Oli e burri vegetali: come scegliere quello giusto per la pelle
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Oli e burri vegetali: come scegliere quello giusto per la pelle

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

7 min di lettura

Argan, jojoba, rosa mosqueta, karité, cocco, vinaccioli. Sugli scaffali sembrano varianti dello stesso prodotto, e nella percezione comune "olio vegetale" vale come garanzia di delicatezza. In realtà la differenza fra un olio e l'altro è grande quanto quella fra due attivi diversi, e dipende quasi tutta da una cosa sola: quali acidi grassi contiene.

In sintesi

  • Oli e burri vegetali sono trigliceridi: cambiano per il tipo di acidi grassi che li compongono.
  • Gli oli ricchi di acido linoleico sono più leggeri e adatti alle pelli impure; quelli ricchi di acido oleico sono più nutrienti e adatti alle pelli secche.
  • Un olio non idrata: non contiene acqua. Limita la perdita d'acqua, che è un'altra cosa.
  • Gli oli essenziali non c'entrano nulla con gli oli vegetali: sono estratti volatili e profumati, con regole d'uso diverse.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Che cosa c'è dentro un olio vegetale

Un olio spremuto da semi o frutti è fatto in larga parte di trigliceridi, cioè di tre acidi grassi legati a una molecola di glicerolo. Il profilo di quegli acidi grassi decide tutto: fluidità, velocità di assorbimento, stabilità nel tempo e affinità con i lipidi della pelle.

Accanto ai trigliceridi c'è una piccola frazione insaponificabile che contiene vitamina E, steroli, polifenoli e carotenoidi. È una quota minima in peso, ma è quella che dà all'olio le sue proprietà antiossidanti e, spesso, il colore.

Oleico e linoleico: la distinzione che conta

L'acido oleico è un acido grasso monoinsaturo: rende l'olio più ricco al tatto e più occlusivo, ma se applicato in abbondanza su una pelle già fragile può disorganizzare i lipidi della barriera.

L'acido linoleico è polinsaturo ed è un componente delle ceramidi cutanee. È stato osservato che la pelle a tendenza acneica ha spesso un sebo relativamente povero di linoleico, e alcuni studi hanno valutato l'applicazione topica proprio su questo tipo di pelle. Da qui la regola pratica: pelle impura, oli linoleici; pelle secca, oli oleici.

Olio o burro Acido grasso prevalente Per quale pelle
Vinaccioli, girasole, canapa Linoleico Mista, impura, giovane
Rosa mosqueta Linoleico e linolenico Segni, discromie, pelle matura
Argan, mandorle dolci, nocciola Oleico e linoleico in equilibrio Quasi tutte, buon olio di partenza
Oliva, avocado Oleico Molto secca, non sul viso reattivo
Cocco Laurico Corpo e capelli, sul viso può occludere
Jojoba Non è un trigliceride: è una cera liquida Tutte, molto stabile
Burro di karité, cacao, mango Stearico e oleico Zone secche, labbra, corpo

Le schede dei singoli oli sono già sul sito: argan, jojoba, cocco, rosa mosqueta, vinaccioli, nocciola, burro di karité.

Un olio non è un idratante

È l'equivoco più costoso. Idratare significa portare o trattenere acqua, e un olio acqua non ne contiene. Quello che fa è rallentare l'evaporazione: se lo si applica su una pelle già disidratata e asciutta, sigilla il nulla. L'olio ha senso sopra un prodotto acquoso, o su una pelle appena inumidita.

Se la sensazione è di pelle che tira ma unta, il problema quasi sempre è di acqua e non di grassi: la distinzione è in pelle secca o disidratata.

La questione comedogenicità

Le liste che assegnano a ogni olio un punteggio da 0 a 5 derivano da test condotti decenni fa applicando la sostanza pura sull'orecchio del coniglio. Il modello è stato criticato a lungo: la specie non è sovrapponibile all'uomo e la dose non ha nulla a che vedere con quella di una formula reale.

L'unico olio su cui vale la pena tenere una cautela concreta è il cocco, ricco di acido laurico, che su molte pelli del viso risulta effettivamente occlusivo. Per il resto, la domanda giusta riguarda il prodotto finito e la tua pelle, non il punteggio di una tabella.

Irrancidimento: il difetto di cui nessuno parla

Più un olio è ricco di acidi grassi polinsaturi, più è interessante per la pelle e più è fragile all'ossidazione. Un olio irrancidito cambia odore e, applicato sul viso, diventa un fattore di stress ossidativo invece che un antiossidante.

  • Si conservano al riparo da luce e calore, meglio in vetro scuro.
  • Il flacone con contagocce fa entrare aria a ogni uso: più pratico, meno stabile.
  • La vitamina E in etichetta (Tocopherol) non è solo un attivo: è l'antiossidante che protegge l'olio stesso.
  • Jojoba e burri saturi sono i più stabili, gli oli di semi polinsaturi i più delicati.

Oli vegetali e oli essenziali non sono parenti

Un olio vegetale è un grasso spremuto, un olio essenziale è un estratto volatile e concentrato, composto da molecole aromatiche. Il primo si usa puro sulla pelle, il secondo mai: va diluito e resta fra le cause più comuni di dermatite da contatto. Le regole d'uso sono nella guida agli oli essenziali.

Come li usiamo

Nel nostro olio detergente la base è costruita su girasole, mandorle dolci, nocciola e vinaccioli: un profilo volutamente più linoleico che oleico, perché deve sciogliere il sebo e il trucco senza lasciare un film pesante su una pelle che poi va deterso una seconda volta.

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Domande frequenti

Che differenza c'è fra un olio vegetale e l'altro?

Gli oli e i burri vegetali sono fatti in gran parte di trigliceridi, e a distinguerli è il tipo di acidi grassi che contengono. Da questo profilo dipendono fluidità, velocità di assorbimento, stabilità nel tempo e affinità con i lipidi della pelle. Accanto c'è una piccola frazione insaponificabile, con vitamina E, steroli, polifenoli e carotenoidi, che dà all'olio le sue proprietà antiossidanti e spesso il colore.

Quale olio vegetale scegliere per la pelle impura o per la pelle secca?

La regola pratica segue gli acidi grassi. Per la pelle mista o impura sono indicati gli oli ricchi di acido linoleico, come vinaccioli, girasole e canapa, più leggeri e affini alle ceramidi cutanee. Per la pelle secca si scelgono oli più ricchi di acido oleico, più nutrienti. Argan, mandorle dolci e nocciola hanno un profilo equilibrato e sono un buon punto di partenza per quasi tutte le pelli.

L'olio vegetale idrata la pelle?

No, perché un olio non contiene acqua. Quello che fa è rallentarne l'evaporazione, quindi su una pelle già disidratata e asciutta ha poco da trattenere. Dà il meglio applicato sopra un prodotto acquoso o su una pelle appena inumidita. Se la pelle tira pur sembrando unta, di solito a mancare è l'acqua e non i grassi: in quel caso serve prima un buon idratante.

Gli oli vegetali sono comedogenici?

Le tabelle che danno a ogni olio un punteggio da 0 a 5 derivano da vecchi test condotti con la sostanza pura sull'orecchio del coniglio, un modello criticato a lungo perché lontano dalla pelle umana e dalle dosi di una formula reale. L'olio su cui vale una cautela concreta è il cocco, ricco di acido laurico, che su molte pelli del viso risulta occlusivo. Per il resto conta il prodotto finito.

Come si conserva un olio vegetale perché non irrancidisca?

Al riparo da luce e calore, meglio in vetro scuro. Il contagocce è pratico ma fa entrare aria a ogni uso. Gli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi sono i più fragili, mentre jojoba e burri saturi sono i più stabili. Il tocoferolo in etichetta protegge l'olio stesso dall'ossidazione. Un olio irrancidito cambia odore e sulla pelle diventa una fonte di stress ossidativo.

Il passaggio successivo

Se un olio ti ha lasciato la pelle lucida o con qualche impurità in più, prima di concludere che gli oli non fanno per te guarda quale olio era. Nelle farmacie e parafarmacie partner LeLang puoi provare la texture prima di scegliere.

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Le fonti di questo articolo

  1. Lin T.K., Zhong L., Santiago J.L., International Journal of Molecular Sciences, 2018: rassegna sugli effetti antinfiammatori e di riparazione della barriera degli oli vegetali applicati sulla pelle.
  2. Letawe C., Boone M., Piérard G.E., Clinical and Experimental Dermatology, 1998: valutazione dell'applicazione topica di acido linoleico sui microcomedoni.
  3. Draelos Z.D., DiNardo J.C., Journal of the American Academy of Dermatology, 2006: revisione critica del concetto di comedogenicità.
  4. Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, nomenclatura INCI degli ingredienti di origine vegetale.

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