Vasetto di crema in vetro pesante appoggiato su un piano
La voce della Founder

Perché un vasetto pesante non è un prodotto migliore

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

C'è un gesto che ho visto fare centinaia di volte, in farmacia e alle fiere. Una persona prende in mano un vasetto, lo soppesa, e senza rendersene conto annuisce. Se è pesante, è buono.

Quel gesto non è stupido. È stato costruito. Per decenni la cosmetica ha usato la materia come linguaggio: fondi spessi, doppi fondi, astucci più grandi del contenuto, tappi con un peso studiato a tavolino. Non è una teoria complottista, è progettazione. Il peso comunica pregio perché qualcuno ha deciso che lo comunicasse.

Dal 12 agosto si applica in Europa il nuovo regolamento sugli imballaggi, e fra le altre cose chiede che peso e volume siano giustificati. Non impone un minimalismo uguale per tutti, non vieta l'estetica. Chiede che la materia in più abbia una ragione. Ho pensato che valesse la pena scriverne qui, perché la conseguenza più interessante non è normativa: è che tocca a noi cambiare il modo in cui giudichiamo un prodotto in mano.

Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Cosa fa davvero un packaging, quando lo fa bene

Quando formuliamo, il contenitore non è la fine del lavoro. È una variabile della formula.

Un attivo instabile alla luce chiede un vetro scuro o un materiale opaco. Un attivo che si ossida a contatto con l'aria chiede un sistema airless, cioè un meccanismo che impedisce all'ossigeno di rientrare a ogni erogazione. Una texture ricca chiede un'apertura larga, una fluida chiede un contagocce che dosi senza sprecare. E tutto deve restare compatibile: certi oli essenziali attaccano certe plastiche, certe formule cambiano se il tappo non chiude come deve.

Niente di tutto questo si vede soppesando un vasetto. Un flacone airless leggerissimo può proteggere una vitamina C molto meglio di un vasetto di vetro spesso un centimetro che si apre e si richiude ogni mattina lasciando entrare aria.

Il peso, insomma, non è un indizio di qualità. È semplicemente l'informazione più facile da percepire, e per questo l'abbiamo scambiata per la più importante.

La parte scomoda: alleggerire non è automaticamente meglio

Qui devo essere onesta anche nell'altra direzione, perché la retorica opposta sta già arrivando ed è altrettanto imprecisa.

Togliere materiale non è un merito in sé. Se assottiglio un contenitore e la formula si degrada prima, ho spostato lo spreco: meno plastica, più prodotto buttato. Se elimino un astuccio che serviva a proteggere durante il trasporto, avrò più resi e più spedizioni. Se sostituisco la plastica con il vetro senza pensarci, ho un materiale riciclabile ma molto più pesante da trasportare, e l'impatto si sposta sulla logistica.

Anche il refill, che sulla carta è la soluzione elegante, ha senso solo se viene davvero riutilizzato abbastanza volte. Un sistema ricaricabile usato una volta sola è semplicemente due imballaggi invece di uno.

Non esiste una risposta universale. Esiste il ciclo di vita, e la funzione che quel contenitore deve svolgere.

Perché "packaging sostenibile" non vuol dire niente

È la frase che vedo più spesso, ed è quella che dice meno. Sostenibile rispetto a cosa? In quale parte? Misurato come?

Le affermazioni che mi convincono sono sempre più noiose e più circoscritte: questa percentuale di materiale riciclato, in questo componente, queste parti si separano così. Il nuovo regolamento va esattamente in questa direzione, chiedendo che i claim ambientali siano documentati e specifichino a cosa si riferiscono. È una buona notizia, anche se rende la comunicazione meno spettacolare.

C'è poi una parola che continuiamo a usare male, e la uso male anch'io quando non sto attenta: riciclabile. Riciclabile non significa "verrà riciclato". Significa che è progettato per poterlo essere. Se poi nel tuo comune quel materiale non viene raccolto, o se le parti non si separano e finisce tutto nell'indifferenziato, il progetto resta sulla carta. Una parte del risultato non dipende da chi produce: dipende da chi butta.

Cosa abbiamo fatto noi, e cosa non abbiamo ancora fatto

Non voglio usare questo spazio per raccontare che siamo già arrivati, perché non è vero.

Abbiamo eliminato i packaging secondari che non servivano, siamo passati alle borse in carta riciclata, stiamo testando materiali più leggeri. Sono scelte che in alcuni casi ci sono costate: un astuccio in meno significa un prodotto che a scaffale sembra meno importante di quello accanto, e in un mercato dove il peso comunica pregio non è una decisione neutra.

Quello che non abbiamo ancora risolto è la parte difficile, ed è la stessa per tutti: i sistemi di erogazione. Una pompa o un airless sono fatti di più materiali, spesso molto diversi fra loro, e separarli è complicato. Sono anche i componenti che proteggono meglio la formula. Sostituirli con qualcosa di più semplice è possibile solo se non peggioro il prodotto, e finora, su alcune formule, non ci siamo riusciti senza perdere qualcosa. Preferisco dirlo che far finta.

Le domande che porterei in farmacia

Se dovessi tradurre tutto questo in qualcosa di pratico, cambierei le domande che ci facciamo davanti a una confezione. Non "è bella?" e nemmeno "sembra sostenibile?", ma:

  • quanto materiale usa, e c'è una ragione per la parte in più?
  • protegge davvero la formula che contiene?
  • le parti si separano, e nel mio comune vengono raccolte?
  • il claim che leggo dice qualcosa di verificabile o è una parola gentile?
  • riesco a usare il prodotto fino in fondo, o resta un residuo che butto?

L'ultima è quella che mi sta più a cuore, e viene quasi sempre dimenticata. Un contenitore che non ti fa arrivare all'ultima dose è uno spreco che paghi due volte: come materia e come prodotto.

Dove voglio arrivare

Non credo che il nuovo regolamento renderà improvvisamente tutto più sobrio, e non credo nemmeno che debba. La bellezza di un oggetto che tieni in bagno tutti i giorni conta, e chi lavora in questo settore lo sa.

Quello che mi auguro è più semplice: che smettiamo di far coincidere il pregio con la quantità di materia. Un packaging fatto bene non è quello che pesa di più. È quello che usa esattamente ciò che serve per proteggere quello che c'è dentro, e non un grammo in più per convincerti che dentro ci sia di più.

Se la parte normativa ti interessa nel dettaglio, l'abbiamo analizzata in un articolo dedicato al Regolamento UE 2025/40, con il calendario completo delle scadenze. Il percorso che stiamo seguendo noi è raccontato nella pagina sul packaging verso il 2030.

Elisa

Le fonti di questo articolo

  • Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, applicabile dal 12 agosto 2026.
  • Eurostat, statistiche sui rifiuti da imballaggio, dati 2023 pubblicati il 22 ottobre 2025.
  • Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici.

Sul sito: Regolamento UE 2025/40 · il packaging LeLang verso il 2030 · scadenza dei cosmetici e PAO

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