Una cellula nasce in fondo all'epidermide, risale verso la superficie, muore lungo il tragitto e alla fine si stacca. Ci mette circa trenta giorni, quattordici dei quali passati nello strato corneo.
Succede adesso, mentre leggi, su tutta la superficie del tuo viso. E la maggior parte delle cose che facciamo alla pelle interferisce con questo processo, in un senso o nell'altro.
Il turnover non si "accelera": si accompagna o si disturba. È un percorso di differenziazione con tappe obbligate, e ognuna produce qualcosa che serve alla pelle — compresi i suoi stessi fattori idratanti. Forzarlo non fa arrivare prima le cellule nuove: fa arrivare in superficie cellule non finite.
Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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Quanto dura davvero il rinnovamento
Solo le cellule dello strato basale, il più profondo dell'epidermide, sono capaci di dividersi. A ogni divisione ne nascono due: una resta al suo posto e ricomincia subito a dividersi, l'altra si stacca e inizia a salire. Da quel momento non si dividerà più — il suo compito è un altro.
Il tempo che passa fra l'inizio della risalita e il distacco per desquamazione è il tempo di turnover epidermico: in media circa 30 giorni, di cui 14 nel solo strato corneo.
Questo dato ha una conseguenza pratica immediata, ed è la ragione per cui in cosmetica si parla sempre di quattro-otto settimane: prima che una routine possa mostrare un effetto sulla superficie, serve che almeno un ciclo completo sia passato. Chi cambia prodotto dopo dieci giorni non sta valutando niente.
Cosa succede alla cellula mentre sale
La risalita non è un trasloco, è una trasformazione. Il cheratinocito parte cubico e voluminoso e si appiattisce progressivamente; nello strato granuloso compaiono strutture nuove; quando arriva allo strato corneo ha perso il nucleo e gli organuli. È diventato un corneocita: una cellula morta, piatta, piena di cheratina.
Due di queste strutture meritano attenzione, perché spiegano cose che in cosmetica diamo per scontate.
I granuli di cheratoialina e l'origine dei fattori idratanti
Contengono una proteina, la profilaggrina. Salendo si trasforma in filaggrina, che ha il compito di aggregare i filamenti di cheratina tenendoli insieme come un cemento.
Ma la storia non finisce lì. Negli strati più superficiali la filaggrina viene a sua volta demolita da enzimi, e i frammenti che ne derivano — amminoacidi, acido pirrolidoncarbossilico, urea, citrato — sono ciò che chiamiamo Fattore Naturale di Idratazione.
Questo cambia il modo di leggere un'etichetta. L'urea di una crema non è una sostanza estranea che si aggiunge alla pelle: è la stessa molecola che la pelle produce da sé, alla fine del proprio ciclo di rinnovamento. Applicarla non è un trucco, è un reintegro — e spiega perché funziona così bene sulle pelli in cui quel ciclo è disturbato. Ne parlo nel dettaglio nell'articolo sull'urea e l'idratazione biomimetica.
C'è una conferma che arriva dalla genetica: le mutazioni del gene che codifica la filaggrina alterano la funzione barriera e sono un fattore predisponente maggiore per la dermatite atopica e per l'ittiosi volgare, condizioni in cui aumenta anche la perdita d'acqua transcutanea. Meno filaggrina significa meno cemento fra i filamenti e meno fattori idratanti a fine corsa.
I corpi di Odland, che preparano il distacco
Riversano il loro contenuto negli spazi fra le cellule, e sono due cose insieme: i lipidi che formano il cemento intercellulare — la malta fra i mattoni della barriera cutanea — e gli enzimi che governano la desquamazione.
La pelle, cioè, produce da sola i propri esfolianti. Non le manca il meccanismo: può mancarle la condizione perché funzioni.
Perché non vediamo la pelle sfaldarsi
In condizioni normali la desquamazione è invisibile, perché le cellule si staccano una alla volta o in gruppetti di tre o quattro. Diventa visibile solo quando la coesione fra corneociti aumenta e i gruppi si fanno grandi abbastanza da formare squame.
Dietro il distacco c'è una modifica chimica precisa: nello strato compatto prevale il colesterolo solfato, in quello superficiale il colesterolo libero. È questa trasformazione che allenta la presa fra le cellule e permette il distacco naturale.
Ne segue una cosa poco intuitiva: una pelle che desquama non ha necessariamente bisogno di più grassi. Può avere un problema di regolazione del distacco. È uno dei tre criteri con cui si descrive davvero un tipo di pelle, indipendente dal contenuto d'acqua e di lipidi — lo spiego nell'articolo sulle diverse tipologie di pelle.
Cosa rallenta il turnover
- L'età: è il fattore principale. Il ciclo si allunga progressivamente, e i corneociti restano adesi più a lungo.
- La disidratazione dello strato corneo: gli enzimi della desquamazione lavorano in ambiente acquoso. Su una superficie povera d'acqua rallentano, e il distacco si fa irregolare.
- Il danno solare: l'esposizione cronica ispessisce lo strato corneo e ne altera il ricambio.
- Una barriera compromessa: quando la componente lipidica manca, salta anche la parte del meccanismo affidata ai corpi di Odland.
Il risultato visibile è sempre lo stesso: superficie irregolare, grana ruvida, colorito opaco. È uno dei quattro meccanismi che stanno dietro una pelle spenta, e quello che risponde più in fretta.
Cosa si può fare davvero
Esfoliare con misura, non di più
L'esfoliazione chimica ed enzimatica lavora sull'adesione fra i corneociti, cioè aiuta l'ultimo passaggio di un processo che è già in corso. Una o due volte a settimana: oltre quella soglia non si accelera nulla, si assottiglia lo strato corneo e si porta in superficie tessuto che non ha completato la differenziazione.
Fra gli acidi, l'acido mandelico ha una molecola più grande del glicolico e penetra più lentamente, il che lo rende meglio tollerato. Il confronto fra le famiglie di acidi è nella guida agli acidi esfolianti, mentre il gesto pratico è spiegato in come esfoliare la pelle.
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Tenere idratato lo strato corneo
È la parte che quasi nessuno associa al turnover, ed è forse la più importante: senza acqua gli enzimi della desquamazione non lavorano. Idratare non serve solo a far apparire la pelle più morbida, serve a far funzionare il meccanismo che la rinnova.
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Se la sensazione di pelle che tira torna appena si salta un'applicazione, il problema è di idratazione e non di ricambio: la distinzione è in pelle secca o disidratata.
Proteggere dal sole
Il danno solare cumulativo altera il ricambio in modo stabile. È la misura con l'effetto più lungo e quella che si trascura di più.
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I trattamenti che lavorano su questo fronte sono raccolti nella collezione stimolazione del turnover cellulare.
Capire se una grana irregolare dipenda da un turnover rallentato, da disidratazione o da una barriera in difficoltà non si fa a occhio: sono tre situazioni che si somigliano e si trattano in modo diverso. È una valutazione da fare di persona, e nelle farmacie partner LeLang c'è un farmacista che può farla con te.
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Domande frequenti
Ogni quanto si rinnova la pelle del viso?
In media ogni trenta giorni circa, contando dal momento in cui la cellula lascia lo strato basale fino al distacco. Quattordici di quei giorni si consumano nel solo strato corneo. Il tempo si allunga progressivamente con l'età.
Si può accelerare il turnover cellulare?
Si può favorire il distacco delle cellule già pronte, e questo dà un effetto visibile in fretta. Non si può invece accelerare la differenziazione: è una sequenza di tappe biochimiche con tempi propri, e forzarla porta in superficie cellule immature. La superficie diventa più fragile, non più giovane.
Perché dopo l'esfoliazione la pelle sembra più luminosa solo per qualche giorno?
Perché si è rimosso ciò che era pronto a staccarsi, non si è cambiato il ritmo di produzione a monte. L'effetto dura finché il nuovo strato non arriva in superficie. È il motivo per cui la costanza conta più dell'intensità del singolo trattamento.
Il turnover è uguale su tutto il corpo?
No. Lo spessore dell'epidermide e la velocità di ricambio cambiano molto da zona a zona: il viso e il contorno occhi non si comportano come le mani o la pianta del piede. È una delle ragioni per cui i prodotti corpo non si trasferiscono automaticamente al viso.
La desquamazione visibile è sempre un problema?
Quando le squame sono visibili significa che la coesione fra i corneociti è aumentata: le cellule si staccano a gruppi grandi invece che a tre o quattro per volta. Se la cosa è persistente, si accompagna a prurito intenso, arrossamento marcato o lesioni, la valutazione spetta al dermatologo: alcune condizioni desquamative sono dermatologiche e un cosmetico non le risolve.
Le fonti di questo articolo
01 Jackson S.M., Williams M.L., Feingold K.R., Elias P.M., Pathobiology of the stratum corneum, Western Journal of Medicine, 158, marzo 1993, pp. 279-285
02 Palmer C.N.A. et al., Common loss-of-function variants of the epidermal barrier protein filaggrin are a major predisposing factor for atopic dermatitis, Nature Genetics, vol. 38 n. 4, aprile 2006, pp. 441-446
03 Rawlings A.V., Harding C.R., Moisturization and skin barrier function, Dermatologic Therapy, 2004
04 Proksch E., Brandner J.M., Jensen J.M., The skin: an indispensable barrier, Experimental Dermatology, 2008
Sul sito: come esfoliare la pelle · urea e idratazione biomimetica · la barriera cutanea · stimolazione del turnover cellulare

