Volto di donna accanto a funghi essiccati e a un siero viso, l'immaginario della mushroom beauty
La voce della Founder

Mushroom beauty: i funghi funzionano davvero nella skincare?

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

8 min di lettura

La cosmetica naturale ha raccontato per anni fiori, foglie, radici e semi. Da qualche stagione l'immaginario è cambiato: sugli scaffali compaiono tremella, reishi, chaga, shiitake, cordyceps. Non sono piante. Appartengono a un regno biologico diverso.

Il trend ha un nome, mushroom beauty, e numeri veri. Ma "contiene funghi" è vago quasi quanto "contiene piante": tremella non è reishi, un estratto non è il fungo intero, e una proprietà misurata in provetta non è il risultato di una crema. La domanda utile non è se i funghi funzionino, ma quale specie, in quale forma, a quale dose.

Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Nelle nostre formule i funghi ci sono già, e ci sono arrivati prima della moda. Ed è esattamente questo il punto: la specie si sceglie per quello che fa, non per come sta in fotografia.

Langhe, 1 novembre 2026

Il mercato cresce sul serio

Non è più una nicchia. Secondo i dati di mercato Innova Market Insights, tra luglio 2021 e giugno 2026 i lanci personal care con ingredienti derivati dai funghi sono cresciuti con un tasso medio annuo composto del 14%. Skincare e haircare guidano per numero di novità; il body care è il segmento che corre di più.

È facile capire perché funzioni. I funghi mettono insieme tre racconti potenti: tradizione asiatica, innovazione biotecnologica e materia prima rinnovabile. Hanno nomi evocativi, sono bellissimi in fotografia e permettono di parlare di idratazione, barriera e resilienza. Sono perfetti per il linguaggio contemporaneo della bellezza.

Il che è esattamente la ragione per cui vale la pena guardarli con attenzione.

Dalla medicina tradizionale al laboratorio

Il reishi (Ganoderma lucidum) è usato da secoli nelle tradizioni dell'Asia orientale. La tremella (Tremella fuciformis), o fungo della neve, appartiene alla cultura alimentare e ai rituali di bellezza cinesi. Il chaga (Inonotus obliquus) cresce nei climi freddi ed è legato alle tradizioni del Nord Europa, della Russia e dell'Asia settentrionale.

Il passaggio alla cosmetica moderna è avvenuto in tre tempi. Prima gli estratti generici, inseriti in formule lenitive. Poi il wellness ha trasformato i funghi in adattogeni, parola nata in un altro contesto e oggi soprattutto di marketing. Infine la biotecnologia ha iniziato a isolare polisaccaridi, beta-glucani e triterpeni, rendendo possibile una caratterizzazione precisa.

È in quest'ultima fase che la cosa diventa interessante davvero: il fungo smette di essere un simbolo di naturalità e diventa una piattaforma da cui ricavare attivi, polimeri e fermentati.

Le specie non sono intercambiabili

Tremella: umettante e filmante

È la protagonista più glamour del trend. I suoi polisaccaridi hanno capacità filmogene e di ritenzione dell'acqua, utili nelle formule idratanti. Una revisione del 2023 su Clinical and Experimental Dermatology ne ha analizzato i possibili benefici cutanei: idratazione, protezione della barriera, fotoinvecchiamento, riparazione. Gran parte delle prove però viene da modelli cellulari o animali, e i dati clinici umani restano limitati.

Viene spesso presentata come «l'acido ialuronico dei funghi». Il paragone funziona sui social e regge molto meno in formula: sono molecole diverse, con struttura diversa, e non sono intercambiabili sulla base di uno slogan. Ho smontato per esteso questo tipo di equivalenza nel pezzo sul beta-glucano, che è la molecola su cui il confronto viene fatto più spesso.

Reishi: la specie più studiata

È probabilmente quella con più letteratura sulle applicazioni topiche. Gli estratti contengono beta-glucani, polisaccaridi, composti fenolici e triterpeni. In laboratorio si osservano attività antiossidanti e inibizione di enzimi che degradano collagene, elastina e acido ialuronico; una revisione del 2024 sui macrofunghi raccoglie dati anche sulla tirosinasi, l'enzima della melanogenesi.

Sono segnali utili alla ricerca. Non equivalgono a dimostrare che una crema al reishi schiarisca le macchie o riduca le rughe in condizioni d'uso reali.

Chaga e cordyceps: il racconto corre più dei dati

Il chaga deve parte della popolarità al colore scuro e alla concentrazione di composti fenolici. Viene proposto per l'attività antiossidante e per il supporto alla pelle sotto stress ambientale: i dati in vitro sono promettenti, le prove cliniche topiche ancora scarse.

Il cordyceps segue la stessa parabola, con un'aggravante: è notissimo nel mondo degli integratori, e trasferire al cosmetico i racconti nati sull'assunzione orale è scorretto. Una molecola ingerita e un estratto applicato sulla barriera cutanea seguono percorsi completamente diversi. È la stessa distinzione che vale per il collagene bevuto e il collagene applicato, ed è quella che nel marketing spesso sparisce per prima.

«Adaptogenic skincare»: parola seducente, poco precisa

Molti prodotti ai funghi si presentano come cosmetici che aiutano la pelle ad «adattarsi allo stress». È un'espressione efficace perché intercetta un desiderio reale: pelle meno reattiva, meno segnata dalla stanchezza.

Il problema è che in cosmetica "adattogeno" non identifica una funzione standardizzata. È un territorio narrativo, non una prova. Per trasformarlo in un claim credibile bisogna dichiarare quale stress si studia, quale parametro cambia e con quale test: rossore, perdita d'acqua transepidermica, marcatori ossidativi, comfort percepito.

Che un estratto moduli un mediatore in cellule coltivate non basta per promettere una pelle "più resistente". È la formula finita a dover dimostrare il beneficio dichiarato. Sul rapporto tra stress e aspetto della pelle ho scritto a parte, e vale la pena distinguere il fenomeno, che è reale, dalla scorciatoia con cui viene venduto.

Non solo attivi: i funghi cambiano anche la struttura della formula

La parte meno appariscente del trend potrebbe rivelarsi la più solida. Dai funghi si ricavano materiali funzionali (chitosano di origine fungina, beta-glucani, altri polisaccaridi) utilizzabili come filmanti, addensanti, stabilizzanti o sistemi di veicolazione.

Vuol dire che un derivato fungino può contribuire non al claim ma alla texture e alla performance tecnica del prodotto. Alcune aziende li studiano come alternative biobased a ingredienti di origine petrolchimica o animale.

Attenzione però alla parola alternativa: non dimostra la sostenibilità. Servono dati su coltivazione, energia, solventi, resa, biodegradabilità e ciclo di vita. Un ingrediente ottenuto da un fungo non è automaticamente più sostenibile. Può esserlo, ma va documentato, e su questo il lavoro è ancora agli inizi.

Come si legge l'INCI di un cosmetico ai funghi

In etichetta non si legge "mushroom". Si leggono nomi come Tremella Fuciformis Sporocarp Extract, Ganoderma Lucidum Extract, Inonotus Obliquus Extract. La nomenclatura indica la specie e a volte la parte impiegata.

L'INCI però conferma solo la presenza. Da solo non dice:

  • la concentrazione;
  • quanti composti sono stati effettivamente caratterizzati;
  • il metodo di estrazione;
  • la stabilità nella formula;
  • quali test sono stati fatti sul prodotto finito.

Anche la posizione va letta con criterio: sopra l'1% gli ingredienti sono in ordine decrescente, sotto quella soglia l'ordine è libero. Trovare un estratto in fondo non prova che sia inutile, perché alcuni attivi lavorano a percentuali basse. Rende però ancora più importante sapere qual è la dose funzionale.

«Tremella non è reishi, un estratto non è il fungo intero, e una proprietà misurata in provetta non è il risultato di una crema.»

Promettente, documentato, da verificare

Promettente. Polisaccaridi, beta-glucani, triterpeni e composti fenolici offrono un razionale reale per studiare idratazione, comfort, barriera e protezione dallo stress ossidativo. Tremella e reishi sono oggi le specie con la storia cosmetica più comprensibile.

Abbastanza documentato. Le proprietà umettanti e filmogene di alcuni polisaccaridi fungini e le attività antiossidanti osservate in laboratorio sono ben descritte. Esistono primi dati su formule e piccoli test umani, non ancora uniformi per specie, estratti e concentrazioni.

Da verificare. Le promesse più ambiziose: effetto anti-age rilevante, riduzione delle macchie, azione anti-acne, capacità "adattogena" generalizzata. E soprattutto la superiorità rispetto a ingredienti già consolidati, che va dimostrata caso per caso e finora lo è stata di rado.

Nelle nostre formule i funghi ci sono già

Qui devo dire una cosa che rende il discorso meno teorico. In Couper Relief, il siero per le pelli con rossori e couperose, ci sono due estratti fungini: Cordyceps sinensis e Trametes versicolor, il fungo coda di tacchino. Non stanno in fondo all'INCI: sono tra i primi ingredienti.

Non li abbiamo messi perché i funghi andavano di moda: quella formula è nata prima che diventassero un trend. Li abbiamo scelti per il profilo in polisaccaridi, in una formula costruita intorno a un peptide specifico per i rossori e alle ceramidi.

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Ed è proprio per questo che il discorso sulla specie non è pedanteria. Quando ho scelto quei due estratti non ho scelto "i funghi": ho scelto due organismi precisi, con un profilo preciso, per un obiettivo preciso. Un altro fungo, nella stessa formula, avrebbe fatto un'altra cosa, o nessuna.

La mia lettura

La mushroom beauty mi interessa perché fa vedere bene come nasce una famiglia cosmetica. Prima arriva l'immaginario, potente e fotogenico. Poi il laboratorio deve scomporlo in domande noiose: quale specie? Corpo fruttifero o micelio? Estratto acquoso o altro processo? Quanti beta-glucani? È stabile? Qual è la dose funzionale? Cosa dimostra la formula finita?

Sono domande che valgono per qualsiasi ingrediente, dal più tradizionale al più biotecnologico. Cambia l'ingrediente, non cambia il criterio.

Quello che mi incuriosisce di più non è nemmeno la parte attiva: è il potenziale tecnologico dei derivati fungini come filmanti e stabilizzanti. Se dimostreranno performance, tracciabilità e un vantaggio ambientale misurato, diventeranno qualcosa di più duraturo di un ingrediente fotogenico. Se resteranno un cappello disegnato sul packaging, sarà stato l'ennesimo racconto.

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Elisa Avalle, fondatrice e CEO di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona. Ha fondato il brand nelle Langhe, per la farmacia e la parafarmacia italiana.

Le fonti di questo articolo

01   Mineroff J. et al., The potential cutaneous benefits of Tremella fuciformis, Clinical and Experimental Dermatology, 2023 (PubMed, PMID 36757441)
02   Paterska M. et al., Macrofungal Extracts as a Source of Bioactive Compounds for Skin Care, 2024
03   Ziemlewska A. et al., Assessment of Cosmetic Properties and Safety of Use of Model Washing Gels with Reishi, Maitake and Lion's Mane Extracts, 2022
04   Feng X. et al., Exploring the Properties and Application Potential of β-Glucan from Edible and Medicinal Mushrooms, 2025
05   Innova Market Insights, dati sui lanci personal care con ingredienti derivati dai funghi, da luglio 2021 a giugno 2026

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