Acido lattico: a cosa serve e per quale pelle è adatto
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Acido lattico: a cosa serve e per quale pelle è adatto

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

6 min di lettura

Fra gli alfa idrossiacidi, l'acido lattico è quello che si porta dietro meno diffidenza e più fraintendimenti. È il più delicato della famiglia sulle pelli reattive, ma non perché sia più debole: perché ha una molecola più grande e un secondo mestiere che gli altri acidi non hanno, quello di idratante. È l'unico esfoliante che fa parte del fattore idratante naturale della pelle.

In sintesi

  • È un alfa idrossiacido come il glicolico, ma con molecola più grande: penetra più lentamente e risulta meno pungente.
  • Fa parte del NMF cutaneo: a basse concentrazioni idrata, salendo esfolia.
  • Il pH conta quanto la percentuale: sopra 4 l'azione esfoliante si riduce molto.
  • È la scelta più sensata su pelle secca, opaca e con prime discromie; meno indicata sulla pelle molto grassa, dove il salicilico lavora meglio.

Articolo scritto da Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care e specialista in dermocosmetica. Immagine di copertina generata con il supporto dell'intelligenza artificiale.

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Che cos'è l'acido lattico

È un alfa idrossiacido, cioè un acido organico con un gruppo ossidrile in posizione alfa. Si ottiene per fermentazione di zuccheri e, nell'INCI, compare come Lactic Acid; la sua forma salificata è il Sodium Lactate, che nelle formule fa soprattutto da umettante e da tampone.

La differenza pratica con il glicolico sta nella dimensione della molecola. Il glicolico è il più piccolo degli AHA e attraversa lo strato corneo in fretta, con un'azione rapida ma anche più pungente. Il lattico è più grande, entra più lentamente e a parità di percentuale risulta meglio tollerato. Il quadro completo della famiglia è nella scheda sugli alfa idrossiacidi.

L'unico esfoliante che la pelle produce già

Il lattato è uno dei componenti del fattore idratante naturale, il gruppo di sostanze che tiene l'acqua nello strato corneo insieme a urea, aminoacidi e sali. Questo spiega il suo doppio comportamento: a concentrazioni basse si comporta da umettante, richiamando e trattenendo acqua; salendo, scioglie i legami fra i corneociti e diventa esfoliante.

Alcuni lavori pubblicati negli anni Novanta hanno osservato anche un effetto sulla sintesi dei ceramidi da parte dei cheratinociti, con differenze fra le due forme isomere della molecola, la L e la D. È il motivo per cui l'acido lattico viene spesso descritto come un acido che, oltre a levigare, lascia la barriera in condizioni migliori di come l'ha trovata.

Percentuali e pH: due numeri che vanno letti insieme

Un acido esfolia solo nella quota che resta in forma libera, e quella quota dipende dal pH della formula. Una crema al 10% a pH 5 ha un effetto molto più blando di una al 5% a pH 3,8, anche se in etichetta il numero grande è il primo.

Concentrazione Cosa fa Dove si usa
Fino al 2-3% Idratante e leggermente levigante Creme e sieri d'uso quotidiano
5-10% a pH 3,5-4 Esfoliazione graduale, uso domiciliare Sieri e trattamenti serali, 2-3 volte a settimana
Oltre il 30% a pH basso Peeling vero e proprio Solo in ambito professionale

Attenzione a come vengono raccontati i limiti. In Europa il Regolamento 1223/2009 non disciplina gli AHA con una voce dedicata: la soglia del 4% a pH non inferiore a 3,8 citata ovunque è una raccomandazione precauzionale di un comitato scientifico, non un limite di legge. Negli Stati Uniti il riferimento è diverso: fino al 10% a pH non inferiore a 3,5 per il consumatore, fino al 30% a pH 3 in ambito professionale.

Per quale pelle ha senso

  • Pelle secca o spenta: è il suo terreno migliore, perché esfolia e trattiene acqua nello stesso passaggio. Se non sai se la tua pelle è secca o disidratata, la differenza è spiegata in pelle secca o disidratata.
  • Prime discromie e tono irregolare: lavora sul rinnovo superficiale, quindi accompagna bene gli attivi uniformanti.
  • Pelle reattiva che non tollera il glicolico: spesso è la via di mezzo giusta, insieme al mandelico, la cui molecola è ancora più grande.
  • Pelle grassa con pori occlusi: qui l'acido lattico è meno adatto, perché è idrosolubile e non entra nel sebo. Il lavoro lo fa meglio l'acido salicilico.

Come si usa senza farsi male

  1. Si parte da due applicazioni a settimana, la sera, su pelle asciutta.
  2. Non si abbina nella stessa applicazione ad altri esfolianti o al retinolo: si alternano nelle sere.
  3. Si aspetta che la formula si assorba prima di applicare la crema, senza sciacquare se il prodotto non lo richiede.
  4. Al mattino la protezione solare non è un consiglio ma parte del trattamento: un rinnovo accelerato senza protezione produce macchie invece di toglierle.

Se la pelle si arrossa, tira o brucia oltre i primi secondi, la frequenza è troppo alta o la formula è troppo forte. Un'esfoliazione ben fatta non si sente: si vede dopo due settimane.

Quando conviene un enzimatico

Su una pelle molto reattiva, o nei periodi in cui la barriera è già provata, l'alternativa è l'esfoliazione enzimatica, che lavora senza abbassare il pH della superficie. Il confronto fra i due approcci è in peeling enzimatico viso.

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Domande frequenti

Acido lattico o acido glicolico?

Il glicolico è più rapido e più incisivo, il lattico più graduale e meglio tollerato, con in più un effetto idratante. Su una pelle abituata agli acidi e con un obiettivo di texture il glicolico rende di più; su una pelle secca o sensibile il lattico è la scelta più sostenibile nel tempo.

Si può usare tutti i giorni?

Alle concentrazioni basse presenti in molte creme sì, perché lì fa l'idratante. Un siero esfoliante al 5-10% no: due o tre volte a settimana è la frequenza che la maggior parte delle pelli regge bene.

Va bene in gravidanza?

Gli alfa idrossiacidi in formulazione cosmetica sono fra gli esfolianti che si continuano a usare, a differenza dei retinoidi. Restano da evitare i peeling ad alta concentrazione, e come sempre in gravidanza la scelta si condivide con il ginecologo.

Rende la pelle più sensibile al sole?

Sì, nelle settimane di utilizzo la pelle risponde di più ai raggi UV. Non è un motivo per rinunciarci, è un motivo per usarlo la sera e proteggersi al mattino.

L'acido lattico dei fermentati è la stessa cosa?

Gli ingredienti da fermentazione contengono acido lattico insieme a molte altre molecole, in quantità non dichiarate. Possono avere un effetto sulla pelle, ma non sono confrontabili con un esfoliante a percentuale nota: sono due prodotti diversi con lo stesso nome dentro.

Il passaggio successivo

Scegliere fra lattico, glicolico, mandelico e salicilico dipende da che cosa vuoi correggere e da quanto la tua pelle tollera. Il quadro d'insieme è nella guida agli acidi, e nelle farmacie e parafarmacie partner LeLang puoi farti guidare nella scelta della concentrazione.

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Le fonti di questo articolo

  1. Smith W.P., Journal of the American Academy of Dermatology, 1996: effetti epidermici e dermici dell'applicazione topica di acido lattico.
  2. Rawlings A.V. et al., Archives of Dermatological Research, 1996: effetto degli isomeri dell'acido lattico sulla sintesi di ceramidi nei cheratinociti.
  3. Cosmetic Ingredient Review, valutazione sugli alfa idrossiacidi: fino al 10% a pH non inferiore a 3,5 per l'uso al consumo, fino al 30% a pH non inferiore a 3 in ambito professionale.
  4. Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici: gli AHA non sono oggetto di una voce dedicata negli allegati.

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