Cosmetici su piano di marmo accanto a un'interfaccia AI olografica e a un quaderno di appunti
La voce della Founder

Skincare consigliata dall'AI: cosa sbaglia sistematicamente

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

Sempre più persone arrivano in consulenza con una routine già pronta. Non l'hanno letta su una rivista e non gliel'ha data un'estetista: l'hanno chiesta a un chatbot. Arrivano con cinque prodotti, un ordine di applicazione e la convinzione che il lavoro sia già stato fatto.

Il problema non è che l'intelligenza artificiale dica cose false. Nella maggior parte dei casi dice cose corrette e inutili: attivi giusti, ordine giusto, spiegazioni giuste. Quello che non può fare è la sola cosa che conta davvero, cioè partire dalla pelle che ha davanti invece che dalla domanda che le è stata posta.

Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Uso l'intelligenza artificiale tutti i giorni e mi è utile. Ma una routine non è un'informazione da recuperare: è una decisione presa su una pelle precisa, e quella pelle bisogna vederla.

Langhe, 27 settembre 2026

Perché le risposte sembrano così buone

Perché in gran parte lo sono. Un modello linguistico ha letto una quantità enorme di letteratura dermatologica e divulgativa, e sulla teoria è spesso più preciso di molti contenuti che circolano sui social. Se chiedi cosa fa la niacinamide, la risposta è corretta. Se chiedi in che ordine si applicano siero e crema, la risposta è corretta.

È esattamente questo che rende il problema difficile da vedere: l'errore non sta nelle singole affermazioni, sta nel salto fra sapere cosa fa un attivo e decidere che quella persona debba usarlo.

I quattro punti in cui la routine si rompe

1. La tolleranza non è una variabile che si può dichiarare

Una persona con la pelle reattiva scrive "ho la pelle sensibile" e riceve una routine adattata a quella dichiarazione. Ma "sensibile" non è un dato: è un'autodiagnosi che in consulenza si rivela quasi sempre qualcos'altro. Una barriera compromessa da eccesso di esfolianti, una pelle disidratata che tira, una dermatite in corso, una reazione a un singolo ingrediente. Sono quattro situazioni con quattro risposte opposte, e la parola che le descrive tutte è la stessa.

2. Nessuno chiede cosa hai già in bagno

La routine consigliata parte quasi sempre da zero, come se la persona dovesse comprare tutto. In realtà ha già sei prodotti aperti, tre dei quali fanno la stessa cosa e uno dei quali è la causa del problema per cui sta chiedendo aiuto.

La prima domanda che faccio in consulenza non è "che pelle hai", è "cosa stai usando adesso". Quasi sempre la soluzione è togliere, non aggiungere. Un modello che risponde a una richiesta di routine tende invece a costruirne una nuova, perché è quello che gli è stato chiesto.

3. La concentrazione e la formula non stanno nella risposta

È la distinzione che ripeto più spesso: un attivo non è un prodotto finito. Sapere che l'acido azelaico funziona sulle imperfezioni non dice nulla su quale formulazione lo veicoli davvero, a che pH, con quale tollerabilità, in che texture, e se quella texture stia bene su una pelle che d'inverno si desquama.

Il consiglio generato resta al livello della molecola. La differenza fra un risultato e un fallimento sta quasi sempre un livello più sotto, nella formulazione.

«Una risposta corretta data alla persona sbagliata resta una risposta corretta. Semplicemente non serve a niente.»

4. Il catalogo consigliato può non esistere più

Questo è il punto più concreto e il meno discusso. I prodotti citati possono essere fuori produzione, riformulati, o non conformi a norme entrate in vigore nel frattempo. È il caso dei cosmetici ad alta concentrazione di retinolo: il Regolamento (UE) 2024/996 ha fissato i limiti allo 0,3% sul viso e allo 0,05% nelle lozioni corpo, e i prodotti fuori limite hanno una data oltre la quale non possono più essere venduti. Un consiglio che li nomina come riferimento è già vecchio nel momento in cui viene dato.

Dove invece è uno strumento utile

Non sto dicendo di non usarla, e sarebbe ipocrita da parte mia: la uso ogni giorno per leggere normative, confrontare studi, mettere in ordine il lavoro.

Funziona molto bene per capire: cosa significa una sigla in INCI, che differenza c'è fra due forme della vitamina C, perché un conservante è una garanzia e non un difetto, cosa vuol dire un claim che hai letto su una confezione. Su tutto questo è un'ottima insegnante, paziente e disponibile a qualsiasi ora.

Smette di funzionare quando le si chiede di decidere. Capire un ingrediente e scegliere cosa mettere sulla propria faccia sono due operazioni diverse, e solo la prima si fa con l'informazione.

Come usarla bene, in pratica

  1. Chiedile di spiegarti, non di prescriverti. "Cosa fa questo ingrediente" invece di "cosa devo comprare".
  2. Portale l'INCI di quello che già usi e chiedile se ci sono sovrapposizioni. È il compito in cui rende di più.
  3. Diffida di qualsiasi risposta che ti dia più di tre prodotti nuovi insieme: se poi la pelle reagisce, non saprai a cosa.
  4. Verifica sempre che il prodotto esista ancora e sia conforme, soprattutto sui retinoidi e sui filtri solari.
  5. Se hai una condizione dermatologica in corso, la risposta giusta è il dermatologo. Non è un limite dell'AI: è un limite del cosmetico.

Quello che resta al banco

Trovo interessante che l'arrivo di uno strumento che risponde a tutti abbia reso più evidente, non meno, il valore di chi guarda una pelle sola.

Un farmacista che vede la persona davanti a sé nota il rossore sulle guance mentre parla d'altro, si accorge che le mani sono screpolate, chiede cosa ha usato il mese scorso e sente l'esitazione nella risposta. Sono informazioni che nessuno digiterebbe in una chat, perché chi le porta non sa che sono rilevanti.

È per questo che le nostre formule si trovano soltanto nelle farmacie partner, e non è nostalgia del negozio fisico: è che la parte difficile del consiglio non è sapere le cose, è capire quale, fra le cose che sai, riguarda questa persona qui. Se hai già una routine in mano — tua o generata — portala al banco e fatti dire cosa togliere: è la domanda che nessun chatbot ti farà mai.

Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.

Le fonti di questo articolo

01 Regolamento (UE) 2024/996 della Commissione del 3 aprile 2024, che modifica il Regolamento (CE) n. 1223/2009: limiti di concentrazione per Retinol, Retinyl Acetate e Retinyl Palmitate
02 Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, articolo 2 e articolo 20
03 Regolamento (UE) n. 655/2013 sui criteri comuni per le dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici
04 Osservazioni raccolte nelle consulenze skincare condotte dall'autrice

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