Donna con macchie scure sullo zigomo accanto a una ciotola di polvere di acido kojico e chicchi di riso
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Acido kojico: cosa fa sulle macchie e a che percentuale

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

Nasce dalla fermentazione, precisamente dai funghi impiegati da secoli in Giappone per il riso e il saké, e in cosmetica è uno dei pochi attivi schiarenti con una storia d'uso lunga e documentata. Sull'etichetta si legge Kojic Acid, oppure nella forma esterificata Kojic Dipalmitate.

L'acido kojico agisce sullo stesso enzima dell'idrochinone, ma per una via diversa: sottrae il rame al sito attivo della tirosinasi. È un meccanismo elegante e ha due conseguenze pratiche, una percentuale massima fissata per legge e un problema di stabilità che decide la qualità del prodotto.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Come funziona

La tirosinasi è un enzima rame-dipendente: senza quello ione nel suo sito attivo non lavora. L'acido kojico lo chela, cioè lo lega e lo rende indisponibile, e la produzione di melanina rallenta.

Non distrugge il pigmento già presente. Agisce su quello che verrebbe prodotto da qui in avanti, ed è il motivo per cui i risultati si vedono nell'arco di settimane e non di giorni: bisogna aspettare che lo strato corneo si rinnovi portando via il pigmento vecchio. Il ritmo di quel ricambio è spiegato nell'articolo sul turnover cellulare.

La percentuale, e perché non può salire

La valutazione di sicurezza europea ha fissato il tetto per l'uso cosmetico all'1% nei prodotti per viso e mani. Non è un limite simbolico: sopra certe concentrazioni l'acido kojico dà sensibilizzazione, e la dermatite da contatto è l'effetto avverso più riportato in letteratura.

Quindi una crema che dichiara percentuali molto alte di acido kojico o non le ha davvero, o non è conforme. È una delle poche verifiche che si possono fare in due secondi guardando una confezione.

Il problema dell'ossidazione

È una molecola instabile alla luce, all'aria e alle variazioni di pH: si ossida e imbrunisce. Un prodotto che dopo qualche settimana vira verso il giallo scuro o l'ambrato sta dicendo che l'attivo si sta degradando, e un attivo degradato non fa quello per cui è stato messo.

Da qui due scelte formulative che vale la pena riconoscere. La prima è il Kojic Dipalmitate, l'estere con acido palmitico: molto più stabile, liposolubile, con una cessione più graduale. La seconda è il packaging: airless o tubo opaco, mai il vasetto trasparente da aprire ogni giorno.

Con cosa si combina

Da solo non basta quasi mai, e questa non è una debolezza di questa molecola in particolare: nella cosmetica delle discromie la combinazione è la strategia, perché la catena che porta al pigmento ha più punti attaccabili.

  1. Con la niacinamide, che lavora più a valle ostacolando il trasferimento del pigmento verso le cellule superficiali.
  2. Con la vitamina C, che aggiunge l'attività antiossidante e a sua volta interferisce con la tirosinasi.
  3. Con gli alfaidrossiacidi, che accelerano l'allontanamento dei corneociti già pigmentati e migliorano la penetrazione degli altri attivi.

Quando si usa

In autunno e in inverno. Non è una convenzione estetica: un trattamento sulle macchie richiede settimane, e farlo mentre l'irraggiamento è al massimo significa rimettere ogni giorno il pigmento che si sta cercando di ridurre.

La fotoprotezione quotidiana non è un accessorio del trattamento, è la metà del trattamento, e va mantenuta anche dopo. Quanto conti il vostro fototipo in questa storia è spiegato a parte.

Un cosmetico non tratta alcuna condizione clinica e non può dichiararlo, secondo il Regolamento CE 1223/2009 e il Regolamento UE 655/2013. Il melasma e ogni macchia che cambia forma, colore o dimensione vanno valutati dal medico.

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Domande frequenti

Cos'è l'acido kojico?

L'acido kojico è una molecola che nasce dalla fermentazione, in particolare dai funghi usati da secoli in Giappone per la lavorazione del riso e del saké. In cosmetica è uno dei pochi attivi schiarenti con una lunga storia d'uso documentata. In etichetta compare come Kojic Acid oppure, nella forma esterificata e più stabile, come Kojic Dipalmitate.

Come agisce l'acido kojico sulle macchie?

Lavora sulla tirosinasi, l'enzima che avvia la produzione di melanina e che per funzionare ha bisogno di uno ione rame. L'acido kojico lega questo rame e lo rende indisponibile, così la sintesi del pigmento rallenta. Non agisce sul pigmento già presente ma su quello che si formerebbe in seguito: per questo i risultati si apprezzano nell'arco di settimane, man mano che lo strato corneo si rinnova.

Qual è la concentrazione massima di acido kojico nei cosmetici?

La valutazione di sicurezza europea ha fissato il limite all'1% nei prodotti per viso e mani. Sopra certe concentrazioni l'acido kojico può dare sensibilizzazione, e la dermatite da contatto è l'effetto avverso più riportato in letteratura. Un prodotto che dichiara percentuali molto più alte merita quindi attenzione: è una verifica semplice, che si fa leggendo la confezione.

Perché una crema all'acido kojico cambia colore?

Perché la molecola è sensibile a luce, aria e variazioni di pH: ossidandosi tende a imbrunire. Un prodotto che dopo qualche settimana vira verso il giallo scuro o l'ambrato indica che l'attivo si sta degradando. Per questo le formule più curate usano spesso il Kojic Dipalmitate, più stabile, e confezioni airless o tubi opachi al posto del vasetto trasparente.

Con cosa si abbina l'acido kojico?

Con attivi che lavorano su altri punti della catena che porta al pigmento: la niacinamide, che ostacola il trasferimento della melanina verso le cellule superficiali, la vitamina C, che aggiunge un'azione antiossidante, e gli alfaidrossiacidi, che favoriscono il ricambio dello strato corneo. Il periodo ideale è l'autunno e l'inverno, sempre con una protezione solare quotidiana che accompagna il trattamento anche dopo.

Le fonti di questo articolo

  1. Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori (SCCS), parere sull'acido kojico nei prodotti cosmetici.
  2. Rivas S., Pandya A.G. (2013). "Treatment of melasma with topical agents, peels and lasers: an evidence-based review". American Journal of Clinical Dermatology, vol. 14, n. 5, pp. 359-376.
  3. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici.
  4. Regolamento (UE) n. 655/2013 della Commissione, criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici.

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