Biotina, zinco, ferro, cistina, lievito di birra: sono gli ingredienti che ritornano in quasi tutti gli integratori per capelli. La promessa è sempre la stessa, capelli più forti e meno caduta. La risposta onesta è che funzionano bene quando c'è una carenza, e molto meno quando non c'è.
Questa scheda mette in fila cosa fa ciascun ingrediente, cosa la legge europea consente di dichiarare e in quali casi un integratore ha senso.
Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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Integratori, non cosmetici
Capita di sentirli chiamare «cosmetici orali» o «nutricosmetici». Per la legge non lo sono: un cosmetico si applica sulla superficie del corpo, secondo il Regolamento (CE) n. 1223/2009. Le capsule per capelli sono integratori alimentari, regolati dalla Direttiva 2002/46/CE e, in Italia, notificati al Ministero della Salute.
Anche le frasi sulla confezione seguono regole diverse: possono usare solo le indicazioni sulla salute autorizzate dal Regolamento (UE) n. 432/2012, per i nutrienti presenti in quantità sufficiente.
Per i capelli, le indicazioni autorizzate in Europa sono poche: biotina, zinco e selenio «contribuiscono al mantenimento di capelli normali»; il rame «contribuisce alla normale pigmentazione dei capelli». Nessuna indicazione autorizzata parla di ridurre la caduta o far ricrescere i capelli.
Perché il capello risente delle carenze
Le cellule del bulbo pilifero sono fra quelle che si dividono più rapidamente in tutto l'organismo. Hanno bisogno di energia, proteine, vitamine e minerali in modo costante. Quando qualcosa manca, il corpo lo destina prima agli organi vitali e il capello ne risente: più capelli passano in fase di riposo e cadono dopo qualche mese, quelli nuovi crescono più sottili e fragili.
Gli ingredienti uno per uno
Biotina
È una vitamina del gruppo B necessaria al metabolismo dei cheratinociti del bulbo. La carenza vera è rara e, quando c'è, provoca assottigliamento e caduta, che migliorano in uno o due mesi di integrazione. In chi non ha carenza non ci sono prove solide che dosi aggiuntive migliorino i capelli.
La biotina ad alte dosi può falsare alcuni esami del sangue, fra cui quelli della tiroide e alcuni marcatori cardiaci. Se la prendi, dillo al medico prima di fare le analisi.
Zinco
È un oligoelemento coinvolto nella sintesi della cheratina. La sua carenza è associata a caduta diffusa e capelli fragili. Troppo zinco per lungo tempo, però, riduce l'assorbimento del rame: anche qui la dose conta.
Ferro
È il nutriente più studiato nella caduta dei capelli nelle donne. Riserve basse di ferro, misurate con la ferritina, si associano a caduta diffusa anche senza anemia. Il ferro però non va preso «per sicurezza»: l'eccesso fa male, e la carenza va sempre accertata con gli esami e seguita dal medico.
Aminoacidi solforati: cistina e metionina
Sono i mattoni della cheratina, la proteina di cui è fatto il capello, ricca di ponti di zolfo. La metionina è essenziale e va introdotta con la dieta. Si trovano spesso negli integratori insieme alle vitamine del gruppo B.
Selenio e rame
Il selenio ha un'indicazione autorizzata sul mantenimento dei capelli normali, ma l'eccesso di selenio può a sua volta far cadere i capelli. Il rame serve all'enzima che produce la melanina, da cui dipende il colore del capello: sui capelli bianchi, però, contribuire alla pigmentazione normale non significa ridare colore, come spieghiamo nell'articolo sui capelli bianchi.
Lievito di birra, acidi grassi e antiossidanti
Il lievito di birra è una fonte di vitamine del gruppo B e minerali. Gli acidi grassi omega-3 e omega-6 migliorano la morbidezza e la lucentezza del capello. Vitamina C, vitamina E e altri antiossidanti proteggono le cellule dallo stress ossidativo. Sono ingredienti ragionevoli, ma con prove più deboli sulla caduta.
Quando un integratore ha senso
- Carenza accertata con gli esami del sangue: ferro, zinco, vitamina D, vitamina B12, folati.
- Caduta temporanea dopo una dieta drastica, un periodo di alimentazione scarsa o forte stress, come supporto mentre il ciclo del capello si normalizza.
- Capelli fragili, fini e spenti in chi mangia in modo sbilanciato.
Un integratore non sostituisce un'alimentazione varia, e non cura l'alopecia androgenetica, che va seguita dal dermatologo. Se la caduta dura più di due o tre mesi, conviene capire la causa prima di scegliere un prodotto. Sulle forme più comuni di caduta c'è l'articolo sulla caduta dei capelli in autunno.
Come si prendono
- Per almeno tre mesi: il ciclo del capello è lento e i risultati si vedono solo sui capelli nuovi.
- Durante i pasti, per tollerarli meglio.
- Senza sommare più integratori con gli stessi nutrienti, per non superare le dosi raccomandate.
- In gravidanza, allattamento o con terapie in corso, solo dopo averne parlato con il medico.
Domande frequenti
La biotina fa crescere i capelli?
Aiuta chi ne è carente, che è raro. In chi ha livelli normali non ci sono prove che faccia crescere i capelli più in fretta o più folti.
Quanto tempo ci vuole per vedere risultati?
Almeno tre mesi. Il capello cresce in media di circa un centimetro al mese e il miglioramento si vede solo sui capelli che nascono durante l'integrazione.
Gli integratori per capelli fanno ingrassare?
No. Vitamine e minerali non hanno calorie rilevanti alle dosi degli integratori.
Servono anche per le unghie?
Unghie e capelli sono fatti della stessa proteina, la cheratina, e risentono delle stesse carenze. Il ragionamento è lo stesso: utili se manca qualcosa.
Le fonti di questo articolo
Almohanna H.M. et al. «The role of vitamins and minerals in hair loss: a review», Dermatology and Therapy, 2019. Patel D.P. et al. «A review of the use of biotin for hair loss», Skin Appendage Disorders, 2017. Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione, elenco delle indicazioni sulla salute consentite. Direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari. Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici.
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