Uno studio pubblicato l'11 agosto 2026 sulla rivista Environment & Health dell'American Chemical Society ha analizzato 113 prodotti per la cura della persona e per la pulizia della casa venduti negli Stati Uniti. Nel 98% dei casi ha trovato almeno una sostanza che in etichetta non c'era. Nell'85% almeno una associata a un pericolo noto o sospetto. In pochi giorni il dato è diventato un titolo: quasi tutti i cosmetici nascondono qualcosa.
Il numero è reale. È la sua traduzione che non lo è. Quello studio non ha confrontato ingredienti con ingredienti: ha confrontato i nomi scritti in etichetta con le molecole rilevabili in laboratorio, che sono due unità di misura diverse. Il dato davvero serio non è il 98%. È il 26% di prodotti che contraddicevano le promesse stampate sulla loro stessa confezione.
[INDICE:h2]

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Ridimensionare un titolo allarmistico non vuol dire difendere l'industria. Vuol dire togliere di mezzo il rumore, per poter guardare il problema che c'è davvero.
Langhe, 18 agosto 2026
Che cosa hanno fatto, in concreto
I ricercatori hanno usato una analisi non mirata. Nei controlli tradizionali si cerca una lista di sostanze decisa in partenza; qui invece lo strumento registra tutto ciò che riesce a vedere e solo dopo si prova a dare un nome ai segnali.
Il metodo impiegato è una gascromatografia bidimensionale accoppiata alla spettrometria di massa, con un supporto di apprendimento automatico per l'identificazione. Sono stati registrati 3.141 segnali chimici distinti, dei quali 303 hanno ricevuto un'identificazione confermata, probabile o soltanto tentativa.
Quella scala di confidenza è la prima cosa che i titoli hanno buttato via. Un picco su un cromatogramma non è automaticamente una sostanza identificata con certezza, e su 3.141 segnali meno di un decimo ha un nome, con gradi di sicurezza diversi fra loro.
Sedici nomi in etichetta e 51 molecole in provetta non sono la stessa cosa
Il confronto che ha generato il titolo è questo: in media 16 ingredienti dichiarati contro 51 sostanze rilevate. Tre volte tanto. Sembra la prova di un occultamento.
In realtà le due cifre non sono confrontabili, e chi formula lo sa benissimo. L'INCI elenca gli ingredienti che il formulatore mette dentro; il laboratorio rileva le molecole che quegli ingredienti contengono. Un estratto vegetale è un ingrediente solo, e in etichetta occupa una riga: dentro può avere centinaia di molecole diverse, perché è una pianta. Una profumazione è una riga sola, e dentro ne ha decine.
A questo si aggiungono le tracce che arrivano dalle materie prime, i residui tecnicamente inevitabili, le molecole che nascono dalla degradazione o dall'interazione fra ingredienti, e ciò che migra dal contenitore. Nulla di tutto questo è un ingrediente aggiunto di nascosto. Gli autori stessi lo scrivono: le differenze possono venire da materie prime, attrezzature, lavorazione, stoccaggio, packaging, reazioni chimiche o cambi di fornitore.
«Un'etichetta racconta la formula che qualcuno ha deciso. Un'analisi sensibile fotografa anche tutto ciò che è entrato per altre strade.»
Pericoloso e rischioso non sono sinonimi
L'85% dei prodotti conteneva almeno una sostanza non dichiarata associata a un pericolo noto o sospetto. È il dato che spaventa di più, ed è anche quello che va letto con più attenzione.
Il pericolo è la capacità intrinseca di una sostanza di fare danno in certe condizioni. Il rischio dipende dalla dose, dalla via di contatto, dalla frequenza, dalla durata e da quanto ne viene effettivamente assorbito. Sono due domande diverse, e solo la seconda riguarda la persona che usa il prodotto.
Lo studio ha rilevato presenze, non quantità precise: le stime erano semiquantitative. Non ha misurato quanta parte di quelle sostanze attraversasse la pelle, e non ha osservato nessun effetto sulla salute di nessuno. Dice che c'erano. Non dice quanto, né con quali conseguenze.
Il che non autorizza il movimento opposto, cioè liquidare tutto come irrilevante. Una traccia minima conta eccome se la sostanza è vietata, se è sensibilizzante o se tende ad accumularsi. Semplicemente: per saperlo servono numeri che questo studio non aveva l'obiettivo di produrre.
Il dato che avrei messo nel titolo io
Non il 98%. Il 26%: più di un prodotto su quattro conteneva sostanze che contraddicevano direttamente le dichiarazioni sulla confezione. Prodotti “senza ftalati” con dentro ftalati. Prodotti presentati come naturali o “non tossici” con contaminanti di sintesi. Complessivamente il 57,5% non ha superato la verifica sui contaminanti non dichiarati.
Qui non c'è nessuna ambiguità di unità di misura. Chi compra un prodotto che promette l'assenza di qualcosa compra una promessa sul prodotto finito, non sulle buone intenzioni della formula di partenza. L'origine può essere accidentale — quasi sempre lo è — ma se dichiari un'assenza, quell'assenza va verificata anche in uscita, non solo sulla carta del fornitore.
È la ragione per cui, nel mio lavoro, diffido delle comunicazioni costruite sulle negazioni. Una formula si giudica per quello che contiene e per come è stata controllata, non per la lista di ciò che dichiara di non avere. Ne avevo scritto parlando di come la paura della chimica sia arrivata fino ai solari: è lo stesso meccanismo, visto dall'altro lato.
Tre limiti che nei titoli non compaiono
- I prodotti sono stati acquistati nel 2021 e nel 2022. I dati escono oggi ma fotografano scaffali di quattro o cinque anni fa. In quel periodo diverse formule sono state riviste, e alcune normative pure. Non lo dice quasi nessuno.
- Non è un campione rappresentativo. Centotredici prodotti scelti per coprire categorie diverse non descrivono un mercato intero, e tanto meno un mercato diverso da quello in cui sono stati comprati.
- Non sono solo cosmetici. Nel campione ci sono anche detergenti per la casa e per il bucato, che hanno usi, esposizioni e regole differenti. Il titolo “il 98% dei cosmetici” riscrive il campione originale.
Aggiungo che i nomi dei prodotti non sono stati pubblicati e dovrebbero arrivare in un rapporto successivo. Al momento non è quindi possibile verificare quale formula abbia prodotto quale risultato, ed è tempo perso provare a indovinare i marchi coinvolti.
Perché quei numeri non si trasferiscono all'Europa così come sono
Negli Stati Uniti la lista degli ingredienti è obbligatoria, ma le composizioni profumanti possono essere dichiarate in blocco sotto un unico termine, ed esistono margini per gli ingredienti incidentali e per il segreto commerciale.
In Europa il Regolamento (CE) 1223/2009 impone una persona responsabile, una valutazione della sicurezza firmata, un fascicolo informativo del prodotto e le buone pratiche di fabbricazione. Nemmeno qui, però, l'etichetta contiene ogni molecola rilevabile: la profumazione compare come parfum, e i singoli allergeni vanno indicati quando superano le soglie previste. Le impurità tecnicamente inevitabili non sono ingredienti intenzionali, ma devono essere compatibili con la sicurezza del prodotto.
Non sto dicendo che un continente sia perfetto e l'altro no. Sto dicendo che una percentuale ottenuta su prodotti comprati in un altro mercato, con altre regole di etichettatura, non descrive automaticamente quello che hai in bagno.
Cosa cambia davvero, per chi compra
Niente che riguardi il buttare via i prodotti che stai usando: non c'è nessun risultato, in questo studio, che lo giustifichi. Cambia semmai il criterio con cui si legge una confezione.
- Una lista corta non è automaticamente più sicura, e una lunga non è automaticamente peggiore.
- Le app che danno un voto al singolo ingrediente non valutano né la concentrazione né la formula nel suo insieme: rispondono a una domanda diversa da quella che ti stai facendo.
- I claim assoluti — “naturale”, “clean”, “non tossico” — non sono definizioni regolamentate. Quando sostituiscono la spiegazione, meritano più diffidenza di un nome chimico lungo.
- Se la tua pelle reagisce, il dato utile non è sull'etichetta: è nella tua reazione. Sospendi, torna a una routine minima e reintroduci un prodotto alla volta.
Su una pelle che si irrita spesso, tra l'altro, la variabile che pesa di più non è quasi mai un contaminante in traccia: è la profumazione, che resta la prima causa di sensibilizzazione da contatto in cosmetica. È il motivo per cui una crema per pelli reattive si costruisce togliendo, non aggiungendo.
NUTRALIGHT SENSITIVE Crema viso lenitiva e riparatrice con acqua termale delle Alpi piemontesi – ideale per pelli sensibili e reattive Le... Scopri NUTRALIGHT SENSITIVE
La parte che mi riguarda da vicino
Questo studio non rafforza la paura della chimica. Rafforza qualcosa di molto meno spettacolare e molto più utile: la necessità di conoscere la propria filiera.
Quando lavoro su una formula, l'INCI è l'ultima cosa che si scrive. Prima ci sono le specifiche delle materie prime, la documentazione di chi le fornisce, la purezza dichiarata e la sua costanza fra un lotto e l'altro, la compatibilità con il contenitore, i test di stabilità. Uno stesso ingrediente non è la stessa cosa a seconda di origine, processo ed eventuale cambio di fornitore — ed è esattamente il punto in cui questo studio, al netto dei titoli, ha ragione.
È lo stesso ragionamento con cui scelgo gli attivi delle formule LeLang: la domanda non è mai se un ingrediente sia buono in astratto, ma quale versione, da chi, con quali controlli.
E qui c'è la ragione per cui abbiamo scelto la farmacia e non un altro canale: perché è il posto dove qualcuno può leggere un'etichetta insieme a te e dirti quale parte conta per la tua pelle. Nelle farmacie che distribuiscono LeLang puoi portare anche i prodotti che usi già e farteli guardare: è una domanda che nessuna app può risolvere al posto tuo.
Cosa penso davvero
Che la domanda giusta non sia “possiamo ancora fidarci dei cosmetici?”, che è una domanda che non porta da nessuna parte. La domanda giusta è quanto sia completo il controllo del prodotto finito, oltre alla correttezza della formula sulla carta.
È una domanda meno spaventosa e molto più scomoda, perché chiama in causa chi produce invece di spaventare chi compra. Le analisi non mirate non sostituiranno i controlli tradizionali e da sole non valutano nessun rischio, ma come strumento di sorveglianza — per accorgersi di quello che non si stava cercando — sono la cosa più interessante uscita da questa ricerca. Molto più del 98%.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Schultz K. et al., Hidden Hazards: Nontargeted Chemical Analysis Reveals Widespread Contaminants and Mislabeling in Personal Care and Cleaning Products, Environment & Health, American Chemical Society, pubblicato l'11 agosto 2026
02 Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici
03 Regolamento (UE) n. 655/2013 sui criteri comuni per le dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici
04 Commissione europea, disposizioni sull'indicazione in etichetta degli allergeni delle composizioni profumanti
05 Food and Drug Administration, guida all'etichettatura dei prodotti cosmetici negli Stati Uniti
Sul sito: la paura della chimica nelle creme solari · la guida agli ingredienti cosmetici · che cos'è la pelle sensibile

