Il 2 febbraio il comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori ha valutato tre analoghi delle prostaglandine usati nei sieri per ciglia. Non ne ha potuto dichiarare sicuro nemmeno uno. Non è un divieto, ed è esattamente questa la parte che nessuno sta spiegando.
La distinzione non è un cavillo: il comitato non ha dimostrato che questi sieri facciano venire tumori o danni riproduttivi. Ha detto una cosa diversa e altrettanto seria, cioè che i dati presentati dalle aziende non bastano a dimostrare che siano sicuri. Fra « non è provato che faccia male » e « è provato che sia sicuro » c'è tutto lo spazio in cui questi prodotti stanno vendendo.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Un prima e dopo molto evidente non è una buona notizia di per sé. Quando un cosmetico modifica in modo visibile un processo biologico, la domanda giusta non è se funziona: è attraverso quale meccanismo, e con quali prove.
Langhe, 23 agosto 2026
Una storia che comincia in oftalmologia
L'associazione fra prostaglandine e crescita delle ciglia non nasce nel laboratorio di un'azienda cosmetica. Nasce da un effetto osservato durante l'uso di colliri sviluppati per abbassare la pressione dentro l'occhio, nel trattamento del glaucoma.
Fra i cambiamenti riportati da chi seguiva quelle terapie comparivano ciglia più lunghe, più spesse, più numerose e più scure. Quello che era un effetto collaterale diventa a un certo punto il risultato cercato: nel 2008 la Food and Drug Administration statunitense approva il bimatoprost allo 0,03% come medicinale per l'ipotricosi delle ciglia.
Questa origine conta per due ragioni opposte, e vanno tenute insieme.
La prima è che l'effetto sulla crescita non è una percezione soggettiva né un merito del fotografo: nel caso del bimatoprost è sostenuto da un'attività farmacologica e da studi condotti per registrare un farmaco.
La seconda è che nulla di tutto questo si trasferisce automaticamente a un siero cosmetico. Gli analoghi valutati in Europa sono molecole diverse, a concentrazioni diverse, sostenute da dossier diversi. Dire « prostaglandine » come se fossero una cosa sola è impreciso; ma trattarle come normali ingredienti di bellezza privi di attività biologica lo è molto di più.
Perché questi sieri sono diventati così popolari
Ci sono quattro ragioni, e sono tutte comprensibili.
Il risultato è visibile. La zona delle ciglia si presta ai confronti fotografici come poche altre. Un cambio di lunghezza si mostra in un secondo; il miglioramento graduale di una barriera cutanea no.
Il gesto è semplice. Un'applicazione la sera lungo la rima ciliare sembra meno impegnativa di un trattamento professionale, e la semplicità favorisce la costanza.
Il linguaggio è ambiguo. « Eyelash serum », « lash enhancer », « conditioning treatment » sembrano varianti della stessa cosa. Non dicono se la formula si limita a condizionare il fusto o se contiene una sostanza capace di interferire con il ciclo del pelo.
Il confine fra cosmetico e farmacologico non è intuitivo. Se un prodotto è venduto come cosmetico, si dà per scontato che agisca in superficie e che il rischio sia modesto. È proprio questa semplificazione che il parere europeo mette in discussione: una sostanza può stare dentro un cosmetico e avere un'attività farmacologica potente anche a dosi bassissime.
Che cosa ha concluso il comitato europeo
Il 2 febbraio 2026 lo Scientific Committee on Consumer Safety, il comitato indipendente che valuta i rischi degli ingredienti cosmetici per la Commissione europea, ha adottato il parere finale SCCS/1680/25 sugli analoghi delle prostaglandine destinati a prodotti per ciglia e sopracciglia. È stato pubblicato il 10 febbraio.
Il dossier riguardava tre sostanze proposte a concentrazioni molto basse:
- Ethyl Tafluprostamide, fino allo 0,018%;
- Methylamido-Dihydro-Noralfaprostal, fino allo 0,03%;
- Isopropyl Cloprostenate, fino allo 0,005%.
Attenzione ai nomi, perché chi va a cercare il documento rischia di non ritrovarli. Le stesse tre molecole compaiono con due nomenclature diverse: l'Ethyl Tafluprostamide è il Dechloro Dihydroxy Difluoro Ethylcloprostenolamide, abbreviato DDDE, e il Methylamido-Dihydro-Noralfaprostal è indicato anche come Norbimatoprost. È un dettaglio tecnico che diventa un problema pratico: il nome che leggi in etichetta e il nome sotto cui la sostanza è stata valutata possono non coincidere.
La conclusione è netta: nessuna delle tre può essere considerata sicura, sulla base delle informazioni presentate, per l'impiego in cosmetici destinati a promuovere la crescita di ciglia e sopracciglia.
Il motivo non è una diffidenza generica verso gli ingredienti « forti ». Il comitato indica due questioni precise: la potente attività farmacologica di queste sostanze anche a basse concentrazioni, e l'assenza di dati sufficienti a escludere effetti di tossicità riproduttiva e dello sviluppo. Su questo secondo punto aggiunge un'osservazione che pesa: una parte importante di chi usa questi prodotti è in età fertile.
C'è poi una distinzione che va riportata per intero, perché nei titoli sparisce sempre. I dati disponibili non hanno mostrato un potenziale genotossico per le tre sostanze, quindi non è stata sollevata una preoccupazione di cancerogenicità genotossica. Ma in mancanza di studi adeguati sulla cancerogenicità, il comitato afferma di non poter escludere quella non genotossica. Non è la stessa cosa che dire « provoca il cancro ». È dire « non abbiamo gli strumenti per escluderlo ».
Un parere scientifico non è un divieto
Questo passaggio va capito bene, ed è il primo che salta quando la notizia arriva sui social.
Il comitato fa la valutazione scientifica del rischio. Le decisioni normative, cioè le eventuali modifiche agli allegati del Regolamento cosmetico, spettano alla Commissione europea, che gestisce il rischio in un passaggio successivo e separato.
Quindi il parere del 2 febbraio non è, da solo, un divieto già operativo su ogni siero in commercio. È però un segnale regolatorio molto pesante: l'autorità scientifica europea, guardando i dossier presentati, non ha trovato una concentrazione che potesse dichiarare sicura per l'uso cosmetico proposto.
«In medicina questi rischi si accettano perché la terapia serve e il paziente viene informato. In un cosmetico non serve niente e non informa nessuno.»
La Francia ha già un caso documentato
Mentre l'Europa valutava i dossier, un'agenzia nazionale registrava un caso concreto, ed è la parte che mi ha colpita di più.
Nel febbraio 2025 l'agenzia francese per la sicurezza sanitaria è stata allertata attraverso il proprio sistema di cosmetovigilanza dalla segnalazione di una giovane donna: dopo cinque mesi di applicazione quotidiana alla base delle ciglia superiori, l'occhio sinistro era diventato nettamente più scuro, e c'era una perdita di grasso attorno a entrambi gli occhi che le accentuava le occhiaie. L'analisi del prodotto ha confermato la presenza di isopropyl cloprostenate.
Il bollettino di cosmetovigilanza di dicembre 2025 ricorda che questi effetti sono noti nella terapia del glaucoma — lo scurimento irreversibile dell'iride, l'irritazione cronica, la fusione del grasso periorbitario, che riguarda quasi il 10% dei pazienti trattati con quei colliri.
E qui arriva il ragionamento che secondo me vale l'intera vicenda. In ambito medico quei rischi sono considerati accettabili per due motivi: il trattamento è indispensabile, e il paziente ne viene informato dal medico e dal foglietto illustrativo. Su un cosmetico venduto per avere le ciglia più lunghe non vale né il primo motivo né il secondo. Non c'è una necessità terapeutica che giustifichi il rischio, e sulla confezione quegli effetti non sono scritti da nessuna parte.
Che cosa è dimostrato, che cosa è plausibile, che cosa resta da verificare
Provo a mettere ordine, perché su questo tema si fa una confusione enorme fra i tre piani.
Dimostrato
- Il bimatoprost come medicinale aumenta crescita, spessore e pigmentazione delle ciglia.
- Le prostaglandine e i loro analoghi hanno attività biologica nella zona oculare e perioculare.
- Il comitato europeo non ha potuto considerare sicuri i tre analoghi valutati, alle concentrazioni proposte, sulla base dei dati ricevuti.
- Esiste almeno un caso documentato da un'autorità nazionale con scurimento dell'iride e perdita di grasso periorbitario dopo uso cosmetico.
Plausibile, ma non trasferibile in automatico
- Gli effetti osservati con i farmaci oftalmici della stessa area sono segnali utili per valutare anche gli analoghi cosmetici, ma molecola, dose, veicolo e modalità di applicazione cambiano il quadro.
- Un prodotto che mostra una crescita molto evidente potrebbe contenere una sostanza biologicamente attiva. Il risultato fotografico da solo non permette di identificarla.
Ancora da verificare
- Il profilo di rischio reale di ogni singolo siero nell'uso quotidiano.
- La frequenza degli effetti indesiderati per i diversi analoghi, alle concentrazioni effettivamente usate.
- La sicurezza a lungo termine delle sostanze per cui mancano dati adeguati.
- L'efficacia dei sieri « prostaglandin free »: quella dicitura esclude una categoria, non dimostra che il prodotto faccia crescere le ciglia. È lo stesso meccanismo del « senza » di cui ho scritto a proposito dei solari.
Come si legge un siero per ciglia senza farsi guidare dal claim
Il primo passo è separare tre domande che vengono sempre confuse.
- Il prodotto rende le ciglia più morbide, lucide e meno soggette a rottura?
- Esistono dati sulla formula finita che mostrano un aumento misurabile della crescita?
- Contiene una sostanza ad attività farmacologica o un suo analogo?
Un claim come « ciglia dall'aspetto più folto » può dipendere semplicemente da un effetto condizionante o da una minore rottura. Non equivale a una modifica del ciclo di crescita, e non deve suggerirlo.
Poi si legge l'INCI per esteso, cercando i nomi completi e non solo le parole familiari. Isopropyl Cloprostenate, Methylamido-Dihydro-Noralfaprostal, Ethyl Tafluprostamide: sono nomi lunghi e poco intuitivi, e la lunghezza non indica di per sé pericolosità. Serve però a identificare l'ingrediente, che è il primo diritto di chi compra.
Se compaiono irritazione, arrossamento persistente, variazioni di pigmentazione o cambiamenti nella zona intorno all'occhio, la scelta prudente è sospendere e rivolgersi a un medico. Chi usa farmaci per il glaucoma o altre patologie oculari non dovrebbe sovrapporre nulla di propria iniziativa.
La mia lettura, da chi formula
Questa storia mi interessa perché mostra bene quanto sia limitante giudicare un cosmetico dal risultato visibile.
Quando vedo un prima e dopo sorprendente, la prima domanda non è « funziona? ». È: attraverso quale meccanismo, con quali dati, e con quale margine di sicurezza. Nel mio lavoro guardo la formula completa, la concentrazione, la zona di applicazione, la frequenza d'uso e la qualità delle prove. Sul contorno occhi, che è la pelle più sottile del viso, questo metodo conta il doppio.
E non considero l'esperienza personale una prova. Provare un prodotto dice qualcosa su texture, comfort e praticità; non può escludere effetti rari, conseguenze a lungo termine o questioni riproduttive. In casi come questo il dato regolatorio deve pesare più dell'impressione individuale, e molto più del video virale.
In conclusione
I sieri per ciglia non sono tutti uguali. Alcuni si comportano come trattamenti condizionanti, altri sostengono l'aspetto delle ciglia con attivi cosmetici, altri ancora contengono analoghi delle prostaglandine con un'attività che confina con il territorio farmacologico.
Il parere europeo non autorizza a dire che ogni siero per ciglia sia pericoloso, né che ogni alternativa sia automaticamente efficace e sicura. Dice qualcosa di più utile: per tre analoghi specifici i dati forniti non sono bastati a dimostrare la sicurezza dell'impiego cosmetico proposto, e un'attività farmacologica a dosi così basse richiede una valutazione particolarmente rigorosa.
Per chi compra la lezione è semplice, e vale ben oltre le ciglia: non fermarsi al prima e dopo. La crescita può essere un risultato desiderabile. Ma quando un cosmetico modifica in modo evidente un processo biologico, vale sempre la pena chiedersi non soltanto se funzioni, ma come, e con quali prove.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Scientific Committee on Consumer Safety, Final Opinion on Prostaglandin Analogues: Methylamido-Dihydro-Noralfaprostal (MDN), Isopropyl Cloprostenate (IPCP), Dechloro Dihydroxy Difluoro Ethylcloprostenolamide (DDDE), SCCS/1680/25, adottato il 2 febbraio 2026 e pubblicato il 10 febbraio 2026
02 SCCS, parere preliminare SCCS/1635/21 sulle prostaglandine e i loro analoghi nei prodotti cosmetici
03 ANSES, Vigil'Anses n. 27, bollettino di cosmetovigilanza, dicembre 2025 · comunicazione dell'11 dicembre 2025 sui sieri per la crescita delle ciglia
04 U.S. Food and Drug Administration, prescribing information del bimatoprost 0,03% per l'ipotricosi delle ciglia, revisione luglio 2017, e del bimatoprost oftalmico 0,03%, revisione marzo 2022
05 Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici
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