Il tanmaxxing è il trend che invita a portare l'abbronzatura al massimo: si controlla l'indice UV, ci si espone nelle ore più intense, si usano oli abbronzanti e si mostrano come risultato i segni netti del costume.
La cosa più interessante è la contraddizione. La stessa generazione che parla di prevenzione, di collagen banking e di routine anti-età sta tornando a inseguire un comportamento che accelera il fotoinvecchiamento. Non credo sia solo disinformazione: è anche una reazione alle regole della skincare perfetta.
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Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica
Una tendenza può essere culturalmente comprensibile senza per questo diventare biologicamente innocua. È la distinzione che manca in tutto il dibattito sul tanmaxxing.
Langhe, 26 agosto 2026
Che cos'è il tanmaxxing
Il termine nasce dall'unione di tan, abbronzatura, e maxxing, cioè portare una caratteristica al massimo. Nei video social significa controllare l'indice UV, esporsi nelle ore più intense, utilizzare oli abbronzanti e mostrare come risultato i segni netti del costume.
Non tutte le persone che partecipano al trend rifiutano la protezione solare. Ma una parte dei contenuti associa esplicitamente il successo a un'abbronzatura ottenuta rapidamente, talvolta accettando l'arrossamento come passaggio necessario. È qui che una preferenza estetica si trasforma in un tema di salute.
Perché è tornata l'abbronzatura estrema
La mia lettura è che il tanmaxxing sia anche una reazione alla disciplina della skincare contemporanea. Dopo anni di regole, divieti, riapplicazioni e controllo costante, l'abbronzatura viene raccontata come libertà, sensualità e ritorno a un'estate meno sorvegliata.
È lo stesso meccanismo che ho descritto parlando della paura della chimica arrivata alle creme solari, ma rovesciato: lì si rifiuta il prodotto, qui si rifiuta la regola. In entrambi i casi il bersaglio è un settore percepito come troppo prescrittivo.
Capirlo serve, perché non si smonta una tendenza culturale ripetendo un divieto. Ma una tendenza può essere comprensibile senza diventare innocua.
L'abbronzatura è una difesa, non un segnale di salute
Quando la pelle si scurisce dopo l'esposizione, sta aumentando la produzione e la distribuzione di melanina per reagire alle radiazioni ultraviolette. È un meccanismo di difesa, e offre una protezione limitata: non annulla il danno già prodotto e non rende sicure le esposizioni successive.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità indica le radiazioni UV, solari o artificiali, come causa principale dei tumori cutanei. La dose cumulativa è collegata soprattutto al carcinoma squamocellulare, mentre le esposizioni intense e intermittenti e le ustioni sono associate al melanoma.
Quest'ultimo punto merita attenzione, perché descrive esattamente il comportamento del trend: poche esposizioni molto intense, concentrate, con arrossamento accettato come passaggio.
«Un indice UV alto non è un punteggio da battere. È il motivo per cui quel giorno bisognerebbe stare più attenti, non meno.»
L'indice UV usato al contrario
L'indice UV comunica l'intensità della radiazione in un determinato luogo e momento. Sui social viene invece usato come indicatore della qualità dell'abbronzatura: più è alto, più l'occasione sembra favorevole.
È un rovesciamento completo del suo significato. Un indice elevato non suggerisce di esporsi di più, ma di aumentare le precauzioni: ombra, abiti, cappello, occhiali e una protezione solare adatta, applicata in quantità adeguata e rinnovata quando necessario.
Trovo istruttivo che lo stesso numero possa essere letto in due modi opposti a seconda di cosa si sta cercando. È quello che succede quando un dato tecnico entra in un linguaggio che non è il suo.
La mia posizione
Non credo sia utile demonizzare il sole o descrivere ogni momento all'aperto come un pericolo. Il sole fa parte della vita, dell'estate e del benessere, e su questo ho scritto anche a proposito della vitamina D.
La differenza è fra vivere il sole con consapevolezza e cercare intenzionalmente il massimo danno possibile per ottenere un risultato estetico.
Un'abbronzatura può piacere. Ma non dovremmo aver bisogno di negare la biologia della pelle per difendere un gusto personale. Il punto vero è che proteggersi non significa rinunciare all'estate: significa evitare che una tendenza di poche settimane lasci conseguenze che la pelle conserverà molto più a lungo.
Se le macchie solari sono comparse, il momento per intervenire è settembre, non l'estate successiva.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Formula dalle Langhe per la farmacia italiana.
Le fonti di questo articolo
01 Organizzazione Mondiale della Sanità, scheda informativa sulle radiazioni ultraviolette
02 Organizzazione Mondiale della Sanità, « Radiation: the known health effects of ultraviolet radiation »
03 Marie Claire, analisi del fenomeno tanmaxxing, 2026
Sul sito: la paura della chimica e le creme solari · filtri solari chimici e fisici

