Il NAD+ è arrivato nelle creme dopo essere passato dagli integratori, dai podcast sulla longevità e dalle flebo vitaminiche. È la molecola-simbolo dell'invecchiamento cellulare.
È anche una molecola che, per come è fatta, sulla pelle fa molta fatica ad arrivare.
Il NAD+ è biologicamente rilevantissimo: senza, le cellule non producono energia. Ma nella forma applicata sul viso è instabile e troppo grande per attraversare lo strato corneo in quantità utili. E il paradosso è questo: i benefici cutanei documentati arrivano da un suo precursore che conosciamo da vent'anni e costa un decimo. Si chiama niacinamide.
Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Mi capita spesso di trovarmi davanti attivi così: la biologia è corretta, la molecola è seria, e la formula è il punto in cui tutto si ferma. Non è un difetto della scienza. È il mestiere di chi formula.
Langhe, 30 settembre 2026
Che cos'è il NAD+ e perché se ne parla tanto
Il nicotinammide adenina dinucleotide è un coenzima presente in tutte le cellule. Partecipa alle reazioni che producono energia nei mitocondri ed è coinvolto in processi di riparazione e regolazione cellulare.
I livelli di NAD+ diminuiscono con l'età. Questa osservazione ha reso la molecola una delle protagoniste della ricerca sulla longevità, e da lì è passata alla cosmetica con un ragionamento tanto semplice quanto ottimista: se cala con l'età e serve all'energia cellulare, rimetterlo dentro dovrebbe aiutare.
Il salto logico è in quel « rimetterlo dentro ». Perché una cosa è dire che una molecola è importante, un'altra è dimostrare che spalmarla produca un effetto.
Il problema della penetrazione
È lo stesso ostacolo che ho descritto parlando del PDRN, e torna con una frequenza che dovrebbe farci riflettere.
Lo strato corneo non è un filtro imperfetto: è una struttura progettata per non far passare quasi niente, e lo fa molto bene. La regola empirica più citata sulla penetrazione cutanea colloca la soglia critica intorno ai 500 Dalton. Il NAD+ ha un peso molecolare superiore a 660 Dalton ed è anche una molecola carica, cioè con una scarsa affinità per l'ambiente lipidico che dovrebbe attraversare.
A questo si aggiunge la stabilità. Il NAD+ si degrada facilmente in soluzione acquosa, e mantenerlo integro dentro un'emulsione per i mesi di vita di un prodotto è un problema formulativo serio. Un attivo che si degrada nel vasetto è un nome sull'etichetta, non un ingrediente funzionante.
Che cosa dicono gli studi, letti fino in fondo
Una revisione critica pubblicata nel 2026 su CosmoDerma ha esaminato il potenziale dei precursori del NAD+ in ambito dermatologico. La conclusione, riportata testualmente dagli autori, è che l'evidenza clinica a supporto della loro efficacia dermatologica resta limitata.
Esiste poi uno studio del 2024 pubblicato su Cells che indaga una via interessante: non aggiungere NAD+ dall'esterno, ma agire su CD38, l'enzima che lo consuma. È un approccio più elegante e potenzialmente più sensato. Va però segnalata una cosa che nelle citazioni promozionali sparisce: lo studio è stato condotto dal centro ricerche di un'azienda cosmetica. Non lo rende falso, lo rende un dato con un conflitto d'interesse da dichiarare, come spiego in clinicamente e dermatologicamente testato.
Il resto della letteratura sul NAD+ topico è in larga parte in vitro o su modello animale. Sono passaggi necessari della ricerca, e nessuno lo mette in dubbio. Semplicemente non sono studi su persone che usano una crema.
«Il precursore che funziona davvero sulla pelle ce l'abbiamo da vent'anni, costa poco e non fa notizia. Si chiama niacinamide.»
La niacinamide è già la risposta
Questo è il punto che trovo più interessante di tutta la storia, e anche il più ironico.
La niacinamide è un precursore del NAD+: è piccola, stabile, penetra bene, ed è uno degli ingredienti cosmetici con più letteratura clinica alle spalle su barriera, sebo, uniformità del colorito e rossori. Sulla pelle funziona.
Quindi la domanda diventa concreta: che cosa aggiunge un prodotto al NAD+ rispetto a un prodotto alla niacinamide? Finora, guardando i dati disponibili, la risposta onesta è una parola più nuova sull'etichetta e un prezzo più alto.
Attenzione però a non fare l'errore opposto. La niacinamide non è « il NAD+ » e non va venduta come tale: è un precursore, una cosa diversa. Presentarla come equivalente sarebbe la stessa scorciatoia commerciale, solo al contrario.
I numeri che circolano e da dove arrivano
Intorno a questo attivo girano due tipi di cifre, ed è utile saperle distinguere.
Le stime di mercato — il comparto NAD+ nella cosmetica valutato in miliardi di dollari con proiezioni al 2033 — vengono da società di ricerca commerciale. Descrivono quanto si prevede di vendere, non quanto un ingrediente funzioni. Sono legittime nel loro ambito e non dicono niente sull'efficacia.
Poi ci sono le percentuali di risultato che si leggono su alcuni siti di vendita, del tipo un aumento a tre cifre dell'elasticità cutanea. Ho cercato lo studio dietro numeri di questo genere e non l'ho trovato: non c'è metodo dichiarato, non c'è numerosità del campione, non c'è durata. Un dato senza queste tre informazioni non è verificabile, e quando non è verificabile la scelta corretta è non usarlo. Nemmeno per contestarlo.
Come lo valuterei, se me lo proponessero
Il metodo è quello di sempre, l'ho descritto in quello che succede prima che un attivo entri in una crema, e qui produce quattro domande secche.
- Quale forma esatta è stata usata: NAD+ o un precursore? Non sono intercambiabili.
- Come è stato risolto il problema della penetrazione? Se non c'è risposta, il problema è rimasto.
- Come viene garantita la stabilità per tutta la vita del prodotto, non solo alla produzione?
- Gli studi riguardano la formula finita su persone, o l'attivo puro su colture cellulari?
Sulla quarta domanda si ferma la quasi totalità di quello che ho visto passare finora. Non è una condanna definitiva del NAD+ topico: è una fotografia di dove siamo adesso.
La mia lettura
Non ho niente contro questa molecola, e sarei felice di sbagliarmi fra tre anni. La ricerca sui meccanismi energetici cellulari è uno dei filoni più promettenti, e se qualcuno risolverà il problema della veicolazione con dati clinici seri sarò la prima a guardarli.
Quello che mi dispiace è il tempismo. È lo stesso schema del vocabolario della longevità: si prende una molecola con basi biologiche solide, la si porta sul mercato prima che esistano le prove per la via di somministrazione che si sta vendendo, e quando le prove finalmente arriveranno il pubblico avrà già archiviato l'argomento come l'ennesima moda passata.
Si bruciano così le molecole buone. E quando succede, il danno non lo paga chi ha venduto per primo: lo paga chi arriva dopo con i dati in mano.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Revisione critica sul potenziale dei precursori del NAD+ nella salute dermatologica e nell'anti-aging, CosmoDerma, 6:49, 2026 — l'evidenza clinica a supporto dell'efficacia dermatologica resta limitata
02 Kang S. e altri, studio sull'approccio anti-aging cutaneo attraverso il NAD+ e l'enzima CD38, Cells, 13(21), 2024 — ricerca condotta dal centro ricerche di un'azienda cosmetica, conflitto d'interesse da considerare
03 Regola empirica dei 500 Dalton sulla penetrazione percutanea
04 Stime di mercato sul comparto NAD+ in cosmetica: fonti di ricerca commerciale, indicative delle previsioni di vendita e non dell'efficacia
05 Regolamento (UE) n. 655/2013 sui claim cosmetici
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