L'acido glicolico è il più piccolo degli alfa-idrossiacidi: due atomi di carbonio, un peso molecolare di circa 76 dalton. È questa dimensione a spiegare quasi tutto quello che fa sulla pelle, nel bene e nel male. Penetra più in fretta e più in profondità di qualunque altro AHA, e per la stessa ragione è quello che irrita più facilmente.
Il punto non è se l'acido glicolico funziona. Funziona. Il punto è a quale concentrazione, a quale pH e su quale pelle.
Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
Che cos'è l'acido glicolico
In INCI si legge Glycolic Acid. Appartiene alla famiglia degli alfa-idrossiacidi, gli acidi idrosolubili che comprendono anche lattico, mandelico, malico, tartarico e citrico. In origine veniva estratto dalla canna da zucchero; oggi, nella quasi totalità dei cosmetici, è di sintesi, il che garantisce purezza costante e assenza di residui vegetali potenzialmente sensibilizzanti.
Essendo idrosolubile lavora sulla superficie e negli strati più alti dell'epidermide, non dentro il poro: per quello serve un acido liposolubile come l'acido salicilico. È una distinzione che conta quando si sceglie un prodotto, perché i due non risolvono lo stesso problema.
Come agisce sulla pelle
L'acido glicolico indebolisce i legami che tengono unite le cellule dello strato corneo. Il risultato immediato è un distacco più rapido delle cellule morte in superficie: la pelle appare più liscia e più uniforme già dopo poche applicazioni, e la luce viene riflessa in modo più regolare. È l'effetto che tutti notano per primo.
C'è però un secondo effetto, più lento e più interessante. Con l'uso continuativo l'accelerazione del turnover cellulare si accompagna a un aumento della componente idratante del derma e a una maggiore sintesi di collagene. Non è un risultato che si ottiene in due settimane: si misura sui mesi, e solo se l'uso è regolare e la barriera non viene distrutta per strada.
Percentuali e pH: i due numeri che contano
La percentuale da sola non dice niente. Quello che determina l'attività di un AHA è la quota di acido libero, e quella dipende dal pH della formula rispetto alla costante di dissociazione dell'acido, che per il glicolico vale circa 3,8. A pH 3,8 circa metà dell'acido è in forma libera e attiva; a pH 4,5 la quota scende intorno al 18%. Tradotto: una formula all'8% ben tamponata a pH 3,8 rilascia molto più acido attivo della stessa percentuale a pH 4,5, e un prodotto al 10% formulato male può risultare insieme meno efficace e più irritante di uno al 5% formulato bene.
Sul fronte europeo va fatta una precisazione che quasi nessuno fa: per gli alfa-idrossiacidi non esiste un limite di legge. Il Regolamento (CE) 1223/2009 non li disciplina in allegato, e il riferimento è il parere del comitato scientifico europeo dell'epoca, che in via precauzionale ha indicato come sicuro per il consumatore l'uso fino al 4% con pH non inferiore a 3,8, accompagnato dall'avvertenza di proteggersi dai raggi UV durante il trattamento. È una raccomandazione, non un obbligo: formule più concentrate sul mercato europeo sono perfettamente legali, purché il valutatore della sicurezza se ne assuma la responsabilità.
Negli Stati Uniti il riferimento è diverso e più permissivo: fino al 10% con pH non inferiore a 3,5 per i prodotti destinati al consumatore, fino al 30% con pH sopra 3 per quelli professionali, applicati da personale formato e subito risciacquati. I peeling medici veri e propri lavorano fra il 20 e il 70% a pH molto più bassi e non hanno niente a che vedere con un cosmetico. Quando un prodotto online promette il 50% di glicolico per uso domestico, il problema non è l'efficacia: è che nessuno gestisce il rischio.
Glicolico, lattico, mandelico, salicilico: quale scegliere
| Acido | Molecola | Dove lavora | Adatto a |
|---|---|---|---|
| Glicolico | 76 Da, la più piccola | Superficie e strati alti, penetrazione rapida | Pelle spessa, opaca, con segni e macchie, tollerante |
| Lattico | 90 Da | Superficie, trattiene acqua | Pelle secca o disidratata |
| Mandelico | 152 Da, la più grande fra gli AHA | Superficie, penetrazione lenta e graduale | Pelle reattiva, a tendenza acneica, fototipi scuri |
| Salicilico | Liposolubile | Dentro il poro, nel sebo | Pelle grassa, punti neri, pori ostruiti |
Bisogna distinguere fra potenza e adeguatezza. Il glicolico è il più potente della famiglia, ma il più potente non è il migliore per tutti: su una pelle che si arrossa facilmente è esattamente la scelta sbagliata. Se il quadro completo degli acidi ti interessa, lo trovi nella guida ad AHA, BHA e PHA.
Come si usa senza rovinare la barriera
- Si applica la sera, sulla pelle asciutta, dopo la detersione e prima delle creme.
- Si parte da due volte a settimana e si sale solo se la pelle resta tranquilla. Non esiste un motivo per usarlo tutte le sere.
- Non si abbina al retinolo nella stessa applicazione: si alternano le sere.
- La mattina dopo la protezione solare non è un consiglio, è parte del trattamento. Gli AHA aumentano la sensibilità della pelle ai raggi UV, ed è il motivo per cui negli Stati Uniti l'avvertenza è obbligatoria in etichetta.
- Se compaiono bruciore persistente, desquamazione o pizzicore che dura oltre i primi minuti, si sospende. Non è la pelle che si sta abituando.
Quando è meglio evitarlo
Su pelle con couperose o rosacea, su pelle sensibile e reattiva, su una barriera cutanea già compromessa da detergenti aggressivi o da un'esfoliazione troppo frequente. Va evitato anche subito dopo l'esposizione solare, dopo la ceretta o nei giorni che precedono una vacanza al mare.
Un capitolo a parte sono le macchie: il glicolico aiuta a rendere più uniforme il colorito perché accelera il ricambio, ma se usato senza protezione solare può peggiorare il quadro invece di migliorarlo, soprattutto sui fototipi più scuri e sul melasma. L'esfoliazione senza fotoprotezione è lavoro sprecato, quando non controproducente.
Perché nelle nostre formule usiamo il mandelico
La nostra esfoliazione chimica passa dall'acido mandelico e da una componente enzimatica, non dal glicolico. È una scelta legata al canale: in farmacia e parafarmacia il consiglio deve funzionare anche su pelli che non tollerano un'esfoliazione rapida, e il mandelico, con una molecola doppia rispetto a quella del glicolico, entra più lentamente e lascia un margine di sicurezza più ampio. Chi ha una pelle spessa e tollerante può usare il glicolico con ottimi risultati; chi si arrossa facilmente, molto meno.
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Domande frequenti
L'acido glicolico schiarisce le macchie?
Non agisce sulla melanina come fa un attivo depigmentante: accelera il ricambio cellulare e quindi l'eliminazione delle cellule già pigmentate. Sulle macchie superficiali e recenti si vede; su una iperpigmentazione profonda serve altro, e serve comunque la protezione solare quotidiana.
Ogni quanto si può usare?
Due volte a settimana è una frequenza sensata per iniziare. Tre va bene per una pelle abituata e spessa. Oltre si entra nel territorio in cui i benefici si fermano e i danni alla barriera cominciano.
Deve pizzicare per funzionare?
No. Un formicolio lieve nei primi secondi è normale, un bruciore che resta non lo è. L'idea che un cosmetico debba far male per essere efficace non ha basi: l'irritazione non è il segnale che sta lavorando, è il segnale che la formula non è adatta a quella pelle.
Le fonti di questo articolo
- Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, che non fissa limiti di concentrazione per gli alfa-idrossiacidi.
- Parere del comitato scientifico europeo per i prodotti cosmetici e i prodotti non alimentari destinati ai consumatori (SCCNFP) sugli alfa-idrossiacidi: in via precauzionale, acido glicolico fino al 4% con pH ≥ 3,8 e acido lattico fino al 2,5% con pH ≥ 5, con avvertenze su contatto oculare e protezione dai raggi UV.
- Cosmetic Ingredient Review (CIR), valutazione di sicurezza sugli alfa-idrossiacidi: fino al 10% con pH ≥ 3,5 nei prodotti destinati al consumatore, fino al 30% con pH ≥ 3 nei prodotti professionali a contatto breve seguito da risciacquo.
- Indicazioni della Food and Drug Administration statunitense sugli alfa-idrossiacidi e sull'aumentata sensibilità cutanea alla radiazione UV, con avvertenza raccomandata in etichetta.
- Letteratura di dermatologia cosmetica sulla formulazione dell'acido glicolico: rapporto fra costante di dissociazione, pH, quota di acido libero, penetrazione e irritazione; studi clinici su turnover corneo, idratazione del derma e sintesi di collagene con uso topico prolungato.
Se devi scegliere un solo acido e la tua pelle non è abituata, non partire dal più forte. Parti da quello che puoi usare con costanza per sei mesi: è la costanza a produrre i risultati, non la percentuale stampata sull'etichetta.

