Per anni è rimasto nascosto dentro un nome INCI che nessuno pronuncia. Poi, nel giro di dodici mesi, il TPO è diventato la sigla più discussa nei saloni: vietato nei cosmetici dell'Unione europea dal 1° settembre 2025, vietato nei nuovi prodotti immessi sul mercato in Gran Bretagna dal 15 agosto 2026.
In sintesi
- Il TPO è un fotoiniziatore: la molecola che fa indurire alcuni gel sotto la lampada. Non è l'unico esistente e molte formule ne erano già prive.
- È stato vietato perché riclassificato come tossico per la riproduzione di categoria 1B, non perché cancerogeno.
- Nell'UE non c'è finestra per smaltire le scorte: dal 1° settembre 2025 un professionista non può più usarlo sulla cliente. In Gran Bretagna la transizione arriva fino al 14 febbraio 2027.
- Il divieto riguarda una sostanza, non la manicure gel. E «TPO-free» risponde a una sola domanda: non certifica che un prodotto sia ipoallergenico, privo di acrilati o adatto all'uso domestico.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Non è la fine della manicure gel e non è la prova che una manicure renda infertili. È una storia di classificazioni, e le classificazioni vanno lette con precisione.
Langhe, 3 settembre 2026
La notizia ha prodotto due racconti opposti. Nel primo, ogni manicure gel sarebbe improvvisamente tossica. Nel secondo, il divieto sarebbe soltanto burocrazia e non significherebbe nulla. Nessuna delle due letture racconta bene cosa è successo.
Il punto è che si sono mescolate tre cose diverse: un ingrediente, una categoria di prodotto e una classificazione giuridica. Bisogna distinguerle, altrimenti si finisce per avere paura della lampada e fidarsi ciecamente di un bollino.
Perché il gel ha conquistato la manicure
La manicure gel risolve un desiderio molto concreto: colore lucido, superficie uniforme e durata superiore rispetto allo smalto tradizionale. La differenza nasce dal modo in cui la formula si trasforma.
Uno smalto classico asciuga soprattutto per evaporazione dei solventi. Un gel contiene invece un sistema di monomeri e oligomeri che, esposto alla luce di una lampada UV o LED compatibile, polimerizza e forma una rete solida. Per avviare la reazione servono i fotoiniziatori: molecole capaci di assorbire l'energia luminosa e innescare l'indurimento.
Il TPO — in etichetta Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide, numero CAS 75980-60-8 — è uno di questi fotoiniziatori. È stato apprezzato perché consente una polimerizzazione efficiente e regge bene anche i colori più coprenti, dove la luce fatica ad arrivare in profondità. Non è però l'unico sistema disponibile: molte formule erano già senza TPO e altre sono state riformulate con fotoiniziatori differenti.
La distinzione è essenziale. Le autorità non hanno vietato la manicure gel, le lampade o tutti i fotoiniziatori. Hanno vietato una sostanza precisa nelle formulazioni cosmetiche.
Come si è arrivati al divieto
La storia non comincia con un post virale e neppure nel 2025. È il risultato di una sequenza durata anni.
Dal vecchio parere di sicurezza alla nuova classificazione
Nel 2015 il Comitato scientifico europeo per la sicurezza dei consumatori, lo SCCS, aveva valutato il TPO e concluso che, nelle condizioni allora esaminate, poteva essere considerato sicuro fino al 5% in alcuni gel UV professionali per unghie. Quel parere viene spesso citato come se contraddicesse il divieto attuale.
In realtà rispondeva a una domanda diversa, con i dati e la classificazione disponibili in quel momento. Negli anni successivi sono arrivate nuove valutazioni sulla tossicità riproduttiva. Il Comitato per la valutazione dei rischi dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche ha adottato nel settembre 2021 un parere per una classificazione più severa, formalizzata poi dal Regolamento delegato (UE) 2024/197.
Il TPO è così entrato nella categoria Repr. 1B: sostanza presunta tossica per la riproduzione umana sulla base del quadro probatorio previsto dal sistema europeo. L'indicazione armonizzata è H360Fd, «può nuocere alla fertilità; sospettato di nuocere al feto».
Qui serve precisione, perché online la sigla CMR — cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione — ha mescolato categorie molto diverse fra loro. Il TPO non è stato vietato perché classificato cancerogeno. È stato vietato per la terza lettera della sigla.
Perché una classificazione ha conseguenze automatiche
Il Regolamento cosmetico europeo prevede in generale il divieto delle sostanze classificate CMR di categoria 1A o 1B, salvo una deroga ottenuta rispettando condizioni molto rigorose e accompagnata da una valutazione favorevole dello SCCS per l'uso specifico. È lo stesso meccanismo che ho raccontato a proposito delle nuove regole CMR arrivate al banco della farmacia.
Per il TPO non è stata presentata una richiesta di deroga con un dossier aggiornato. Il Regolamento (UE) 2025/877 lo ha quindi inserito nell'Allegato II, l'elenco delle sostanze vietate nei cosmetici. Dal 1° settembre 2025, nell'Unione europea, non è più consentito immettere sul mercato né mettere a disposizione prodotti cosmetici che lo contengono.
La Commissione ha chiarito anche un punto che aveva creato confusione nei saloni: nell'UE non è prevista alcuna finestra per esaurire le vecchie scorte. Dopo quella data un professionista non può usare su una cliente un prodotto contenente TPO, nemmeno se acquistato regolarmente prima del divieto.
Cosa cambia in Gran Bretagna dal 15 agosto 2026
Fuori dall'Unione europea le date non coincidono. In Gran Bretagna — Inghilterra, Scozia e Galles — lo Statutory Instrument 2026 n. 23, adottato nel gennaio 2026, ha aggiunto il TPO e altre quindici sostanze CMR all'elenco delle sostanze proibite nei cosmetici. Il divieto di immissione sul mercato dei nuovi prodotti è scattato il 15 agosto 2026.
Esiste però una transizione che l'UE non aveva concesso. I prodotti già immessi legalmente sul mercato britannico prima di quella data possono continuare a essere messi a disposizione fino al 14 febbraio 2027: dopo, distributori e rivenditori non possono più venderli e i professionisti non possono più riacquistarli.
C'è un'ulteriore differenza, ed è quella che pesa di più nella pratica quotidiana. Secondo l'interpretazione dell'associazione britannica dell'industria cosmetica, concordata con le autorità di controllo commerciale, i professionisti in Gran Bretagna possono continuare a usare le scorte già acquistate anche dopo il febbraio 2027, fino a esaurimento. Nell'UE questo non è mai stato possibile. Stessa sostanza, due filosofie di transizione.
L'Irlanda del Nord è un caso a parte: per le regole sui prodotti applicabili nel quadro del Windsor Framework segue il regime cosmetico dell'Unione europea e quindi il divieto europeo dal 1° settembre 2025.
Per chi viaggia o acquista online questa geografia conta. Lo stesso prodotto può avere uno status diverso a seconda del mercato e della data in cui è entrato nella filiera. «È ancora in vendita» non significa che la regola sia falsa: può indicare una transizione legale, un mercato differente oppure, naturalmente, un'offerta non conforme.
Pericolo e rischio: la distinzione che evita gli slogan
La classificazione del TPO descrive un pericolo: la capacità intrinseca di una sostanza di produrre un effetto nocivo nelle condizioni considerate dalle prove tossicologiche. Il rischio per una persona dipende anche dalla dose, dalla via e dalla durata dell'esposizione, dalla frequenza e dal modo in cui il prodotto viene usato.
Questa distinzione non serve a minimizzare il divieto. Serve a spiegare perché due frasi possono essere entrambe sbagliate: «se è vietato, una manicure rende infertili» e «se non è stato dimostrato sulle clienti, allora non esiste alcun problema». La prima trasforma una classificazione regolatoria in una diagnosi individuale. La seconda ignora il principio con cui la normativa cosmetica gestisce le sostanze classificate per effetti gravi.
Le basi della classificazione riguardano dati tossicologici e riproduttivi, non uno studio che abbia misurato l'infertilità dopo manicure occasionali. Né la decisione europea né quella britannica dimostrano che una singola applicazione abbia causato danni alla fertilità nelle persone. Allo stesso tempo, quando una sostanza entra in una classe giuridica così severa, la legge chiede una giustificazione specifica per mantenerla nei cosmetici — e per il TPO quella giustificazione non è mai stata chiesta.
Il divieto, dunque, non è un bollettino medico retroattivo per chi ha portato il gel in passato. È una scelta di gestione del rischio costruita su una classificazione nuova.
«La prova più interessante non è la grandezza della scritta "free from". È la qualità con cui una formula è stata riprogettata, testata e spiegata.»
«TPO-free» è utile, ma non dice tutto
Il nuovo claim risponde a una domanda reale: permette a saloni e clienti di individuare formule compatibili con la regola. Se veritiero, «senza TPO» è un'informazione di composizione semplice e utile.
Il problema nasce quando gli attribuiamo significati che non possiede. Un prodotto TPO-free non è automaticamente:
- privo di tutti i fotoiniziatori;
- privo di HEMA o di altri (met)acrilati;
- ipoallergenico;
- esente dal bisogno di polimerizzare correttamente;
- più delicato per ogni persona;
- utilizzabile con qualunque lampada.
La riformulazione non consiste nel togliere una parola dall'INCI. Cambiare il sistema fotoiniziatore può modificare velocità e profondità di polimerizzazione, stabilità del colore, compatibilità con la lampada e quantità di materiale non reagito. È la formula finita, nelle sue condizioni d'uso, che va valutata — non l'assenza di una riga.
Per questo ha poco senso improvvisare combinazioni fra gel e lampade solo perché un prodotto riporta un claim nuovo. Il tempo di esposizione e la lunghezza d'onda previsti da chi ha formulato fanno parte del sistema, esattamente come il prodotto.
Il tema distinto delle allergie da acrilati
Qualcosa non torna, nel modo in cui si discute di sicurezza del gel: mentre il TPO è al centro di una decisione sulla tossicità riproduttiva, gran parte dei problemi che si vedono davvero riguarda un'altra cosa, cioè la sensibilizzazione da (met)acrilati. Succede soprattutto quando il prodotto non polimerizzato tocca la pelle o quando la lampada non lo indurisce completamente.
HEMA e Di-HEMA Trimethylhexyl Dicarbamate non sono sinonimi di TPO. Nell'UE sono consentiti nei prodotti per unghie soltanto per uso professionale e devono riportare avvertenze specifiche. Un'analisi pubblicata nel 2024 su 394 cosmetici per unghie acquistabili online ha rilevato HEMA nel 58% dei prodotti, Di-HEMA nel 34% e almeno uno dei due nel 67%. È la fotografia di quel campione e di quel mercato, non una stima universale; mostra però quanto sia facile confondere questioni chimiche diverse sotto un'unica etichetta di «gel sicuro».
La dermatite allergica da contatto può manifestarsi con prurito, gonfiore, arrossamento, vescicole, fissurazioni o distacco dell'unghia. A volte compaiono disturbi anche su palpebre, viso o collo, per trasferimento con le mani. L'associazione britannica dei dermatologi segnala un rischio particolare nei kit domestici, quando il gel entra in contatto con la pelle o la polimerizzazione è insufficiente.
Evitare il contatto cutaneo con il prodotto non indurito, rispettare le istruzioni e usare una lampada compatibile restano quindi precauzioni valide anche in un mondo TPO-free. Se si sospetta una reazione, continuare a provare formule diverse da sole complica il quadro: è più prudente interrompere e chiedere una valutazione medica o dermatologica.
Come controllare un gel senza diventare chimici
Per chi non lavora con le formule la verifica può restare semplice. Quattro gesti, in ordine di utilità.
1. Cercare il nome INCI esatto
Il nome da individuare è Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide. «TPO» è l'abbreviazione tecnica, ma l'etichetta riporta normalmente la denominazione INCI completa.
2. Chiedere al salone quale formula viene usata
Una risposta affidabile non richiede promesse assolute. Basta che il professionista sappia identificare il prodotto, il mercato a cui è destinato, la sua lista ingredienti e la lampada prevista. Nell'UE, dopo il 1° settembre 2025, la presenza di vecchie scorte non rende legittimo l'uso sulla cliente.
3. Non usare il claim come scorciatoia universale
TPO-free risponde alla domanda «contiene TPO?». Per allergie, compatibilità della lampada e corretta applicazione servono domande diverse. Anche «HEMA-free» non significa «senza tutti gli acrilati» e non garantisce l'assenza di sensibilizzazione.
4. Proteggere pelle e unghie con gesti concreti
Non staccare il gel con le dita, non lasciare prodotto liquido sulla cute, concedere pause quando le unghie sono fragili. Per l'esposizione della pelle durante la lampada, l'American Academy of Dermatology suggerisce una protezione solare ad ampio spettro e resistente all'acqua, SPF 30 o superiore, sulle mani, oppure guanti scuri opachi senza punta delle dita.
Come lo vedo io
Osservo con curiosità il modo in cui il mercato trasforma una modifica tecnica in un claim immediatamente riconoscibile. È utile quando aiuta a scegliere un prodotto conforme. Diventa meno utile quando una singola assenza viene presentata come sinonimo di sicurezza totale.
C'è poi una lezione che va oltre le unghie, e che riguarda tutta la cosmetica. Un parere di sicurezza favorevole del 2015 è stato superato da una classificazione del 2024. Non perché la scienza avesse mentito, ma perché sono cambiati i dati, le domande e le soglie normative. È lo stesso equivoco che ho descritto parlando della paura della chimica arrivata alle creme solari: una revisione viene raccontata come una confessione, quando è manutenzione.
E c'è un punto che mi riguarda da vicino, perché è il motivo per cui abbiamo scelto un solo canale di vendita. Davanti a una notizia come questa la domanda giusta non è «cosa devo evitare», ma «a chi posso chiedere». Le farmacie che distribuiscono LeLang ricevono le comunicazioni sui cambi di formula prima che il prodotto arrivi sullo scaffale, e chi sta dietro il banco ha la formazione per leggere un INCI invece di ripetere un claim. Su un marketplace quella conversazione non esiste: c'è una scheda prodotto e una scritta grande.
Una sigla in meno, più domande corrette
Il divieto del TPO non chiude l'epoca della manicure gel. Accelera una riformulazione già in corso e porta Regno Unito e Unione europea verso un quadro sostanzialmente allineato, con calendari diversi.
La lezione più utile non è avere paura di ogni lampada né fidarsi di ogni bollino «free». È distinguere: il nome dell'ingrediente dalla categoria di prodotto, la classificazione di pericolo dal rischio individuale, la conformità normativa dalla tollerabilità, il TPO dalle allergie agli acrilati.
Una manicure non si giudica da una sola sigla. Ma una sigla può diventare il punto di partenza per chiedere formule tracciabili, strumenti compatibili e informazioni più precise.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Regolamento (UE) 2025/877 della Commissione: inserimento di Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide, CAS 75980-60-8, nell'Allegato II del Regolamento (CE) n. 1223/2009 — divieto nei cosmetici dell'Unione europea dal 1° settembre 2025
02 Regolamento delegato (UE) 2024/197: classificazione armonizzata del TPO come Repr. 1B, indicazione di pericolo H360Fd, ai sensi del Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP)
03 Comitato per la valutazione dei rischi dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche: parere adottato nel settembre 2021 sulla proposta di classificazione armonizzata del TPO
04 Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (SCCS): parere del 2015 sul TPO nei prodotti professionali per unghie, con soglia esaminata del 5%
05 The Cosmetic Products (Restriction of Chemical Substances) Regulations 2026, Statutory Instrument 2026 n. 23, Gran Bretagna: TPO e altre quindici sostanze CMR aggiunte all'elenco delle sostanze vietate — divieto di immissione sul mercato dal 15 agosto 2026, termine per la messa a disposizione il 14 febbraio 2027
06 Cosmetic, Toiletry and Perfumery Association: interpretazione, sviluppata con le autorità britanniche di controllo commerciale, sull'uso delle scorte già acquistate dai professionisti dopo il 14 febbraio 2027
07 Regolamento (UE) 2020/1682: restrizioni su HEMA e Di-HEMA Trimethylhexyl Dicarbamate nei prodotti per unghie — uso professionale e avvertenze obbligatorie
08 Contact Dermatitis, 2024: analisi della composizione di 394 cosmetici per unghie acquistabili online — HEMA nel 58% dei campioni, Di-HEMA Trimethylhexyl Dicarbamate nel 34%, almeno uno dei due nel 67%
09 British Association of Dermatologists: comunicazione sul rischio di sensibilizzazione da (met)acrilati nelle unghie artificiali e nei kit per uso domestico
10 American Academy of Dermatology: raccomandazioni per una manicure gel più sicura — fotoprotezione delle mani e guanti senza punta delle dita durante l'esposizione alla lampada
11 Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici: regime delle sostanze classificate CMR di categoria 1A e 1B e condizioni di deroga
Sul sito: la chemofobia · le nuove regole CMR in farmacia

