Sapone non sapone: cos'è il syndet e quando conviene
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Sapone non sapone: cos'è il syndet e quando conviene

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

8 min di lettura

In farmacia lo chiedono così: mi serve un sapone non sapone. Il nome sembra un gioco di parole ed è invece la definizione più precisa che si possa dare a questa categoria di prodotti.

È una pastiglia, ha la forma di una saponetta, si usa allo stesso modo, ma chimicamente non è un sapone. Il termine tecnico è syndet, dall'inglese synthetic detergent, detergente sintetico.

Il sapone tradizionale è un sale di acidi grassi e in acqua dà soluzioni fortemente alcaline. Il sapone non sapone è costruito con detergenti sintetici e in soluzione si colloca intorno a pH 6-6,5. Da qui discende tutto il resto.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Perché si chiama sapone non sapone

Il nome nasce da una necessità commerciale reale. Chiamarlo “detergente sintetico” in vetrina non avrebbe funzionato, e chiamarlo “sapone” sarebbe stato scorretto: nella nomenclatura tecnica il sapone è una cosa precisa, cioè il prodotto della saponificazione di un grasso.

È quindi rimasta la formula descrittiva: ha l'aspetto e l'uso del sapone, ma non ne condivide né la chimica né il pH. In etichetta e in letteratura scientifica lo trovi come syndet o come pastiglia dermatologica.

Che cos'è chimicamente un sapone

I saponi sono sali di acidi grassi di origine animale o vegetale. Tecnicamente sono tensioattivi anionici, la stessa famiglia che costituisce la base schiumogena della maggior parte dei detergenti liquidi, ma con una caratteristica che li distingue: in soluzione risultano molto alcalini.

La composizione tipica prevede una quota importante di stearato di sodio, oli semiconcentrati di cocco o di palma, laurato di sodio che dà il potere schiumogeno, biossido di titanio o caolino per l'aspetto opaco e bianco, più antiossidanti, EDTA come chelante, coloranti e profumo.

Non sono tutti uguali fra loro:

  • Il sapone di Marsiglia è il più classico, molto duro e resistente, ma proprio per questo non è indicato per qualsiasi tipo di pelle.
  • Il sapone di glicerina, trasparente, risulta meno disseccante.
  • I saponi grassi, addizionati di derivati della lanolina, lecitina o olio di mandorle dolci, riducono l'irritazione osservata con gli altri.

Che cos'è un sapone non sapone

Le pastiglie dermatologiche sono formulate con detergenti sintetici anionici delicati, come gli alchilsulfosuccinati, associati a tensioattivi anfoteri come la cocamidopropil betaina.

Questi attivi hanno due vantaggi tecnici. Non sono sensibili all'idrolisi, quindi la formula resta stabile nel tempo, e in soluzione si collocano intorno a pH 6-6,5. Contengono inoltre opacificanti, plastificanti, coloranti e profumi. Sono i prodotti che si impiegano nell'igiene delle pelli sensibili.

Sulle famiglie di tensioattivi e su come si riconoscono nell'INCI ho scritto la scheda dedicata ai tensioattivi in cosmetica.

Perché il pH cambia il risultato

La superficie cutanea sana è leggermente acida, e quell'acidità non è un dettaglio estetico: partecipa al controllo della flora residente e al funzionamento degli enzimi che regolano la desquamazione e la coesione dello strato corneo.

Un detergente fortemente alcalino sposta temporaneamente quel valore. Su una pelle sana, giovane e integra il ritorno alle condizioni di partenza avviene senza conseguenze evidenti. Su una pelle secca, matura o già reattiva lo stesso spostamento, ripetuto ogni giorno, si somma alla deslipidizzazione e produce quella sensazione di pelle che tira e desquama.

Il ragionamento completo sta nell'articolo dedicato al pH della pelle, e il quadro generale dei meccanismi di detersione nella guida alla detergenza della pelle.

Come si riconoscono in etichetta

La distinzione è leggibile nell'INCI senza bisogno di test.

  1. Se compaiono voci come Sodium Palmate, Sodium Cocoate, Sodium Olivate o Sodium Tallowate, sei davanti a un sapone: sono sali di acidi grassi ottenuti per saponificazione.
  2. Se invece trovi Disodium Lauryl Sulfosuccinate, Sodium Cocoyl Isethionate o Cocamidopropyl Betaine, sei davanti a un sapone non sapone.
  3. La dicitura sul fronte della confezione non è un criterio. “Sapone delicato” o “detergente naturale” non dicono nulla sul pH raggiunto in soluzione.

Quando il sapone va benissimo lo stesso

Non c'è motivo di demonizzarlo. Su una pelle sana e senza particolari sensibilità, un sapone di buona qualità usato su mani e zone realmente sporche non crea problemi, e la sua efficacia sgrassante è un vantaggio reale.

Il discorso cambia in tre situazioni: quando la pelle è secca o atopica, quando è reattiva, e quando l'uso è quotidiano su tutta la superficie corporea. In quei casi il sapone non sapone è la scelta più sensata, e se la reattività è marcata si scende ancora di un gradino passando all'olio da doccia, che lascia un effetto sovragrassante e produce poca schiuma.

Se non sai in quale situazione ti trovi, il punto di partenza è distinguere una pelle secca da una disidratata e capire quali sono le cause della sensibilità cutanea.

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E lo shampoo?

Anche il cuoio capelluto è pelle, con una superficie leggermente acida. Per questo gli shampoo sono formulati con tensioattivi sintetici e il loro pH viene corretto con acidi deboli, come l'acido citrico o lattico, di solito fra 5,5 e 6,5: un sapone alcalino sui capelli li renderebbe ruvidi e opachi, soprattutto con acqua calcarea.

Anche fra gli shampoo, però, la delicatezza varia molto. Quelli pensati per un uso frequente usano tensioattivi poco sgrassanti, come isetionati, glucosidi e betaine, e sono la scelta giusta per un cuoio capelluto secco o reattivo. Lo shampoo per bambini, spesso scelto perché “delicato”, è formulato per non irritare gli occhi dei più piccoli, con un pH più vicino alla neutralità: non è pensato per il cuoio capelluto di un adulto.

Se il cuoio capelluto prude o desquama, prima di cambiare shampoo conviene capire di cosa si tratta: ne parliamo nelle guide sul prurito al cuoio capelluto e sulla forfora secca o grassa.

Sul viso la questione è ancora più netta

Sulla pelle del viso la barriera è più sottile e l'esposizione ambientale continua, quindi l'uso quotidiano di un sapone alcalino è difficile da giustificare. Qui le forme cosmetiche più adatte sono mousse, gel e latti detergenti costruiti su basi anfotere e non ioniche.

Sulla sequenza corretta e su quando ha senso detergere due volte ho scritto la guida alla doppia detersione.

Il limite del consiglio cosmetico

Cambiare detergente risolve un problema di tollerabilità, non una patologia. Se sono presenti rossore persistente, prurito, lesioni, desquamazione marcata o macerazione nelle pieghe, la valutazione spetta a un medico o a un dermatologo: solo una diagnosi permette di capire se la detersione è una concausa o soltanto un fattore che rende più visibile qualcos'altro.

Nelle farmacie e parafarmacie partner LeLang la prima cosa che si guarda su una pelle che reagisce non è la crema, è il detergente: è il prodotto che tocca tutta la superficie ogni giorno.

Non sai se il tuo detergente è adatto alla tua pelle?

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Domande frequenti

Cos'è un sapone non sapone?

Il sapone non sapone, detto anche syndet o pastiglia dermatologica, ha la forma e l'uso di una saponetta ma chimicamente non è un sapone. È formulato con detergenti sintetici anionici delicati, come gli alchilsulfosuccinati, associati a tensioattivi anfoteri come la cocamidopropil betaina. In soluzione si colloca intorno a pH 6-6,5, mentre il sapone tradizionale dà soluzioni fortemente alcaline.

Che differenza c'è fra sapone e syndet?

Il sapone è un sale di acidi grassi ottenuto per saponificazione di grassi animali o vegetali e in acqua risulta molto alcalino. Il syndet usa tensioattivi sintetici che non subiscono idrolisi, quindi la formula resta stabile nel tempo, e lavora a un pH vicino a quello della pelle. Su una pelle sana la differenza si nota poco, su una pelle secca o reattiva si sente ogni giorno.

Come si riconosce un sapone non sapone in etichetta?

Basta leggere l'INCI. Voci come Sodium Palmate, Sodium Cocoate, Sodium Olivate o Sodium Tallowate indicano un sapone, perché sono sali di acidi grassi. Disodium Lauryl Sulfosuccinate, Sodium Cocoyl Isethionate o Cocamidopropyl Betaine indicano invece un sapone non sapone. Le diciture sul fronte della confezione, come sapone delicato, non dicono nulla sul pH che il prodotto raggiunge in soluzione.

Il sapone tradizionale fa male alla pelle?

No, non c'è motivo di demonizzarlo. Su una pelle sana e senza particolari sensibilità, un buon sapone usato su mani e zone davvero sporche non crea problemi, e il suo potere sgrassante è un vantaggio reale. Il sapone non sapone diventa la scelta più sensata con pelle secca, atopica o reattiva e con un uso quotidiano su tutta la superficie del corpo.

Quando una pelle che reagisce richiede il dermatologo?

Cambiare detergente risolve un problema di tollerabilità, non una patologia. Se compaiono rossore persistente, prurito, lesioni, desquamazione marcata o macerazione nelle pieghe, serve la valutazione di un medico o di un dermatologo. Solo una diagnosi permette di capire se la detersione contribuisce al problema o se rende soltanto più visibile qualcos'altro.

Le fonti di questo articolo

  1. Ananthapadmanabhan K.P. et al. (2004). "Cleansing without compromise: the impact of cleansers on the skin barrier and the technology of mild cleansing". Dermatologic Therapy, vol. 17, suppl. 1, pp. 16-25.
  2. Mukhopadhyay P. (2011). "Cleansers and their role in various dermatological disorders". Indian Journal of Dermatology, vol. 56, n. 1, pp. 2-6.
  3. Ali S.M., Yosipovitch G. (2013). "Skin pH: from basic science to basic skin care". Acta Dermato-Venereologica, vol. 93, n. 3, pp. 261-267.
  4. Trueb R.M. (2007). "Shampoos: ingredients, efficacy and adverse effects". Journal der Deutschen Dermatologischen Gesellschaft, vol. 5, n. 5, pp. 356-365.
  5. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici.

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona.