric Skin Care Regimens on TikTok », Pediatrics, vol. 156, n. 1, 9 giugno 2025
03   Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici

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