Applicazione della protezione solare sul viso alla luce del sole
Consigli di beauty routine

Protezione solare e vitamina D: la crema solare la blocca?

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

La carenza di vitamina D è molto diffusa, soprattutto tra le donne. Chiamata anche "vitamina del sole", svolge un ruolo fondamentale per la salute delle ossa e per il benessere generale dell'organismo.

La risposta breve: no, la protezione solare non causa carenza di vitamina D. Gli studi non hanno dimostrato una correlazione significativa. Un filtro ad alto SPF riduce in parte la sintesi in condizioni di laboratorio, ma richiederebbe una quantità applicata e una riapplicazione che nella vita reale quasi nessuno rispetta. Il resto dell'articolo spiega perché, e quali sono i fattori che invece contano davvero.

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Il ruolo della vitamina D nel nostro corpo

Sebbene la vitamina D possa essere integrata e si trovi in molti alimenti comuni, il sole resta la fonte principale. La pelle esposta alla luce solare la produce spontaneamente: i raggi UVB interagiscono con una molecola chiamata 7-deidrocolesterolo, che si trasforma in vitamina D3.

Una quantità insufficiente può avere conseguenze importanti per la salute. Questa vitamina contribuisce infatti a:

  • regolare l'omeostasi del calcio e del fosforo, mantenendo la mineralizzazione ossea e il normale sviluppo dello scheletro;
  • regolare la differenziazione e la crescita cellulare;
  • sostenere il sistema immunitario.

È essenziale anche a livello cutaneo, perché regola la risposta immunitaria della pelle, ha effetti antinfiammatori e contribuisce a regolare la produzione di lipidi cutanei — un aspetto che si lega direttamente alla salute della barriera cutanea.

La protezione solare blocca l'assunzione di vitamina D?

Gli studi condotti finora non hanno dimostrato una correlazione significativa tra l'uso della protezione solare e la carenza di vitamina D.

I filtri solari funzionano bloccando o assorbendo i raggi UV. Le ricerche sul rapporto con la vitamina D convergono su due conclusioni: i filtri con basso fattore di protezione non limitano in modo apprezzabile la sintesi, e quelli più potenti possono avere un blando effetto, non tale da controbilanciare i benefici che offrono alla pelle.

C'è poi una ragione pratica che pesa più di tutte. La quantità di prodotto usata nei test di laboratorio è di 2 mg per centimetro quadrato: in pratica, per il solo viso, circa mezzo cucchiaino. Gli studi sull'uso reale mostrano che le persone ne applicano fra un quarto e metà di quella dose. Un SPF 50 applicato come lo si applica davvero non si comporta come un SPF 50 di laboratorio, e questo vale sia per la protezione sia per l'effetto sulla vitamina D.

I fattori che contano davvero: stagione, latitudine, vetro

Qui sta il punto che quasi nessun articolo affronta, ed è molto più rilevante della crema solare.

La sintesi di vitamina D richiede raggi UVB, che raggiungono il suolo solo quando il sole è sufficientemente alto sull'orizzonte. Alle latitudini italiane, da ottobre a marzo la produzione cutanea è minima o assente a prescindere da quanto tempo si passa all'aperto e da quale crema si usa. Non è un problema di fotoprotezione: è astronomia.

E c'è un dettaglio che sorprende quasi tutti: gli UVB non attraversano il vetro, gli UVA sì. Stare al sole dietro una finestra, in auto o in ufficio significa ricevere la componente che invecchia la pelle e zero vitamina D. È il peggiore dei due mondi, ed è anche il motivo per cui la protezione solare ha senso anche al chiuso vicino a una vetrata.

Contano poi il fototipo — la melanina è essa stessa un filtro, quindi le pelli scure richiedono esposizioni più lunghe — l'età, perché la capacità di sintesi cala nel tempo, e la superficie di pelle scoperta.

Come esporsi alla luce solare

Le indicazioni generali, da adattare al proprio caso:

  • per le persone con pelle più chiara, 10-15 minuti al giorno su viso, braccia, gambe o schiena scoperte sono in genere sufficienti;
  • per le persone con pelle più scura può servire fino a 20-30 minuti al giorno.

Sono tempi brevi, ben al di sotto della soglia di eritema, e non richiedono di rinunciare alla protezione: nessuna crema applicata realisticamente azzera la sintesi.

Se dopo l'esposizione la pelle risulta reattiva o arrossata, trovi consigli mirati nella guida su come riparare la barriera dopo il sole.

Perché la protezione solare resta necessaria

Gli studi controllati mostrano che l'applicazione regolare di una protezione ad ampio spettro con SPF 15 o superiore riduce in modo sostanziale la probabilità di sviluppare carcinoma a cellule squamose e melanoma. La luce ultravioletta può danneggiare il DNA cellulare, provocando mutazioni che predispongono allo sviluppo di tumori.

Il secondo beneficio è il ritardo dell'invecchiamento cutaneo precoce: rughe, macchie scure, perdita di elasticità. È anche il motivo per cui la fotoprotezione preserva il collagene più di qualsiasi trattamento.

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Domande frequenti su sole e vitamina D

Se uso la crema solare tutti i giorni rischio la carenza?

Molto improbabile. Servirebbe applicarla nella dose completa dei test e riapplicarla con regolarità perfetta su tutta la superficie esposta, ogni giorno. Nella pratica non accade, e gli studi osservazionali su chi usa il solare abitualmente non mostrano carenze attribuibili a questo.

Meglio prendere il sole senza protezione per un quarto d'ora?

È il consiglio più diffuso e il più discutibile. Il danno al DNA comincia prima che la pelle diventi rossa e si accumula, mentre la vitamina D si può ottenere anche da alimentazione e integrazione. Se ci si espone brevemente, lo si faccia consapevolmente e senza estendere l'abitudine alle ore centrali d'estate.

D'inverno il sole basta?

Alle latitudini italiane, da ottobre a marzo, la sintesi cutanea è minima o assente perché il sole resta troppo basso. È il periodo in cui l'apporto dipende dalle riserve accumulate, dall'alimentazione e, se il medico lo ritiene, dall'integrazione.

Dietro una finestra produco vitamina D?

No. Il vetro comune blocca gli UVB, che sono quelli responsabili della sintesi, ma lascia passare buona parte degli UVA, che contribuiscono al fotoinvecchiamento. Vicino a una vetrata si invecchia senza guadagnare nulla.

Come faccio a sapere se ne ho poca?

Con un esame del sangue, la 25-idrossivitamina D, prescritto e interpretato dal medico. I sintomi della carenza sono aspecifici e non permettono una diagnosi fai-da-te.

Posso integrare da solo?

Meglio di no. La vitamina D è liposolubile e si accumula nell'organismo, quindi il dosaggio va stabilito da un professionista sulla base dei valori reali.

Fonti