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Glicogeno in cosmetica, riserva di energia per le cellule della pelle
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Glicogeno per la pelle: cos'è e cosa fa davvero

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

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Il glicogeno è la riserva di energia che le cellule tengono da parte per i momenti in cui serve. Lo conosciamo dai muscoli e dal fegato, ma ce n'è anche nella pelle, e la quantità diminuisce con l'età. Da qui l'idea di riportarlo dall'esterno: una strada diversa da quella dei soliti attivi, perché non aggiunge una funzione, restituisce il carburante per farne diverse.

Che cos'è il glicogeno e perché la pelle ne ha bisogno

Il glicogeno è un polisaccaride: tante molecole di glucosio agganciate una all'altra in una struttura molto ramificata e molto compatta. Serve a immagazzinare glucosio nel minor spazio possibile, pronto a essere liberato quando la cellula deve produrre ATP, la moneta energetica di ogni processo biologico.

Che ce ne fosse anche nella pelle lo si sa dagli anni Sessanta, quando Halprin e Ohkawara lo documentarono sul Journal of Investigative Dermatology. Le cellule cutanee sono metabolicamente impegnate: riparano, si rinnovano, fabbricano collagene e acido ialuronico, e neutralizzano i danni di sole e inquinamento. Tutto questo costa energia. Quando la disponibilità energetica cala, calano anche le produzioni che ne dipendono.

Non è zucchero nel senso alimentare del termine, e non ha niente a che vedere con la glicazione, il processo in cui gli zuccheri liberi si legano al collagene e lo irrigidiscono. Il glicogeno è glucosio già impacchettato e destinato al metabolismo cellulare, non zucchero circolante.

Glicogeno vegetale: perché il fitoglicogeno ha cambiato le regole

C'era un problema pratico. Il glicogeno è una molecola animale, e per anni l'unico modo di averlo in cosmetica è stato estrarlo da fonti animali. La soluzione è arrivata dal mais dolce: alcune varietà producono e conservano fitoglicogeno, una molecola chimicamente identica a quella animale.

La differenza con gli altri polisaccaridi vegetali sta nelle ramificazioni. L'amilopectina del mais comune si ramifica ogni venti unità di glucosio; il fitoglicogeno ogni dieci, cioè il doppio. È questa densità di ramificazioni a dargli una forma sferica e compatta, con una capacità di legare acqua alta e una viscosità bassa: trattiene senza appesantire.

In etichetta lo trovi come Glycogen. Il materiale che usiamo arriva da mais dolce non OGM ed è estratto con un processo ad acqua, senza solventi.

Cosa fa il glicogeno sulla pelle

I dati che seguono vengono dai test del produttore dell'attivo, non da studi indipendenti pubblicati: vanno letti come indicazione della direzione, non come misure definitive.

In laboratorio, su cellule cutanee coltivate, il fitoglicogeno ha aumentato la produzione di ATP di quasi il cinquanta per cento in ventiquattro ore. Su fibroblasti, la proliferazione è salita del venti per cento e l'attività metabolica del dodici. Con più energia disponibile, i fibroblasti hanno anche prodotto più materiale: l'acido ialuronico rilasciato è aumentato dell'ottantatré per cento rispetto al controllo, con un aumento parallelo del collagene di tipo I.

Sulle persone, uno studio contro placebo su sessantatré volontarie fra i cinquantuno e i sessantacinque anni, con crema allo 0,1% applicata due volte al giorno per sei settimane, ha registrato un'idratazione superiore del cinquantatré per cento rispetto alla partenza già un'ora dopo la prima applicazione, con l'effetto ancora presente a due e a sei settimane. Nello stesso studio l'uniformità del tono è migliorata rispetto al placebo.

Sulle rughe circolano numeri più vistosi, ma sono stati ottenuti su un sottogruppo di quattro-cinque persone: troppo poche perché il dato sia solido, e preferiamo dirlo invece di riportarlo.

Glicogeno e acido ialuronico: la coppia che rende di più

La parte più interessante riguarda l'abbinamento. In un test su tredici volontari sono state confrontate tre formule a parità di attivo totale: solo fitoglicogeno, solo acido ialuronico, e i due insieme a metà concentrazione ciascuno.

Da soli i due hanno dato risultati paragonabili. Insieme, alla metà della dose, hanno fatto meglio di entrambi presi singolarmente. È una sinergia vera: non si sommano, si potenziano. Ha senso, se si guarda il meccanismo — uno trattiene acqua in superficie, l'altro dà ai fibroblasti l'energia per produrne di propria.

Come si usa il glicogeno e in quale prodotto LeLang si trova

Le concentrazioni d'uso sono basse, fra lo 0,1 e lo 0,3 per cento: è un attivo che lavora sul metabolismo cellulare, non un umettante da dosare in percentuali alte. Essendo idrosolubile entra nella fase acquosa delle formule ed è compatibile con quasi tutto, acidi e vitamine comprese.

Nelle nostre formule il glicogeno vegetale è nel siero solare antimacchia, insieme alla vitamina C stabilizzata e ai fermenti di lactobacillo. La logica è quella dell'energia applicata alla difesa: la pelle esposta al sole deve smaltire più molecole danneggiate del solito, e smaltirle è un lavoro che consuma ATP.

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Si applica al mattino come ultimo passaggio della routine, dopo la crema, e va riapplicato durante l'esposizione come qualunque protezione solare. Sui tempi conviene essere onesti: l'idratazione si sente subito, mentre l'uniformità del tono è questione di settimane di costanza, non di giorni.

Domande frequenti sul glicogeno

Il glicogeno in cosmetica è di origine animale?

Può esserlo, ma non necessariamente. La molecola nasce animale, però esistono varietà di mais dolce che producono un fitoglicogeno chimicamente identico. Quello che usiamo è vegetale e vegano. In etichetta il nome INCI è lo stesso, Glycogen, per entrambe le origini: se la cosa ti interessa, l'unico modo di saperlo è chiedere al marchio.

Il glicogeno può causare glicazione o peggiorare l'acne?

No. La glicazione riguarda gli zuccheri semplici circolanti che si legano alle proteine strutturali, un processo interno legato soprattutto all'alimentazione. Il glicogeno applicato sulla pelle è un polisaccaride ad alto peso molecolare destinato al metabolismo cellulare, e non nutre i microrganismi cutanei nel modo in cui lo farebbe uno zucchero semplice.

Serve a qualcosa sotto i trent'anni?

La riserva di glicogeno cutaneo cala gradualmente con l'età, quindi il razionale è più forte dopo i quaranta. Sotto, il beneficio più tangibile resta quello idratante, che non ha età.

Si può usare insieme al retinolo o agli acidi?

Sì. È stabile in un intervallo ampio di pH e non ha incompatibilità note con gli attivi comuni. Anzi, in una routine che include esfolianti, sostenere il metabolismo cellulare ha un senso in più.

Quanto tempo ci vuole per vedere qualcosa?

L'effetto idratante si percepisce dalla prima applicazione. Tutto ciò che dipende dal rinnovamento cellulare — compattezza, uniformità — chiede almeno sei settimane, che è la durata dello studio del produttore.

Un cosmetico migliora l'aspetto della pelle: non cura patologie e non sostituisce un trattamento medico. Se noti macchie che cambiano forma o colore, il riferimento è il dermatologo.

Le fonti di questo articolo

01   Halprin K.M., Ohkawara A., Glucose and glycogen metabolism in the human epidermis, Journal of Investigative Dermatology, 46, 1966
02   Documentazione tecnica del produttore dell'attivo, dichiarata come tale