Esposoma cutaneo: gli otto fattori esterni che invecchiano la pelle
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Esposoma cutaneo: gli otto fattori esterni che invecchiano la pelle

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

Nel 2017 un gruppo di dermatologi ha preso in prestito dall'epidemiologia una parola per descrivere tutto ciò che invecchia la pelle dall'esterno: esposoma. Non è un termine di marketing, è una lista, e serve a mettere in fila fattori che di solito vengono citati alla rinfusa.

L'esposoma cutaneo è l'insieme delle esposizioni ambientali che una pelle accumula nel corso di una vita. Il punto non è elencarle. Il punto è che non pesano allo stesso modo e che su ciascuna si interviene in modo diverso: qui trovate la gerarchia, mentre il quadro generale è nell'articolo sull'invecchiamento cutaneo.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Perché serviva una parola nuova

Per decenni l'invecchiamento della pelle è stato diviso in due: quello cronologico, scritto nel DNA, e quello indotto dal sole. Una semplificazione comoda che lasciava fuori troppe cose, dal fumo alla qualità del sonno.

L'esposoma serve a tenere insieme quelle cose. La stima ricorrente nella letteratura è che la parte ambientale spieghi circa l'80% dei segni visibili sul viso, contro un 20% di genetica. È un rapporto che va preso come ordine di grandezza, non come misura di precisione, ma la direzione è chiara: quasi tutto quello che si vede allo specchio dipende da esposizioni, non da eredità.

Gli otto fattori, uno per uno

  1. Radiazione solare. Non solo UVB e UVA: anche la luce visibile e l'infrarosso contribuiscono, e sulle pelli scure la luce visibile pesa sulla pigmentazione più di quanto si credesse.
  2. Inquinamento atmosferico. Particolato fine, idrocarburi policiclici aromatici e ozono. Le particelle più piccole si depositano sulla superficie e generano stress ossidativo; l'ozono, che non penetra, ossida i lipidi della barriera dall'esterno.
  3. Fumo di tabacco. Il fattore con il rapporto danno/abitudine peggiore di tutta la lista. Agisce sull'ossigenazione, sulla degradazione del collagene e sulla riparazione dei tessuti.
  4. Alimentazione. Non nel senso dei cibi miracolosi. Nel senso del carico di zuccheri, che alimenta la glicazione delle fibre di sostegno, e dell'apporto di antiossidanti con la dieta.
  5. Temperatura. Il calore, anche senza raggi UV, attiva enzimi che degradano il collagene; il freddo e gli sbalzi mettono sotto pressione la barriera lipidica. Chi lavora davanti a un forno o a una fonte di calore lo vede sul viso.
  6. Sonno. È il fattore che viene citato per ultimo e che ha più studi di quanto si pensi: la qualità del riposo si associa a una peggiore funzione barriera e a un recupero più lento dopo un danno.
  7. Stress psicologico. Passa dal cortisolo e da mediatori dell'infiammazione, con effetti misurabili su rossore, sebo e riparazione. Ne ho scritto parlando di pelle spenta da stress.
  8. Cosmetici e detergenti. Sì, anche loro. Una detersione aggressiva ripetuta due volte al giorno per vent'anni è un'esposizione ambientale a tutti gli effetti, e questa è l'unica voce della lista su cui decidete voi al 100%.

La gerarchia: non pesano allo stesso modo

Bisogna distinguere, altrimenti si finisce per comprare un siero anti-inquinamento e continuare a uscire senza protezione solare.

  1. Primo livello: sole e fumo. Sono gli unici due fattori per cui l'evidenza è massiccia, coerente e quantificata. Tutto il resto viene dopo, a distanza.
  2. Secondo livello: inquinamento e alimentazione. Effetti reali, documentati su popolazioni, ma di entità minore e più lenti a manifestarsi.
  3. Terzo livello: temperatura, sonno, stress, cosmetici. Contano, e contano soprattutto in chi ha già una pelle reattiva o una barriera fragile, dove diventano il fattore che decide se la giornata va bene o male.

Chi vive in città e teme l'inquinamento di solito sottovaluta il primo livello. È lo stesso errore che vedo fare al contrario da chi si protegge solo al mare.

Cosa può fare un cosmetico, fattore per fattore

Fattore Cosa fa un cosmetico
Radiazione solare Molto: è l'unico caso in cui un prodotto blocca il fattore prima che arrivi
Inquinamento Qualcosa: la detersione rimuove i depositi, gli antiossidanti limitano i danni a valle
Fumo Niente sul fattore, poco sui danni. Qui la crema non è lo strumento
Alimentazione Niente sul fattore; a valle si può lavorare sui prodotti della glicazione
Temperatura e freddo Molto sulla conseguenza: proteggere e ricostruire la barriera lipidica
Sonno e stress Sui segni sì, sulla causa no. Nessuna crema sostituisce sette ore di sonno
Cosmetici e detergenti Tutto: qui il cosmetico è il fattore, quindi basta sceglierlo meglio

Un cosmetico agisce sulla superficie e sugli strati superficiali della pelle e non tratta alcuna condizione clinica, secondo il Regolamento CE 1223/2009 e il Regolamento UE 655/2013. Per smettere di fumare, per un disturbo del sonno o per una condizione della pelle che non migliora, la strada è il medico, non lo scaffale.

Da dove si comincia davvero

In ordine, e senza scorciatoie: fotoprotezione quotidiana tutto l'anno, non solo d'estate; detersione non aggressiva; una difesa antiossidante al mattino, che è il modo in cui un cosmetico lavora sui fattori che non può bloccare.

I primi due punti non si comprano: si fanno. Il terzo è quello su cui una formula ben costruita fa la differenza, ed è anche l'unico dove ha senso spendere.

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Le fonti di questo articolo

  1. Krutmann J., Bouloc A., Sore G., Bernard B.A., Passeron T. (2017). "The skin aging exposome". Journal of Dermatological Science, vol. 85, n. 3, pp. 152-161.
  2. Vierkötter A. et al. (2010). "Airborne particle exposure and extrinsic skin aging". Journal of Investigative Dermatology, vol. 130, n. 12, pp. 2719-2726. Studio di coorte su popolazione femminile.
  3. Oyetakin-White P. et al. (2015). "Does poor sleep quality affect skin ageing?". Clinical and Experimental Dermatology, vol. 40, n. 1, pp. 17-22.
  4. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici.
  5. Regolamento (UE) n. 655/2013 della Commissione, criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici.

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