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Materie prime e strumenti di laboratorio prima della formulazione di una crema
La voce della Founder

Quello che succede prima che un attivo entri in una crema

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

A una fiera di materie prime ti mettono in mano una cartellina. Dentro c'è un attivo nuovo, un nome che finisce con un simbolo di marchio registrato, e una percentuale.

La percentuale è quasi sempre la stessa cosa: un miglioramento del qualcosa per cento in qualche settimana. È il momento in cui devo decidere se quel numero significa qualcosa, e è il lavoro che nessuno vede perché succede due anni prima che il prodotto arrivi in farmacia.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Ogni tanto qualcuno mi chiede perché il catalogo LeLang è fatto di poche cose. La risposta sta in una domanda che faccio a tutti i fornitori, e a cui tre volte su quattro non ricevo risposta.

La cartellina

Le presentazioni degli attivi si somigliano tutte. C'è il meccanismo d'azione spiegato con uno schema colorato, c'è una molecola disegnata, c'è un grafico a barre con due colonne — prima e dopo — e una freccia che sale.

La prima cosa che guardo non è la barra più alta. È la riga piccola sotto il grafico, quella scritta in corpo otto, dove sta la cosa che conta: quante persone, per quanto tempo, e soprattutto su cosa.

Molto spesso quella riga dice « in vitro ». Significa che il risultato è stato ottenuto su cellule in coltura, in una piastra, a contatto diretto con l'attivo. È un dato utile: dimostra che la molecola fa qualcosa a livello biologico. Ma fra una cellula in una piastra e un fibroblasto che sta sotto lo strato corneo di una persona reale ci sono parecchi strati di pelle di mezzo, ed è esattamente il loro mestiere non far passare niente.

La domanda che blocca la conversazione

Quando i dati sono su persone, allora chiedo la cosa che mi interessa davvero, e la formulo sempre allo stesso modo.

Questo studio è stato fatto sull'attivo puro o sul prodotto finito?

Sembra una sottigliezza e invece cambia tutto. Un attivo testato al cinque per cento, in un veicolo studiato apposta per farlo penetrare, a un pH ottimale, non è lo stesso attivo messo allo zero virgola due per cento dentro una crema che deve anche essere stabile, profumata, gradevole e conservabile per trenta mesi.

Tre volte su quattro la risposta non arriva. Non perché mi stiano mentendo: perché quel dato spesso non esiste. Testare il prodotto finito costa molto più che testare l'attivo, e chi vende materie prime non ha motivo di farlo.

«Un attivo con letteratura eccellente può non fare assolutamente niente dentro una formula sbagliata. Non è l'ingrediente a funzionare: è la formula.»

Poi si prova, ed è lì che muoiono quasi tutti

Diciamo che i dati mi convincono. A quel punto comincia la parte lunga, quella in cui l'attivo entra in un prototipo e si guarda cosa succede davvero.

Succedono cose molto poco romantiche. Un attivo che a pH sei funziona benissimo e che in una formula che deve stare a pH cinque perde metà dell'attività. Un estratto vegetale che dopo tre settimane in stufa vira di colore, e un prodotto che ingiallisce non lo vende nessuno. Una texture che al tatto è perfetta il primo giorno e dopo un mese si separa. Un attivo che entra in conflitto con un altro attivo che ci serve di più.

E poi c'è il caso peggiore, quello che nessuno racconta: il prototipo funziona, è stabile, è bello — ma per avere l'attivo alla concentrazione che serve il prezzo finale sarebbe fuori mercato. Allora hai due scelte: metterlo in dose simbolica per poterlo scrivere sull'etichetta, oppure non farlo. Io scelgo la seconda, e per questo alcuni prodotti che avrei voluto fare non esistono.

La maggior parte degli attivi che valuto muore qui. Non perché siano cattivi, ma perché fra interessante e utilizzabile c'è una distanza enorme, e quella distanza si misura solo provando.

I fornitori bravi esistono, e si riconoscono subito

Non voglio far passare l'idea che sia un rapporto conflittuale, perché non lo è. Ci sono fornitori che lavorano benissimo, e li riconosci da due cose.

La prima: ti dicono anche cosa il loro attivo non fa. Ti dicono a che concentrazione perde efficacia, con cosa non va d'accordo, in che condizioni si degrada. Quando qualcuno mi elenca i limiti del suo prodotto, io mi fido di più di tutto il resto della presentazione.

La seconda: quando non sanno una cosa, dicono che non la sanno. È la risposta più rara e la più preziosa. « Non abbiamo dati sul prodotto finito » è una frase perfettamente accettabile. Quello che non è accettabile è far finta che la domanda non sia stata fatta.

Perché il catalogo è piccolo

Ogni tanto qualcuno mi fa notare che altri brand escono con dieci novità all'anno e noi molte meno.

La ragione è tutta qui. Un prodotto nuovo per me significa mesi fra la valutazione dei dati, i prototipi, le prove di stabilità, le correzioni, i test. E significa accettare che alcuni di quei mesi finiscano nel niente, perché la formula non regge o perché il risultato non giustifica il prezzo.

Non credo che sia l'unico modo di fare cosmetica. Credo però che sia l'unico modo per poter guardare in faccia una farmacista che mi chiede se un prodotto funziona, e risponderle qualcosa di più preciso di « sì ».

Cosa te ne fai, tu che compri

Questo articolo non serve a farti diventare formulatrice. Serve a darti una cosa sola: quando leggi una percentuale su una confezione o in un post, chiediti su cosa sia stata misurata.

Se non è scritto, non vuol dire per forza che il prodotto non funzioni. Vuol dire che quella percentuale, da sola, non ti sta dicendo niente. È la stessa distinzione che uso quando guardo un ingrediente di moda: ne ho scritto a proposito del PDRN, dove il divario fra i dati disponibili e il racconto è particolarmente ampio.

E se vuoi orientarti da sola fra le molecole, la guida agli ingredienti cosmetici è il punto da cui partirei.

Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.

Da dove continuare

01   PDRN: fin dove arrivano gli studi e dove comincia il marketing
02   Guida agli ingredienti cosmetici
03   Chi è LeLang