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Dettaglio dei pori sulla pelle del viso
La voce della Founder

I pori si aprono e si chiudono davvero?

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

3 min di lettura

I pori non si aprono e non si chiudono. Sono le aperture visibili dei follicoli pilosebacei e non hanno uno sfintere: il vapore non li spalanca e l'acqua gelata non li sigilla.

Quello che cambia è il loro aspetto. Sebo, cellule superficiali, idratazione, gonfiore temporaneo e il modo in cui la luce colpisce la superficie possono farli sembrare più o meno evidenti. La distinzione sembra pignola, ma cambia completamente cosa ha senso fare.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Non voglio convincere nessuno che i pori debbano piacere. Vorrei però togliere l'idea che siano porte sporche da aprire, svuotare e richiudere: da quell'immagine nascono quasi tutti i gesti sbagliati.

Langhe, 18 settembre 2026

Che cosa chiamiamo pori

Nel linguaggio comune chiamiamo pori le aperture visibili dei follicoli pilosebacei, particolarmente evidenti su naso, guance e fronte. Sono strutture normali della pelle, collegate al follicolo e alla ghiandola sebacea. Non sono imperfezioni da eliminare e non indicano che la pelle sia sporca.

La loro visibilità varia molto da persona a persona e anche da zona a zona dello stesso viso. La letteratura individua fra i fattori principali una maggiore produzione di sebo, il volume del follicolo e la riduzione dell'elasticità intorno all'apertura. Entrano poi in gioco genetica, età, ormoni, acne e fotoinvecchiamento.

Perché non funzionano come piccole porte

Se penso di dover chiudere un foro, cercherò soluzioni drastiche e immediate. Se capisco che sto osservando una struttura normale la cui visibilità dipende da più fattori, posso scegliere una strategia realistica.

È la differenza fra chiedere « come li chiudo » e chiedere « perché in questo momento sono più visibili sulla mia pelle ». La seconda domanda ha una risposta; la prima no.

Vapore e acqua fredda: cosa fanno davvero

Il calore e l'umidità possono rendere più morbidi sebo e materiale superficiale, e una detersione successiva può dare la sensazione di una pelle più pulita. Ma acqua molto calda, vapore prolungato e sfregamento aumentano secchezza e irritazione. Per la detersione quotidiana vale la regola più noiosa: acqua tiepida e mani, senza insistere.

L'acqua fredda può dare una sensazione tonica e modificare temporaneamente rossore o gonfiore, ma non ridisegna l'anatomia del follicolo. Appena temperatura e microcircolazione tornano alla normalità, anche l'effetto visivo cambia.

«Un poro non si svuota come una bottiglia. Cambia solo quanto è pieno, e quanta ombra fa.»

Si può migliorarne l'aspetto?

Sì, ma la parola corretta è migliorato, non cancellato.

Una detersione adeguata evita l'accumulo eccessivo senza sgrassare la pelle. Attivi che agiscono su sebo, cheratinizzazione o qualità della superficie possono rendere la grana più uniforme: l'acido salicilico entra nel poro perché è liposolubile, la niacinamide lavora sulla produzione di sebo. E la protezione solare aiuta a limitare il deterioramento dell'elasticità legato ai raggi UV, che è il fattore più sottovalutato di tutti.

Non tutti però hanno la stessa causa predominante. Su una pelle oleosa l'obiettivo può essere gestire sebo e ostruzione; su una pelle matura pesa di più la perdita di sostegno intorno al follicolo. La stessa promessa poreless applicata a entrambe semplifica troppo. Se il problema è l'accumulo superficiale, un peeling enzimatico può avere senso; se è l'elasticità, no.

Il problema delle immagini senza pori

I social e la fotografia beauty ci hanno abituati a visi senza tessitura. Filtri, compressione dell'immagine, luce frontale e ritocco eliminano proprio quei dettagli che appartengono a una pelle reale.

Il confronto diventa quindi impossibile: chiediamo a un cosmetico di riprodurre un effetto che spesso è stato ottenuto da un software.

Anche nei test strumentali bisogna guardare come viene misurata la variazione. Numero di pori visibili, area, profondità apparente e valutazione fotografica non sono la stessa cosa. Dire « riduce i pori » senza dichiarare il metodo lascia moltissima interpretazione a chi legge.

La mia lettura

Se una caratteristica ci disturba, è legittimo cercare di migliorarla: non sono qui a dire che i pori debbano piacere per forza.

Vorrei però spostare la domanda. Non « come li chiudo », ma « perché adesso sono più visibili ». Da lì si lavora su sebo, superficie, elasticità e fotoprotezione, con aspettative molto più corrette e senza aggredire una pelle che non ne ha bisogno.

Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.

Le fonti di questo articolo

01 Lee et al., « Facial Pores: Definition, Causes, and Treatment Options »
02 Kim et al., sebo, acne, elasticità cutanea e differenze di genere
03 Flament et al., studio multietnico sui pori del viso
04 American Academy of Dermatology, raccomandazioni sulla detersione del viso

Sul sito: peeling enzimatico · acido salicilico · capire l'acne