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Viene spesso ripetuto che non esiste un prodotto cosmetico adatto a tutti, e il motivo è semplice: ogni pelle è diversa. La pelle è l'organo più esteso del corpo e fa da schermo agli agenti esterni, ma è anche soggetta ad aggressioni che arrivano dall'interno — stress, alimentazione squilibrata, poche ore di sonno.
Conoscere il proprio tipo di pelle serve a sapere come risponde ai diversi principi attivi e quali evitare. Ma attenzione a una premessa: i tipi di pelle non vanno confusi con i problemi dermatologici. Una condizione come l'acne o la dermatite può presentarsi su qualsiasi tipo di pelle. Esistono predisposizioni — le pelli sensibili si irritano più facilmente — ma non corrispondenze automatiche.
Se stai partendo da zero, prima ancora di individuare il tuo tipo di pelle vale la pena chiarire che cosa comprende davvero una routine e in che ordine vanno i passaggi: lo spieghiamo nell'articolo su skincare: significato e da dove iniziare.
Come capire che tipo di pelle hai
Il modo più semplice è il test della salvietta. Deterge il viso con un prodotto delicato, asciuga tamponando e non applicare nulla. Aspetta due ore, poi premi una salvietta di carta velina su fronte, naso, mento e guance. Se resta unta ovunque la pelle è grassa; se è unta solo sulla zona T è mista; se non c'è traccia di sebo e il viso tira è secca; se non c'è unto ma nemmeno sensazione di tensione è normale. La sensibilità è una caratteristica a sé: si valuta dalla reattività, non dal sebo.
Due avvertenze rendono il test attendibile. La prima: va fatto lontano dalla doccia calda e da qualsiasi trattamento esfoliante, che alterano temporaneamente la produzione di sebo. La seconda: va ripetuto in stagioni diverse. La stessa persona può risultare mista a luglio e secca a gennaio, e non è un errore del test — è la pelle che cambia davvero.
Se preferisci farti guidare, abbiamo un quiz sul tipo di pelle che arriva allo stesso risultato in qualche domanda.
Le cinque tipologie principali
Dal punto di vista cosmetico la pelle viene classificata in base all'equilibrio tra secrezione sebacea, idratazione e livello di sensibilità:
- Pelle normale
- Pelle mista
- Pelle sensibile
- Pelle grassa
- Pelle secca
È perfettamente normale riconoscersi in più di una categoria, e le esigenze cambiano con l'età, la stagione e il luogo in cui si vive.
Esiste anche una classificazione diversa e complementare: lo skin prototyping, che descrive come la pelle reagisce al sole. Il metodo più usato è la scala Fitzpatrick, descritta per la prima volta nel 1975, che distingue sei fototipi dal più chiaro al più scuro. Serve a stabilire il fattore di protezione solare adeguato ed è uno strumento di prevenzione, non un giudizio estetico.
Oltre alle cinque tipologie esistono condizioni più specifiche — pelle matura, asfittica, ispessita — che non sempre coincidono con le categorie principali.

Perché i cinque tipi sono una semplificazione (e cosa usano i professionisti)
Le cinque categorie sono comode, ma non nascono da una misurazione: nascono da quello che si riesce a vedere a occhio nudo. E a occhio nudo si valutano solo due cose — quanto sebo c'è in superficie e quanto la pelle appare ruvida o desquamata. Il terzo parametro, cioè quanta acqua contiene lo strato corneo, non è visibile.
In cosmetologia la pelle si descrive con tre criteri indipendenti fra loro:
- Contenuto d'acqua: pelle idratata o disidratata.
- Contenuto lipidico: pelle grassa, fino alla seborroica, oppure alipidica, cioè povera di lipidi di superficie.
- Stato strutturale dello strato corneo: pelle liscia, quando i corneociti si staccano in piccoli gruppi invisibili, oppure ruvida e desquamante, quando la coesione fra corneociti aumenta e le squame diventano visibili a occhio nudo.
Sono tre assi che si combinano liberamente, e da soli producono otto tipi di pelle, non cinque. Agli estremi ci sono la pelle disidratata, alipidica e ruvida da un lato, e quella idratata, grassa e ruvida per ispessimento dall'altro. In mezzo stanno tutte le altre.
Il punto che cambia il modo di scegliere i prodotti: i tre criteri sono indipendenti. Una pelle può essere ruvida e desquamante pur avendo un contenuto d'acqua e di lipidi perfettamente normali. È il motivo per cui una crema molto ricca a volte non risolve nulla: se il problema è la coesione dei corneociti, servono l'esfoliazione e il turnover, non più grassi.
La "pelle secca" è un nome sbagliato
Il gruppo di Piérard ha misurato, su pelli clinicamente definite secche, il grado di cheratosi, il contenuto d'acqua e quello lipidico. Il risultato è controintuitivo: non esiste correlazione fra quanto una pelle appare ruvida e desquamata e quanta acqua o quanti lipidi contenga davvero. Da qui il titolo, molto diretto, di uno di quei lavori: che "pelle secca" sia un termine improprio.
C'è un dato ancora più vecchio che va nella stessa direzione. Già nel 1958 Kligman e Shelley osservarono che i bambini, che producono pochissimo sebo, non mostrano alcun segno di pelle secca. Se il sebo fosse ciò che tiene morbida la pelle, dovrebbero averla tutti. I lipidi di origine sebacea incidono molto meno di quanto si creda sulla capacità dell'epidermide di trattenere acqua: quella dipende dai lipidi prodotti dai cheratinociti stessi e dai fattori idratanti naturali.
La conseguenza pratica è che "ho la pelle secca" non basta a scegliere un prodotto. Bisogna sapere quale dei tre parametri è fuori posto — e sono tre risposte diverse.
I primi due criteri si valutano con strumenti, e non sono misurazioni complicate né costose: è esattamente ciò che permette a un professionista della dermocosmetica di individualizzare un trattamento invece di assegnare una categoria. È il tipo di valutazione che si fa al banco, ed è uno dei motivi per cui LeLang è distribuito nelle farmacie partner e non ovunque.
Pelle normale
Non è né troppo secca né troppo grassa: produzione di sebo e idratazione naturale sono in equilibrio, ed è poco reattiva a un'ampia gamma di principi attivi.
Questo non significa che non abbia bisogno di cure. È anzi la tipologia più trascurata, e anche una pelle normale sviluppa rughe, occhiaie, tono spento e perdita di compattezza. L'obiettivo qui è mantenere l'equilibrio ed evitare che si alteri nel tempo.
Pulizia, idratazione e protezione sono i tre passaggi fondamentali, adattando la crema alla stagione: più ricca in inverno, più leggera in estate.
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Pelle mista
È caratterizzata da una combinazione di caratteristiche diverse: tipicamente zona T grassa — fronte, naso e mento — e guance normali o secche. Può anche presentarsi come mix di secchezza e sensibilità, perché la pelle secca ha spesso una barriera indebolita.
Richiede una routine più articolata: detersione delicata, buona idratazione, protezione, e all'occorrenza trattamenti mirati per zona. Un siero leggero può lavorare sulle aree più secche senza appesantire la zona T, mentre sulle impurità localizzate si può intervenire in modo puntuale.
Se gli attivi che ti servono rischiano di entrare in conflitto, la soluzione pratica è distribuirli tra mattina e sera invece di sovrapporli.

Pelle sensibile
Si riconosce subito: prurito, bruciore o pizzicore dopo l'applicazione di un prodotto o dopo uno sbalzo di temperatura. È reattiva al clima, al trucco, ai detergenti, perché la funzione barriera è alterata. Le cause sono analizzate nell'articolo su cosa rende la pelle sensibile.
La detersione deve essere delicata: i tensioattivi aggressivi rimuovono sporco e sebo insieme a una parte della barriera. La crema, arricchita con attivi lenitivi, aiuta a ricostruirla — la niacinamide è tra i più utili, perché attenua i rossori e sostiene la produzione di ceramidi.
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Pelle grassa
È causata da una produzione di sebo superiore alla norma, che può portare a pori ostruiti e imperfezioni. L'errore più comune è lavarla troppo: privata dei suoi lipidi, la pelle reagisce producendo ancora più sebo.
Meglio una detersione equilibrata, eventualmente con acido salicilico, sieri leggeri che riequilibrino la produzione e creme opacizzanti ma non aggressive. Il protocollo completo è nella guida alla routine per pelle grassa.
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Pelle secca
Appare ruvida, tesa al tatto, a volte desquamata. Deriva dalla perdita dello strato lipidico protettivo: le cellule restano più esposte e trattengono meno acqua. Contribuiscono il clima, l'aria condizionata, il riscaldamento, l'età e alcuni farmaci.
Attenzione a non confondere pelle secca e pelle disidratata: la prima manca di lipidi ed è una caratteristica costituzionale, la seconda manca d'acqua ed è una condizione temporanea che può colpire anche una pelle grassa. Le differenze sono spiegate nell'articolo dedicato a pelle secca o disidratata.
Gli alleati principali sono l'acido ialuronico a diversi pesi molecolari e le creme più ricche, sia di giorno che di notte. Se la secchezza è persistente, si accompagna a screpolature o prurito intenso, vale la pena farla valutare da un dermatologo.
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Domande frequenti
Quali sono i 4 tipi di pelle?
La classificazione più diffusa ne conta quattro di base — normale, secca, grassa e mista — a cui si aggiunge la pelle sensibile, che molti manuali trattano a parte perché non riguarda il sebo ma la reattività: una pelle può essere grassa e sensibile insieme. Ecco perché in giro si legge “quattro tipi”, “cinque tipi” o anche di più: non è una contraddizione, cambia solo dove si mette la sensibilità.
E allora perché si parla di 6 tipi di pelle?
Perché quella è un'altra cosa: i sei fototipi della scala Fitzpatrick, che classificano la pelle in base a come reagisce al sole — se si scotta, se si abbronza, con quale facilità. Servono a scegliere la protezione solare, non la crema idratante. Sono due classificazioni parallele: puoi avere pelle mista e fototipo II.
Quanti tipi di pelle esistono davvero?
Dipende da quanto si vuole essere precisi. Con i tre criteri misurabili — acqua, lipidi, struttura dello strato corneo — considerati solo ai loro valori estremi se ne ottengono otto. Ma ciascun criterio è una scala continua, non un interruttore: introducendo i valori intermedi il numero cresce indefinitamente. Le cinque categorie di uso comune sono un'approssimazione utile per orientarsi in profumeria, non una tassonomia.
Il tipo di pelle cambia nel tempo?
Sì. Cambia con l'età — la produzione di sebo si riduce progressivamente dopo i trent'anni — ma anche con la stagione, il clima, gli ormoni e i prodotti che si usano. Rifare il test una o due volte l'anno è più utile che considerarlo un'etichetta fissa.
Pelle mista o grassa: come faccio a distinguerle?
Guarda le guance. Nella pelle grassa il sebo è diffuso su tutto il viso, guance comprese; nella mista si concentra sulla zona T mentre le guance restano normali o addirittura secche. La conseguenza pratica è che sulla mista i trattamenti opacizzanti vanno applicati solo dove serve, altrimenti si secca la parte che non ne aveva bisogno.
Ho la pelle grassa ma tira: com'è possibile?
È la situazione più fraintesa in assoluto, e di solito significa che la pelle è grassa ma disidratata: produce sebo in eccesso e allo stesso tempo trattiene poca acqua. Spesso è il risultato di detergenti troppo aggressivi. La risposta non è lavare di più, ma idratare.
Il ciclo mestruale influisce sul tipo di pelle?
Sul tipo no, sulla condizione sì. Nei primi giorni del ciclo il pH cutaneo si alza rispetto ai valori abituali, perché la composizione delle secrezioni sudorale e sebacea cambia periodicamente. Sono modificazioni transitorie: diventano un tratto tipologico solo quando si stabilizzano nel tempo.
E tu, che pelle hai?
Riconoscere il proprio tipo di pelle è il primo passo, ma le esigenze cambiano nel tempo. Se vuoi capire quali prodotti sono adatti alla tua situazione attuale, puoi partire dal nostro quiz sul tipo di pelle oppure parlarne direttamente con noi.
Le fonti di questo articolo
01 Rurangirwa A., Piérard-Franchimont C., Le T., Ghazi A., Piérard G.E., Corroborative evidence that "dry skin" is a misnomer, Bioengineering and the Skin, 3, 1987, pp. 35-42
02 Piérard G.E., What does "dry skin" mean?, International Journal of Dermatology, 26, 1987, pp. 167-168
03 Kligman A.M., Shelley W.B., An investigation of the biology of the human sebaceous gland, Journal of Investigative Dermatology, 30, 1958, pp. 99-125
04 Proserpio G., Variabilità cutanee: tipi di pelle, in Le basi della cosmetologia, SEPEM, Milano, 1992, pp. 109-112
05 Fitzpatrick T.B., classificazione dei fototipi cutanei
Sul sito: pelle secca o disidratata · la barriera cutanea · cause della sensibilità · le farmacie partner LeLang

