La pelle screpolata non è un tipo di pelle. È uno stadio: lo strato corneo si è fessurato, perde acqua molto più in fretta di quanto riesca a trattenerne, e la superficie si solleva in squame sottili o si taglia in micro-fessure.
Per questo la prima mossa non è aggiungere una crema più ricca, ma togliere ciò che sta continuando a rompere la barriera. Finché la causa resta in routine, qualsiasi prodotto riparatore lavora contro corrente.
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Screpolata, secca o disidratata: non sono la stessa cosa
Sono tre parole che vengono usate come sinonimi e non lo sono, e sbagliare categoria significa scegliere il prodotto sbagliato.
Una pelle secca produce poco sebo: è una caratteristica costituzionale, tende a essere opaca e sottile e le manca la componente grassa. Una pelle disidratata ha poca acqua nello strato corneo, e può capitare a chiunque, anche a una pelle grassa. La differenza fra le due è spiegata per esteso in pelle secca o disidratata.
La pelle screpolata è il punto in cui una delle due, o entrambe insieme, ha superato una soglia. Non è più solo una questione di comfort: la superficie ha perso continuità. Si vede a occhio, si sente al tatto ruvido, e i prodotti che prima non davano fastidio cominciano a pizzicare.
Quel pizzicore è il segnale diagnostico più utile che esista. Significa che sostanze che normalmente restano in superficie stanno arrivando dove non dovrebbero, perché la barriera cutanea non fa più da filtro.
Che cosa si è rotto, esattamente
Lo strato corneo funziona come un muro: i corneociti sono i mattoni, e fra un mattone e l'altro c'è una malta fatta di ceramidi, colesterolo e acidi grassi liberi. Quella malta è ciò che impedisce all'acqua di evaporare.
Quando la componente lipidica si impoverisce, la perdita di acqua transepidermica aumenta. La pelle si contrae, e a un certo punto la superficie cede meccanicamente: si formano le squame e le fessure. Da quel momento parte un circolo che si autoalimenta, perché una barriera fessurata perde ancora più acqua e si infiamma con più facilità.
Anche il pH conta. La superficie cutanea sana è leggermente acida, fra 4,7 e 5,7, e gli enzimi che producono i lipidi di barriera funzionano bene solo a quel pH. Un detergente troppo alcalino lo alza per ore, e per tutte quelle ore la riparazione è rallentata. Il meccanismo è descritto nell'articolo sul pH della pelle.
Le cause che si trovano quasi sempre
Nella pratica, dietro una pelle screpolata ci sono quasi sempre una o più di queste cose.
- Detersione troppo aggressiva o troppo frequente. È la causa numero uno. Detergenti schiumogeni forti, acqua molto calda, doppia detersione fatta anche quando non serve.
- Esfoliazione in eccesso. Acidi, scrub e retinoidi sommati o usati troppo spesso. Nessuno dei tre è sbagliato in sé: sbagliata è la somma.
- Sbalzi termici e aria secca. Riscaldamento, aria condizionata, vento freddo. L'umidità relativa bassa accelera l'evaporazione dalla superficie.
- Cambio di stagione gestito male. Continuare in ottobre con la routine leggera di luglio è uno degli errori del cambio di stagione più frequenti.
- Esito di un'esposizione solare intensa. Dopo l'estate lo strato corneo è più spesso ma più disorganizzato, e trattiene peggio.
Se invece la screpolatura è localizzata sempre nello stesso punto, ai lati del naso o alle sopracciglia, e si accompagna a rossore e a squame giallastre, il quadro può essere diverso: si veda pelle secca intorno al naso e dermatite seborroica del viso.
Screpolature che si ripresentano sempre, prurito intenso, fessure che sanguinano o che non migliorano dopo due settimane di routine corretta non sono un problema cosmetico. Dermatite atopica, eczema e psoriasi sono condizioni dermatologiche e vanno valutate da un medico: un cosmetico può migliorare il comfort e l'aspetto della pelle, non curarle.
Le prime settantadue ore: cosa togliere
Su una pelle screpolata la routine si semplifica prima di arricchirsi. Per almeno tre giorni, e in genere per due settimane:
- Si sospende ogni esfoliante, chimico e meccanico, retinoidi compresi.
- Si sostituisce il detergente con una formula senza tensioattivi aggressivi, e si scende a una detersione completa al giorno, la sera. La mattina basta acqua tiepida.
- Si eliminano gli attivi che pizzicano, vitamina C ad alta concentrazione compresa, finché la pelle non torna a tollerarli.
- Si abbassa la temperatura dell'acqua. Tiepida, mai calda: il calore scioglie i residui lipidici che restano.
Sembra poco, ma togliere questi quattro elementi è ciò che interrompe il circolo. Aggiungere una crema ricca senza toglierli è come rabboccare un secchio bucato.
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«Una pelle screpolata non chiede più prodotti. Chiede che qualcuno smetta di toglierle quello che ha.»
Cosa rimettere, e in che ordine
La riparazione richiede tre categorie di ingredienti, e servono tutte e tre. Usarne una sola è il motivo per cui tante creme sembrano non bastare.
Umettanti. Richiamano e trattengono acqua: glicerina, acido ialuronico, urea a bassa concentrazione. Da soli però non bastano: in un ambiente molto secco un umettante senza occlusivo sopra può addirittura peggiorare la perdita d'acqua.
Emollienti. Riempiono gli spazi fra i corneociti e restituiscono morbidezza: oli vegetali, esteri, burro di karité. Sono quelli che tolgono la sensazione di ruvido già dalla prima applicazione.
Occlusivi e lipidi di barriera. Rallentano l'evaporazione e reintegrano la malta: ceramidi, colesterolo, acidi grassi. Sono i più lenti a dare risultato visibile e i più importanti sul medio periodo.
L'ordine di applicazione conta: si va dalla texture più leggera alla più densa, e si applica su pelle ancora leggermente umida, entro un minuto dalla detersione. È il gesto più sottovalutato di tutti: la stessa crema su pelle umida trattiene sensibilmente di più rispetto alla stessa crema su pelle asciutta.
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La nota di Elisa
Quando una cliente mi racconta che ha la pelle che si sfoglia, la prima domanda che faccio non è quale crema usa. È come si lava la faccia, e con che acqua. Nove volte su dieci la risposta contiene già il problema, e nove volte su dieci si risolve senza comprare niente di nuovo.
Mani, labbra e corpo: le zone che cedono per prime
Le mani hanno pochissime ghiandole sebacee sul dorso e vengono lavate decine di volte al giorno: sono la prima zona a screpolarsi e l'ultima a guarire, perché non si smette mai di sollecitarla. La crema va riapplicata dopo ogni lavaggio, non una volta la sera.
Le labbra non hanno strato corneo completo né ghiandole sebacee proprie: perdono acqua molto più in fretta del resto del viso. Il gesto più dannoso è inumidirle con la saliva, che evaporando porta via altra acqua e lascia enzimi digestivi sulla superficie.
Sul corpo le zone critiche sono gambe, gomiti e fianchi. Qui contano la temperatura della doccia e la durata: più dell'acqua calda, il problema è il tempo di esposizione. E la crema corpo si applica sulla pelle appena tamponata, non dopo mezz'ora.
Come si previene il ritorno
La riparazione richiede in genere due o tre settimane, perché tanto impiega la sintesi dei lipidi di barriera a rimettersi in pari. La prevenzione richiede invece un cambio di abitudine stagionale.
Il passaggio alle texture più ricche va fatto prima che compaia il problema, non dopo: quando la temperatura esterna comincia a scendere stabilmente e il riscaldamento entra in funzione. Chi aspetta di vedere le squame ha già due settimane di riparazione davanti. È il ragionamento sviluppato in preparare la pelle all'inverno.
Gli esfolianti si reintroducono per ultimi, uno alla volta, e a frequenza dimezzata rispetto a prima. Non si torna alla routine precedente tutta insieme: si ricostruisce.
Domande frequenti
Posso esfoliare per togliere le squame?
No, ed è l'errore più comune. Le squame sono il sintomo di una barriera rotta: rimuoverle meccanicamente aggrava la rottura. Si sciolgono da sole quando l'idratazione torna adeguata.
Serve una crema più grassa o più idratante?
Servono entrambe le cose nella stessa formula. Una crema molto grassa senza umettanti dà comfort immediato ma non reidrata; una molto acquosa senza occlusivi evapora.
Perché la pelle si screpola anche se bevo molta acqua?
Perché l'idratazione dello strato corneo dipende dalla capacità della barriera di trattenere acqua, non dalla quantità che si beve. Bere a sufficienza serve, ma non sostituisce una barriera integra.
La pelle grassa può screpolarsi?
Sì, e succede spesso. Sebo e acqua sono due cose diverse: una pelle che produce molto sebo può avere una barriera povera di ceramidi e desquamare, soprattutto se trattata con detergenti aggressivi.
Quanto tempo prima di vedere un miglioramento?
Il comfort torna in uno o due giorni, la ruvidità in circa una settimana, la barriera si ricostruisce in due o tre settimane. Se dopo quattordici giorni di routine corretta non è cambiato nulla, serve una valutazione medica.
Le maschere idratanti aiutano?
Come supporto occasionale sì, come soluzione no. Danno un picco di idratazione che dura poche ore: quello che ripara è la costanza della routine quotidiana.
Le fonti di questo articolo
01 Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici
02 Regolamento (UE) n. 655/2013 sui criteri comuni per le dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici
03 Letteratura dermatologica sulla composizione lipidica dello strato corneo e sulla perdita di acqua transepidermica
04 Documentazione sul pH della superficie cutanea e sull'attività degli enzimi di sintesi dei lipidi di barriera
Sul sito: barriera cutanea · pelle secca o disidratata · urea · pH della pelle

