«Ho la forfora»: come impostare il consiglio al banco in quattro casi
Dermocosmesi in farmacia

«Ho la forfora»: come impostare il consiglio al banco in quattro casi

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

«Ho la forfora, mi dà uno shampoo?» È una delle richieste più frequenti al banco in autunno e in inverno, e una delle più facili da sbagliare. Sotto la stessa parola il cliente porta almeno quattro situazioni diverse, e per una di queste lo shampoo antiforfora peggiora le cose.

In sintesi

  • Due domande bastano per orientarsi: com'è la squama e com'è il cuoio capelluto.
  • Forfora secca e forfora grassa rispondono a shampoo con attivi diversi. Il cuoio capelluto disidratato non risponde allo shampoo antiforfora.
  • La formula conta: associazioni di attivi e concentrazioni adeguate fanno la differenza con i prodotti della grande distribuzione.
  • Rossore marcato, placche, lesioni sul viso o assenza di risposta dopo quattro-sei settimane: invio al medico.

Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Le due domande che orientano

Prima di proporre un prodotto chiediamo al cliente di descrivere, o se possibile di mostrare, due cose:

  1. La squama: piccola e bianca che cade sulle spalle, oppure grande, giallastra e attaccata ai capelli? Oppure una desquamazione sottilissima, quasi una polvere?
  2. Il cuoio capelluto: secco e opaco, che tira dopo lo shampoo, oppure untuoso e lucido? C'è rossore? C'è prurito, e quanto?

Aggiungiamo due domande di contesto: da quanto tempo e cosa ha già provato. Chi usa uno shampoo antiforfora da mesi senza risultati, o lo usa una volta ogni tanto e lo risciacqua subito, ci sta già dando un'informazione utile.

Caso 1: forfora secca

Come si presenta: scaglie piccole, bianche o grigiastre, che cadono sulle spalle. Cuoio capelluto opaco, prurito assente o lieve. È più frequente nelle donne.

Cosa proponiamo: uno shampoo che associ un attivo contro la Malassezia (piroctone olamina, climbazolo), un cheratolitico (acido salicilico, urea) e sostanze idratanti come glicerina e pantenolo. Nelle forme ostinate, un prodotto con disolfuro di selenio.

Caso 2: forfora grassa

Come si presenta: squame più grandi, giallastre, che non cadono ma restano attaccate ai capelli e al cuoio capelluto. Cuoio capelluto untuoso, a volte leggermente arrossato, prurito più frequente. È tipica degli uomini e degli adolescenti.

Cosa proponiamo: shampoo con attivo contro la Malassezia, cheratolitico e un regolatore del sebo (zinco, zolfo e derivati, olio di scisto), più un lenitivo come il bisabololo. Se c'è molto prurito, una lozione da lasciare in posa dopo il lavaggio. Sconsigliamo gli shampoo 2 in 1 e i prodotti di styling grassi alla radice.

Se il cliente descrive capelli che sembrano sempre bagnati più che unti, può trattarsi di sudorazione e non di sebo. Un foglio di carta sottile premuto sul cuoio capelluto aiuta a distinguere: la macchia di sudore si asciuga in pochi minuti, quella di sebo resta lucida.

Caso 3: cuoio capelluto disidratato

Come si presenta: desquamazione finissima, cuoio capelluto che tira e prude dopo lo shampoo, peggioramento con il freddo, il riscaldamento, i lavaggi frequenti, le colorazioni e le decolorazioni ripetute. Spesso il cliente ha già provato uno shampoo antiforfora e ci dice che la situazione è peggiorata.

Cosa proponiamo: nessun antiforfora. Uno shampoo delicato, senza solfati aggressivi, in una sola insaponata, e un balsamo o una maschera applicati anche sul cuoio capelluto, con attivi idratanti, nutrienti e lenitivi: glicerina, urea a bassa concentrazione, pantenolo, ceramidi, oli vegetali, bisabololo. Consigliamo di diradare i lavaggi e di tenere il phon lontano dalla pelle.

È il caso che distingue il consiglio professionale da quello di scaffale. Proporre un antiforfora a un cuoio capelluto disidratato significa aggiungere un prodotto che secca ancora di più, e perdere la fiducia del cliente.

Caso 4: quando non è forfora

Inviamo al medico o al dermatologo quando:

  • il cuoio capelluto è chiaramente arrossato, brucia o il prurito disturba il sonno;
  • ci sono squame anche su sopracciglia, ai lati del naso, dietro le orecchie: può trattarsi di dermatite seborroica;
  • compaiono placche spesse, argentee, dai bordi netti, che possono superare l'attaccatura dei capelli: il quadro può far pensare a psoriasi;
  • ci sono croste, essudazione, dolore, perdita di capelli a chiazze;
  • dopo quattro-sei settimane di uso corretto dello shampoo adatto non c'è miglioramento.

Il cosmetico può accompagnare la gestione di questi quadri, ma la diagnosi e l'eventuale terapia spettano al medico.

Formule e concentrazioni: cosa guardiamo

L'efficacia di un prodotto antiforfora dipende molto dall'associazione di attivi con funzioni diverse e dalla loro concentrazione. Qualche riferimento utile al banco:

Attivo Riferimento normativo UE
Piroctone olamina Fino all'1% nei prodotti da risciacquo, 0,5% negli altri. È più efficace nella parte alta dell'intervallo.
Climbazolo Come antiforfora fino al 2% negli shampoo da risciacquo (Reg. UE 2019/698).
Disolfuro di selenio Fino all'1% negli shampoo antiforfora, con avvertenze in etichetta.
Acido salicilico Fino al 3% nei prodotti per capelli da risciacquo.
Piritione di zinco Vietata nei cosmetici dal 1° marzo 2022 (Reg. UE 2021/1902). Utile controllare che non ci siano rimanenze a scaffale.

Sulla dermocosmesi, rispetto alla grande distribuzione, il vantaggio sta proprio qui: formule con più attivi associati e concentrazioni adeguate, e un consiglio che le abbina al quadro giusto.

Come spiegare l'uso

Molti insuccessi dipendono dall'uso, non dal prodotto. Tre indicazioni da dare sempre:

  • posa di due-tre minuti sul cuoio capelluto prima del risciacquo;
  • costanza: all'inizio a ogni lavaggio, poi in alternanza con uno shampoo delicato quando la situazione è sotto controllo, senza sospendere di colpo;
  • quando serve, shampoo e lozione insieme: la lozione resta a contatto più a lungo e completa l'azione dello shampoo. A chi teme che la lozione sporchi i capelli si può suggerire di applicarla la sera prima del lavaggio.

Un'ultima avvertenza per le clienti con capelli colorati: gli attivi a base di zolfo possono schiarire il colore.

Domande frequenti

Dopo quanto tempo il cliente deve vedere un risultato?

Con lo shampoo adatto e usato correttamente, in genere entro due-quattro settimane. Oltre le quattro-sei settimane senza miglioramento, il quadro va rivalutato dal medico.

Si può proporre lo stesso shampoo a tutta la famiglia?

No. La forfora non è contagiosa e non tutti hanno lo stesso cuoio capelluto. Per i bambini piccoli con squame sul cuoio capelluto il riferimento resta il pediatra.

Come si gestisce la forfora che torna ogni inverno?

Con un mantenimento: lo shampoo antiforfora una volta a settimana in alternanza con uno delicato, da intensificare ai primi segni. Spiegarlo al cliente evita che lo consideri un prodotto che “non funziona più”.

Il canale

La forfora è un problema che il cliente porta al banco senza ricetta e che spesso ha già affrontato da solo al supermercato. Distinguere i quattro casi è il modo più semplice per dimostrare il valore del consiglio in farmacia e parafarmacia.

Per il consumatore abbiamo scritto una guida dedicata: forfora secca o grassa, come riconoscerla e cosa usare.

Le fonti di questo articolo

  1. Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, allegati III e V, e Regolamenti (UE) 2019/698 e 2021/1902.
  2. Borda L.J., Wikramanayake T.C. (2015). "Seborrheic dermatitis and dandruff: a comprehensive review". Journal of Clinical and Investigative Dermatology, vol. 3, n. 2.
  3. Turner G.A. et al. (2012). "Stratum corneum dysfunction in dandruff". International Journal of Cosmetic Science, vol. 34, n. 4, pp. 298-306.
  4. Schmidt-Rose T. et al. (2011). "Efficacy of a piroctone olamine/climbazol shampoo in comparison with a zinc pyrithione shampoo in subjects with moderate to severe dandruff". International Journal of Cosmetic Science, vol. 33, n. 3, pp. 276-282.