Dal 31 luglio 2026 ogni cosmetico immesso per la prima volta sul mercato europeo deve dichiarare in etichetta un elenco di allergeni da fragranza molto più ampio di prima: da 26 sostanze a oltre 80. I prodotti già immessi prima di quella data possono restare in vendita fino al 31 luglio 2028.
Il risultato è che in questo momento, sullo stesso scaffale, convivono due generazioni di etichette dello stesso identico prodotto.
È la domanda che arriverà al banco nei prossimi mesi, e ha una risposta precisa: l'INCI si è allungato, la formula non è cambiata. Quelle sostanze erano già dentro, comprese nella dicitura parfum. Quello che è cambiato è l'obbligo di nominarle una per una.
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Che cosa prevede il Regolamento (UE) 2023/1545
Il regolamento, adottato dalla Commissione il 26 luglio 2023, modifica l'allegato III del Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Recepisce un parere del Comitato scientifico della sicurezza dei consumatori che aveva individuato 56 fragranze allergizzanti aggiuntive capaci di causare allergia nell'uomo e fino a quel momento non soggette all'obbligo di indicazione singola.
Con quell'aggiunta l'elenco delle sostanze odorose da dichiarare separatamente nell'INCI, quando superano le soglie previste dall'allegato, supera le ottanta voci. Fino ad allora erano 26.
Le soglie sono più basse di quanto si immagini
È il dato che rende utilizzabile tutto il resto del discorso: l'obbligo di dichiarazione individuale scatta a 0,001% nei prodotti che restano sulla pelle e a 0,01% in quelli da risciacquare.
Tradotto: leggere un nome in etichetta significa che è stata superata una quantità minima, non che la sostanza sia abbondante. È esattamente la lettura opposta a quella istintiva, ed è la ragione per cui un INCI più lungo non descrive una formula più carica.
Le due date, che non sono la stessa cosa
La distinzione tecnica conta, perché spiega la convivenza sullo scaffale.
- 31 luglio 2026 — immissione sul mercato. È la prima messa a disposizione di un prodotto nel mercato dell'Unione. Da questa data, ogni prodotto che entra per la prima volta deve essere conforme alle nuove disposizioni. Non sono previsti margini.
- 31 luglio 2028 — messa a disposizione sul mercato. È ogni fornitura successiva, per distribuzione, consumo o uso. I prodotti immessi prima del luglio 2026 possono continuare a circolare fino a questa data; dopo, anche le giacenze a scaffale vanno ritirate.
Tre anni per adeguare formule, etichette e materiali di confezionamento, cinque per smaltire ciò che era già in circolazione: è il periodo transitorio scelto dal legislatore proprio per l'alto numero di prodotti coinvolti.
Perché questo arriva al banco
Perché l'etichetta è l'unica parte del prodotto che il cliente legge davvero, e un elenco di ingredienti improvvisamente più lungo viene interpretato in un modo solo: ci hanno messo qualcosa dentro.
La lettura corretta è l'opposto. Le composizioni profumanti sono sempre state dichiarate in blocco sotto la voce parfum, che può contenere decine di materie prime diverse. Estrarne alcune e nominarle singolarmente non aggiunge nulla alla formula: rende visibile ciò che era già presente ma raggruppato.
La frase che funziona al banco è corta: "non è cambiata la crema, è cambiato quanto le è permesso tenere nascosto". Vedere più nomi in etichetta significa avere più informazioni, non un prodotto meno sicuro.
Per chi ha un'allergia accertata cambia molto
È la ragione per cui il regolamento esiste, e vale la pena dirla per prima quando il cliente è una persona che ha già avuto una dermatite allergica da contatto.
Chi conosce la sostanza a cui è sensibilizzato — tipicamente da un patch test dermatologico — finora poteva trovarsela davanti mascherata dentro un generico parfum, senza modo di riconoscerla. Da oggi, se supera la soglia, la trova scritta. Per quella persona non è un dettaglio burocratico: è la differenza tra poter scegliere e non poterlo fare.
Per tutti gli altri, il punto resta quello di sempre: la profumazione è la prima causa di sensibilizzazione da contatto in cosmetica, e su una pelle che si irrita spesso è la prima variabile da togliere.
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Sulle cuti reattive con componente vascolare il ragionamento è lo stesso, ma con un margine ancora più stretto: più la barriera è compromessa, più conta ridurre il numero di stimoli invece di aggiungerne di nuovi.
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Tre cose da non dire
Sono le semplificazioni più probabili, e ognuna crea un problema diverso.
- "Adesso sono più sicuri." La sicurezza del prodotto era già valutata prima: cambia la trasparenza dell'informazione, non il profilo di sicurezza della formula.
- "Se c'è scritto un allergene, fa male." Un allergene da fragranza è un problema per chi è sensibilizzato a quella sostanza, non per la popolazione generale. La percentuale di persone che sviluppa una dermatite allergica da contatto resta contenuta e stabile.
- "Prendi quello con la lista più corta." Una lista corta può semplicemente appartenere alla vecchia etichettatura, o a un prodotto immesso prima del luglio 2026. La lunghezza dell'INCI, in questa fase, non è un indicatore di nulla.
Come usarlo come occasione di consiglio
Un cliente che si ferma a guardare l'etichetta è un cliente che ha già aperto la conversazione: è il momento in cui la farmacia può fare quello che nessun canale online fa, cioè leggere quell'etichetta insieme a lui e dirgli quale parte lo riguarda.
Le domande utili sono tre: se ha mai avuto reazioni cutanee documentate, se ha mai fatto un patch test, e quali prodotti sta usando adesso in totale — perché la sensibilizzazione dipende dall'esposizione cumulativa, non dal singolo tubetto.
Attenzione al confine: l'allergia si diagnostica con un test dermatologico, non leggendo un INCI. Davanti a reazioni ripetute, il consiglio corretto è la visita dermatologica con patch test, che identifica la sostanza responsabile. Il cosmetico si sceglie dopo, sulla base di quel risultato.
Il quadro normativo di questi mesi
Questa scadenza non arriva da sola: si somma ad altri due passaggi che interessano direttamente il banco. Il Regolamento UE 2026/78 sulle sostanze CMR e i nuovi limiti sul retinolo attesi entro maggio 2027 seguono la stessa logica: adeguamento graduale, con periodi transitori durante i quali sullo scaffale convivono prodotti conformi a regole diverse.
Per chi sta al banco la conseguenza pratica è una sola, e vale per tutti e tre: durante un transitorio, la data di immissione conta più dell'aspetto della confezione. Un prodotto perfettamente legittimo può avere un'etichetta diversa da quella del suo gemello arrivato tre mesi dopo.
In sintesi
Nessun ritiro, nessuna riformulazione obbligatoria per motivi di sicurezza, nessun allarme da trasmettere. Un obbligo di informazione più esteso, un periodo in cui le etichette non saranno omogenee, e un'occasione concreta per spiegare al cliente qualcosa che gli serve davvero.
Le formule LeLang sono distribuite attraverso le farmacie partner proprio perché questo tipo di conversazione ha bisogno di un banco e di qualcuno che sappia condurla.
Le fonti di questo articolo
01 Regolamento (UE) 2023/1545 della Commissione del 26 luglio 2023, che modifica il regolamento (CE) n. 1223/2009 per quanto riguarda l'etichettatura delle fragranze allergizzanti nei prodotti cosmetici
02 Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici, allegato III
03 Comitato scientifico della sicurezza dei consumatori, parere sulle fragranze allergizzanti nei prodotti cosmetici, SCCS/1459/11, 26-27 giugno 2012
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