Nelle formule anti-macchia compaiono due nomi che sembrano varianti commerciali dello stesso ingrediente e non lo sono: Arbutin e Alpha-Arbutin. Cambiano stabilità, efficacia e percentuale d'uso, quindi cambia anche cosa è ragionevole aspettarsi.
L'arbutina è il glucoside dell'idrochinone: la stessa struttura, con una molecola di zucchero attaccata. Quel legame la rende più stabile, più tollerata e molto meno aggressiva, ed è il motivo per cui è ammessa in cosmetica mentre la molecola da cui deriva non lo è.
Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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Da dove viene e come lavora
In natura si trova nelle foglie di uva ursina, Arctostaphylos uva-ursi, e in altre ericacee; quella impiegata in cosmetica è di sintesi. Agisce inibendo la tirosinasi, l'enzima che avvia la produzione di melanina, lo stesso bersaglio dell'idrochinone e dell'acido kojico.
Il legame con lo zucchero fa da freno: l'attività è più graduale e molto meno irritante. Si guadagna in tollerabilità quello che si perde in potenza, ed è esattamente lo scambio su cui è costruita la cosmetica delle discromie.
Alfa o beta: dov'è la differenza
La differenza sta nell'orientamento del legame glucosidico, e non è un dettaglio da chimici.
- Arbutina (forma beta): la classica, meno stabile in ambiente acido, efficacia più modesta.
- Alfa-arbutina: più stabile e con un'affinità maggiore per l'enzima, quindi attiva a percentuali molto più basse. Costa di più, e quando compare in etichetta è un indizio che sulla formula si è investito.
Le valutazioni di sicurezza europee hanno indicato come accettabili concentrazioni fino al 2% per l'alfa-arbutina nei prodotti per il viso e valori più alti per l'arbutina classica, con limiti più bassi per i prodotti corpo, dove la superficie trattata è molto maggiore.
Cosa aspettarsi, in tempi reali
Nessuna delle due cancella una macchia. Quello che si osserva è una riduzione graduale del contrasto fra la zona pigmentata e la pelle intorno, su un orizzonte di otto-dodici settimane di uso quotidiano.
Chi smette dopo tre settimane conclude che non funziona, ed è la storia più comune che sento raccontare al banco. La ragione è semplice: l'attivo lavora sul pigmento che verrebbe prodotto, non su quello già depositato, che se ne va solo con il ricambio dello strato corneo.
Il dimethylmethoxy chromanyl palmitate che trovate accanto
Nelle formule anti-macchia costruite bene, vicino all'arbutina, compare spesso un INCI lungo e poco amichevole: Dimethylmethoxy Chromanyl Palmitate, che in gergo di laboratorio diventa DMCP. Non è un depigmentante, e capire perché sta lì spiega come è pensata la formula.
È una molecola di sintesi costruita sullo scheletro del cromanolo, lo stesso su cui è costruita la vitamina E, resa più stabile e legata all'acido palmitico per renderla liposolubile. Lavora come antiossidante ad ampio raggio, sulle specie reattive dell'ossigeno e dell'azoto, e si usa in frazioni di punto percentuale nella fase grassa del prodotto.
Il punto è la divisione dei compiti. L'arbutina frena l'enzima; il DMCP lavora a monte, sullo stress ossidativo e sull'infiammazione da cui nasce buona parte delle iperpigmentazioni, quelle che compaiono dopo un brufolo o una scottatura. Sono due piani diversi dello stesso problema, ed è il motivo per cui nelle formule serie non si sceglie fra l'uno e l'altro.
Non aspettatevi che schiarisca qualcosa da solo: è un ingrediente di contesto, come lo sono gli altri antiossidanti. La sua presenza in etichetta dice però una cosa precisa, cioè che la formula è stata pensata su più livelli e non su un solo attivo di richiamo.
Come si legge in etichetta
- Guardate quale delle due forme è dichiarata. Alpha-Arbutin e Arbutin non sono sinonimi.
- Guardate la compagnia. Accanto a niacinamide, vitamina C o un alfaidrossiacido il ragionamento formulativo c'è; da sola, in fondo all'INCI, molto meno.
- Guardate il contenitore. Vale per tutti gli attivi di questa famiglia: luce e aria sono nemici, il vasetto trasparente è la scelta peggiore.
- Diffidate delle promesse rapide. Su questa categoria di prodotti sono il segnale più affidabile che qualcosa non torna.
Un cosmetico non tratta alcuna condizione clinica e non può dichiararlo, secondo il Regolamento CE 1223/2009 e il Regolamento UE 655/2013. Il melasma, le macchie che compaiono all'improvviso e ogni lesione pigmentata che cambia aspetto vanno valutati dal medico.
La parte che decide il risultato
La fotoprotezione quotidiana, tutto l'anno. Un trattamento sulle discromie senza protezione solare è un lavoro fatto e disfatto ogni giorno, e questo vale qualunque attivo ci sia nella crema. Il resto del quadro è nell'articolo sulle discromie cutanee.
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Domande frequenti
Cos'è l'arbutina?
L'arbutina è il glucoside dell'idrochinone, cioè la stessa struttura con una molecola di zucchero legata. In natura si trova nelle foglie di uva ursina e di altre ericacee, mentre quella usata in cosmetica è di sintesi. Il legame con lo zucchero la rende più stabile e molto più tollerata, ed è per questo che è ammessa nei cosmetici.
Che differenza c'è fra arbutina e alfa-arbutina?
Cambia l'orientamento del legame con lo zucchero, e la differenza ha effetti concreti. L'arbutina classica, o forma beta, è meno stabile in ambiente acido e ha un'efficacia più modesta. L'alfa-arbutina è più stabile, ha una maggiore affinità per la tirosinasi e lavora a percentuali molto più basse. In etichetta compaiono come Arbutin e Alpha-Arbutin, che non sono sinonimi.
Quanto tempo serve per vedere i risultati dell'arbutina?
L'orizzonte realistico è di otto-dodici settimane di uso quotidiano. L'arbutina lavora sul pigmento che verrebbe prodotto e non su quello già depositato, che si allontana solo con il ricambio dello strato corneo. Quello che si osserva è una riduzione graduale del contrasto fra la macchia e la pelle intorno, per questo la costanza conta più della fretta.
L'arbutina è la stessa cosa dell'idrochinone?
No. Ne condivide la struttura di base e il bersaglio, la tirosinasi, ma il legame con lo zucchero ne frena l'attività e la rende molto meno aggressiva. Si guadagna in tollerabilità ciò che si perde in potenza. Le valutazioni di sicurezza europee indicano come accettabile fino al 2% di alfa-arbutina nei prodotti per il viso, con limiti più bassi per i prodotti corpo.
Perché accanto all'arbutina si trova spesso il dimethylmethoxy chromanyl palmitate?
Perché svolgono compiti diversi. L'arbutina frena l'enzima che produce la melanina, mentre il dimethylmethoxy chromanyl palmitate è un antiossidante liposolubile costruito sullo stesso scheletro della vitamina E, che lavora sullo stress ossidativo e sull'infiammazione da cui nascono molte iperpigmentazioni. Da solo non schiarisce, ma la sua presenza indica una formula pensata su più livelli.
Le fonti di questo articolo
- Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori (SCCS), pareri sull'alfa-arbutina e sull'arbutina nei prodotti cosmetici.
- Rivas S., Pandya A.G. (2013). "Treatment of melasma with topical agents, peels and lasers: an evidence-based review". American Journal of Clinical Dermatology, vol. 14, n. 5, pp. 359-376.
- Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici.
- Regolamento (UE) n. 655/2013 della Commissione, criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici.
Sul sito: Acido kojico · Idrochinone · Niacinamide · Vitamina E

