Bicarbonato sul viso: perché non è un esfoliante per la pelle
Consigli di beauty routine

Bicarbonato sul viso: perché non è un esfoliante per la pelle

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

5 min di lettura

Il bicarbonato di sodio compare in molti video come scrub per il viso, come maschera per i punti neri, mescolato al limone o all'acqua per "pulire i pori". Costa poco, è in tutte le cucine e sembra innocuo. Il problema non è il bicarbonato in sé: è il pH.

La superficie della pelle è acida, il bicarbonato sciolto in acqua è alcalino. Una soluzione di bicarbonato ha un pH intorno a 8, mentre la superficie del viso sta di norma sotto 5. Sul viso non pulisce di più: sposta il pH nella direzione sbagliata e indebolisce proprio la barriera che protegge dalla secchezza e dagli arrossamenti.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Perché il pH della pelle conta così tanto

Lo strato più superficiale dell'epidermide non è una superficie inerte: è un tessuto che lavora, e lavora bene in ambiente acido. Gli enzimi che producono i lipidi della barriera, come ceramidi e acidi grassi, hanno il loro optimum a pH acido. Gli enzimi che staccano i corneociti uno dall'altro, invece, diventano più attivi quando il pH sale. Il risultato di un pH alcalino prolungato è una barriera che si ripara più lentamente e si sfalda in modo disordinato: ne parliamo in il pH della pelle.

La pelle sana ha una capacità tampone e riporta il pH verso valori acidi, ma non in un istante. Ripetere il gesto ogni giorno, o lasciare la pasta in posa come maschera, significa tenerla più a lungo fuori dal suo intervallo.

Il bicarbonato come scrub: due problemi insieme

Usato in pasta, il bicarbonato aggiunge al pH l'azione meccanica dei granuli. I cristalli hanno forma e dimensioni irregolari: sfregati sul viso lavorano in modo non uniforme, di più dove si preme di più. Su una pelle sottile o già sensibile è la combinazione peggiore, perché l'abrasione si somma a una superficie che nel frattempo è diventata più permeabile.

La sensazione di pelle liscissima subito dopo è reale, ma dipende dalla rimozione brusca di cellule superficiali e di lipidi, non da una pelle più sana. Nei giorni successivi arrivano spesso secchezza, tensione e arrossamento: è il quadro che descriviamo in barriera cutanea.

E sui punti neri?

Il punto nero è un tappo di sebo e cellule che si ossida all'imbocco del follicolo. Per scioglierlo serve una sostanza che penetri nel sebo, e il bicarbonato in acqua non lo fa: agisce in superficie. Per questo l'effetto sui punti neri è minimo, mentre l'effetto sulla barriera c'è. L'ingrediente pensato per lavorare dentro il poro è l'acido salicilico, che è liposolubile. Tutto il percorso è spiegato in punti neri: perché si formano e come eliminarli.

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Bicarbonato e limone: la miscela da evitare

Mescolare bicarbonato e succo di limone produce effervescenza, e l'effervescenza sembra un segno di efficacia. In realtà è una reazione fra un acido e una base che consuma entrambi gli ingredienti: quello che resta sulla pelle è una miscela di pH imprevedibile. Il succo di agrumi applicato su una pelle che poi va al sole, in più, può contenere sostanze fotosensibilizzanti che lasciano macchie.

Cosa usare al suo posto

Se l'obiettivo è una pelle più liscia e luminosa, la strada è un'esfoliazione formulata per il viso, con una concentrazione controllata e un pH compatibile con la pelle:

  • Esfolianti chimici come l'acido glicolico o l'acido mandelico, che allentano i legami fra i corneociti in modo uniforme.
  • Esfolianti enzimatici, i più delicati, adatti anche alle pelli che si arrossano facilmente: la differenza con scrub e acidi è spiegata in peeling enzimatico viso.
  • Una detersione delicata ogni giorno, a pH vicino a quello cutaneo: è la base che rende inutile qualsiasi rimedio aggressivo.

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Quanto spesso esfoliare e come capire se si sta esagerando è spiegato in esfoliare la pelle.

Dove il bicarbonato ha senso

Non è un ingrediente da demonizzare. Nei sali da bagno e nei pediluvi, molto diluito in un grande volume d'acqua e per poco tempo, ammorbidisce l'acqua e dà una sensazione di pulito, senza gli effetti di una pasta concentrata sul viso. Anche in alcuni cosmetici compare come regolatore di pH o come componente effervescente, in quantità e condizioni studiate da chi formula. Quello che non funziona è il bicarbonato da cucina usato puro, o quasi, sulla pelle del viso.

Se dopo il bicarbonato la pelle brucia, si arrossa o si desquama, sospendi ogni esfoliante per qualche giorno e usa solo una detersione delicata e una crema lenitiva. Se l'arrossamento non passa o compaiono vescicole, fatti vedere da un medico.

Domande frequenti

Il bicarbonato schiarisce le macchie?

No. Può dare l'impressione di una pelle più chiara perché rimuove cellule superficiali, ma non agisce sulla melanina. E l'irritazione che provoca, su pelli che tendono a macchiarsi, può lasciare proprio macchie scure post infiammatorie.

Una volta ogni tanto fa male?

Un uso isolato su una pelle sana difficilmente lascia un danno duraturo: la pelle riporta il pH verso valori acidi nelle ore successive. Il problema è l'abitudine, e il fatto che per ottenere lo stesso risultato esistono prodotti pensati per farlo senza alterare la barriera.

Si può usare il bicarbonato sul corpo?

Molto diluito nell'acqua del bagno sì. Come scrub puro su gomiti o talloni ha gli stessi limiti del viso, attenuati dallo strato corneo più spesso, e resta meno efficace di uno scrub corpo o di una crema all'urea.

E il dentifricio sui brufoli?

Stessa logica: il dentifricio contiene sostanze pensate per i denti, non per la pelle. Secca la superficie ma irrita il brufolo invece di risolverlo.

Da dove continuare

Se usi il bicarbonato perché la pelle ti sembra spenta o piena di impurità, la domanda da farsi è un'altra: che detersione e che esfoliazione stai usando? Nelle farmacie e parafarmacie partner LeLang puoi farti consigliare di persona, oppure puoi prenotare una consulenza con la fondatrice.

Le fonti di questo articolo

01   International Journal of Cosmetic Science, 2006: studio osservazionale sul pH naturale della superficie cutanea, mediamente inferiore a 5, e sul suo ruolo per la flora residente
02   Journal of Investigative Dermatology, 2005: studio sperimentale sugli effetti di un aumento prolungato del pH dello strato corneo su enzimi, sintesi dei lipidi e funzione barriera
03   Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici

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