Viso femminile accanto a un modello molecolare e a un vasetto di crema con ceramidi
Glossario ingredienti

Ceramidi per la pelle: cosa sono e quando servono davvero

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

11 min di lettura

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Le ceramidi sono uno di quegli ingredienti che tutti nominano e quasi nessuno spiega fino in fondo. Compaiono sui pack come garanzia di serietà, vengono associate genericamente a "barriera" e "idratazione", e finiscono per essere trattate come un attivo qualunque da aggiungere alla lista. In realtà non sono un attivo: sono un componente strutturale della pelle, e questo cambia il modo in cui vanno lette in un'etichetta.

Vale la pena capirle bene, perché sono anche l'ingrediente su cui si costruiscono più equivoci commerciali. Una crema che le contiene non è automaticamente migliore di una che non le contiene, e una pelle che non ne ha bisogno non ne trae alcun vantaggio misurabile.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

Che cosa sono le ceramidi

Sono lipidi complessi, appartenenti alla famiglia degli sfingolipidi, che costituiscono la matrice in cui sono immerse le cellule dello strato corneo. Il modello che si usa per spiegarlo è quello del muro: i corneociti sono i mattoni, i lipidi intercellulari sono la malta. Senza malta il muro sta in piedi male, lascia passare l'acqua verso l'esterno e lascia entrare dall'esterno ciò che non dovrebbe entrare.

Non esiste "la ceramide" al singolare. Nella letteratura sullo strato corneo umano se ne descrivono numerose classi, arrivando a diciannove nelle rassegne più recenti, distinte in base al tipo di base sfingoide e di acido grasso che le compongono. Ognuna ha un ruolo leggermente diverso nell'organizzazione della matrice lipidica, e la loro proporzione reciproca conta quanto la quantità totale.

I numeri della barriera

Qui c'è il dato che rende evidente perché se ne parli tanto. I lipidi dello strato corneo umano sono composti per circa il 50% da ceramidi, per il 25% da colesterolo e per il 10-15% da acidi grassi liberi. Le ceramidi sono cioè la metà esatta della struttura che tiene insieme la superficie della pelle e ne regola la permeabilità.

Quando questa proporzione si altera, il risultato si misura: aumenta la perdita di acqua transepidermica, la pelle diventa più permeabile agli irritanti e più reattiva. È lo stesso meccanismo che descriviamo nell'articolo sulla barriera cutanea e su come ripararla, visto però dal lato della composizione chimica anziché da quello dei sintomi.

Accanto alla composizione, la ricerca recente mette un secondo parametro: il pH dello strato corneo. Una revisione pubblicata nel 2025 sul Journal of Dermatological Science descrive pH e ceramidi come regolatori e, insieme, come indicatori della funzione barriera nella dermatite atopica. Il motivo è concreto: gli enzimi che completano la formazione delle ceramidi nello strato corneo lavorano in ambiente acido. Quando la superficie della pelle diventa meno acida, la barriera fatica a ricostruirsi anche se i lipidi ci sono. È uno dei motivi per cui la detersione conta quanto la crema.

Da ricordare: le ceramidi non idratano nel senso in cui idrata l'acido ialuronico. Non richiamano acqua, la trattengono impedendole di evaporare. Sono un sistema di contenimento, non un serbatoio. Per questo funzionano meglio in coppia con un umettante che l'acqua la porta.

Perché la pelle le perde

La produzione di ceramidi non è costante nel tempo né uguale per tutti. Diminuisce per ragioni fisiologiche e per ragioni che dipendono da quello che facciamo alla nostra pelle ogni giorno.

  • Età: con l'avanzare degli anni si registra una riduzione significativa di tutte le principali specie lipidiche dello strato corneo, ceramidi comprese. È uno dei motivi per cui la pelle matura tende alla secchezza anche in chi da giovane aveva pelle grassa.
  • Stagione e clima: freddo, vento e aria secca degli ambienti riscaldati alterano il profilo lipidico. Non è un'impressione: la composizione dello strato corneo varia misurabilmente tra inverno ed estate.
  • Detersione aggressiva: tensioattivi troppo forti, acqua molto calda e lavaggi frequenti rimuovono lipidi insieme allo sporco.
  • Condizioni dermatologiche: nella dermatite atopica il deficit di ceramidi è una caratteristica documentata e centrale nella fisiopatologia della malattia. Alterazioni del film lipidico sono descritte anche nella dermatite seborroica e in altre condizioni infiammatorie.
  • Uso scorretto di esfolianti e retinoidi: non sono nemici della barriera in sé, ma la frequenza sbagliata la assottiglia.

Ceramidi vegetali, biomimetiche, fitoceramidi: le differenze

In cosmetica le ceramidi che si usano oggi sono quasi sempre di sintesi biomimetica: molecole identiche o analoghe a quelle umane, prodotte in laboratorio. È la strada più affidabile, perché consente di controllare purezza e struttura. Le cosiddette fitoceramidi, estratte da riso, grano o mais, hanno struttura simile ma non identica, e la loro efficacia dipende molto dal grado di raffinazione.

Esiste poi una terza via, quella dei precursori. La fitosfingosina e la sfingosina non sono ceramidi complete: sono i mattoni da cui la pelle le costruisce. L'idea è fornire il materiale grezzo e lasciare che sia l'epidermide a sintetizzare quello che le serve. In molte formule ben costruite si trovano insieme, ceramidi finite e precursori, per coprire entrambi i tempi di azione.

Il punto che quasi nessuno spiega: da sole non bastano

Questa è la parte che nelle comunicazioni di prodotto sparisce quasi sempre, e invece è la più utile da sapere. La ricerca sulla riparazione della barriera ha mostrato che i lipidi fisiologici funzionano in miscela, nelle proporzioni in cui la pelle li usa: ceramidi, colesterolo e acidi grassi insieme. Applicare una sola delle tre famiglie in dose elevata non produce lo stesso effetto e, negli studi sul recupero della barriera nella pelle cronologicamente invecchiata, miscele incomplete si sono rivelate meno efficaci di quelle complete.

Il punto è stato ripreso da una revisione pubblicata nel 2024 sull'International Journal of Cosmetic Science, dedicata proprio al ruolo delle ceramidi nella barriera e alla loro formulazione: l'effetto sull'organizzazione lamellare dello strato corneo dipende dal rapporto con colesterolo e acidi grassi liberi. In altre parole, non conta solo quante ceramidi ci sono in una crema, ma con che cosa sono state messe insieme.

La conseguenza pratica è semplice: una crema che vanta "ceramidi" in etichetta ma non ha nessuna delle altre due componenti sta offrendo un terzo del sistema. Al contrario, una formula ben costruita con burri, oli e colesterolo può sostenere la barriera in modo eccellente anche senza scrivere "ceramidi" sul fronte del pack. L'ingrediente da solo non è un criterio di qualità, la formula nel suo insieme sì.

Come si leggono in INCI

Nell'elenco degli ingredienti le ceramidi hanno una nomenclatura precisa, che dal 2018 circa segue una logica basata sulla struttura chimica invece che sulla vecchia numerazione. Ecco le più frequenti e cosa significa la sigla:

  1. Ceramide NP (in passato Ceramide 3): la più diffusa nelle formule cosmetiche, ben studiata sul reintegro della barriera.
  2. Ceramide AP (Ceramide 6 II): spesso abbinata alla NP, contribuisce alla coesione della matrice lipidica.
  3. Ceramide EOP (Ceramide 1): struttura più complessa, con una catena esterificata; ha un ruolo importante nell'organizzazione degli strati lipidici.
  4. Ceramide NS (Ceramide 2): tra le più abbondanti nello strato corneo umano.
  5. Phytosphingosine e Sphingosine: precursori, non ceramidi finite.
  6. Cholesterol e acidi grassi come Behenic acid o Stearic acid: le altre due gambe del sistema. Se ci sono, la formula ragiona per lipidi fisiologici e non per singolo ingrediente da comunicare.

Attenzione alla posizione in etichetta. Le ceramidi si usano a percentuali molto basse, spesso sotto l'1%: trovarle in fondo all'INCI è normale e non indica di per sé una formula povera. Il segnale più informativo non è dove compaiono, ma se sono accompagnate da colesterolo e acidi grassi.

A chi servono davvero, e a chi no

Non sono un ingrediente universale e non tutte le pelli ne traggono lo stesso beneficio. Hanno senso soprattutto in questi casi:

  • pelle secca o con tendenza atopica, dove il deficit lipidico è strutturale
  • pelle sensibile e reattiva, con soglia di tolleranza abbassata
  • pelle in trattamento con esfolianti, retinoidi o protocolli dermatologici, per contenere il costo sulla barriera
  • pelle matura, per compensare la riduzione fisiologica dei lipidi
  • cambio di stagione e mesi freddi, quando il profilo lipidico si impoverisce

Hanno invece un ruolo marginale su una pelle giovane, grassa, con barriera integra e nessun segno di secchezza o reattività: in quel caso la priorità è altrove. Se non sei sicura di quale sia la tua situazione, l'articolo su pelle secca e pelle disidratata chiarisce la distinzione, che è esattamente quella che decide se le ceramidi ti servono o no.

Come inserirle nella routine

Le ceramidi si applicano nella fase occlusiva, quindi dopo i sieri e prima dell'eventuale protezione solare. La sera possono essere l'ultimo passaggio. Non hanno incompatibilità note con gli altri attivi e non richiedono precauzioni particolari, il che le rende uno degli ingredienti più semplici da gestire.

La logica più efficace è a strati: prima un umettante che porta acqua, come l'acido ialuronico o l'urea a bassa concentrazione, poi il lipidico che la trattiene. L'ordine inverso è meno efficace, perché si sigilla una pelle che non ha ancora ricevuto nulla da trattenere.

Nella gamma LeLang le ceramidi compaiono nel siero pensato per le pelli sensibili con rossori e couperose, dove lavorano accanto ai peptidi e all'acqua termale, e nella maschera anti-age, in abbinamento ad argilla rosa, coenzima Q10 e tripeptide.

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Quando invece la priorità è calmare una pelle reattiva o restituire lipidi a una pelle che ne ha persi troppi, il lavoro si fa con formule mirate su queste due funzioni.

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L'intera selezione LeLang per pelle secca è costruita sulla logica dei lipidi fisiologici in miscela, non del singolo ingrediente da comunicare in etichetta.

Capire se il tuo problema è un deficit di lipidi o un deficit d'acqua non sempre si fa allo specchio, ed è esattamente la distinzione che decide se le ceramidi ti servono. Nelle farmacie partner LeLang trovi chi può valutarlo prima di consigliarti un prodotto.

Domande frequenti sulle ceramidi

Le ceramidi vanno bene per la pelle grassa?

Sì, se c'è disidratazione o se la pelle è sotto trattamento con acidi o retinoidi. Le ceramidi non sono comedogeniche di per sé: il problema semmai è la texture del prodotto che le veicola. Su una pelle grassa conviene cercarle in emulsioni leggere piuttosto che in creme ricche.

Ceramidi o acido ialuronico: quale scegliere?

La domanda è mal posta, perché fanno cose diverse. L'acido ialuronico richiama e trattiene acqua nello strato corneo, le ceramidi impediscono che quell'acqua evapori. Usati insieme si potenziano; usato da solo, l'umettante su una barriera danneggiata rende molto meno.

Le ceramidi vegetali funzionano come quelle biomimetiche?

Non esattamente. Le fitoceramidi hanno struttura simile ma non identica a quelle umane, e la loro efficacia dipende dalla purezza e dalla forma in cui vengono utilizzate. Le ceramidi biomimetiche di sintesi replicano più fedelmente la molecola fisiologica e sono quelle su cui esiste la documentazione più solida.

Quanto tempo ci vuole per vedere risultati?

Il comfort immediato, cioè la sensazione di pelle meno tirata, si percepisce nel giro di pochi giorni. Il recupero effettivo della funzione barriera richiede più tempo, indicativamente da due a quattro settimane di uso costante, perché lo strato corneo ha bisogno di completare almeno un ciclo di rinnovamento.

Si possono usare tutti i giorni?

Sì, mattina e sera, senza limitazioni. Non danno assuefazione e non "pigrizia cutanea": la pelle non smette di produrre le proprie ceramidi perché ne riceve dall'esterno. È uno dei falsi miti più diffusi su questa categoria.

In sintesi

Le ceramidi sono la metà dei lipidi che tengono insieme lo strato corneo, e la loro riduzione, che sia dovuta all'età, al freddo o a una detersione troppo aggressiva, si traduce in una pelle che perde acqua e si irrita facilmente. Reintegrarle ha senso, ma il criterio giusto non è la presenza della parola in etichetta: è la costruzione della formula nel suo insieme, con colesterolo e acidi grassi accanto, e un umettante che dia loro qualcosa da trattenere.

Le fonti di questo articolo

01 Feingold K.R., Elias P.M., Role of lipids in the formation and maintenance of the cutaneous permeability barrier, Biochimica et Biophysica Acta, 2014; 1841(3): 280-294.
02 van Smeden J., Bouwstra J.A., Stratum Corneum Lipids: Their Role for the Skin Barrier Function in Healthy Subjects and Atopic Dermatitis Patients, Current Problems in Dermatology, 2016; 49: 8-26.
03 Man M.Q., Feingold K.R., Thornfeldt C.R., Elias P.M., Optimization of physiological lipid mixtures for barrier repair, Journal of Investigative Dermatology, 1996; 106(5): 1096-1101.
04 Zettersten E.M. et al., Optimal ratios of topical stratum corneum lipids improve barrier recovery in chronologically aged skin, Journal of the American Academy of Dermatology, 1997; 37(3): 403-408.
05 Rawlings A.V., Harding C.R., Moisturization and skin barrier function, Dermatologic Therapy, 2004; 17(Suppl 1): 43-48.
06 Review, The role of ceramides in skin barrier function and the importance of their correct formulation for skincare applications, International Journal of Cosmetic Science, 2024.
07 Review, Stratum corneum pH and ceramides: Key regulators and biomarkers of skin barrier function in atopic dermatitis, Journal of Dermatological Science, 2025.

Chi ha scritto questo articolo. Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Segue in prima persona la selezione degli attivi e la costruzione dei protocolli cosmetici del marchio. Le informazioni di questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un medico.

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