Cosmeceutici e formule ad alta concentrazione di attivi
La voce della Founder

Cosmeceutica: cos'è e perché non è una categoria legale

Elisa Avalledi Elisa Avalle , founder di LeLang

11 min di lettura

La parola "cosmeceutico" compare su una rivista scientifica nel 1962. Vent'anni dopo un dermatologo le dà un contenuto preciso, elencando tre condizioni da soddisfare. Oggi, sessant'anni dopo, non compare in nessuna normativa: né nel Regolamento europeo sui cosmetici, né nella legislazione statunitense. Nel frattempo è diventata una delle parole più stampate sulle confezioni.

Il punto è che la parola non è vuota: chi l'ha definita le aveva attaccato criteri precisi. Il problema è che quasi nessun prodotto che oggi si definisce cosmeceutico li soddisfa tutti, e nessuna autorità controlla. La domanda utile davanti a uno scaffale quindi non è "è un cosmeceutico?", ma "soddisfa le tre condizioni?" — e sono domande che puoi fare tu.

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Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care

Elisa Avalle · Founder e specialista in dermocosmetica

Cosmeceutico non è una categoria giuridica, ma non è nemmeno una parola inventata dal marketing e basta. Sapere quali erano le condizioni originali è il modo più rapido per capire quali prodotti la meritano.

Che cosa significa cosmeceutica

Il termine nasce dall'unione di "cosmetico" e "farmaceutico" e indica creme, sieri, lozioni o detergenti che non hanno solamente finalità estetiche, ma aspirano a svolgere un'azione più mirata grazie a una concentrazione elevata di principi attivi, alcuni dei quali presenti anche in specialità medicinali.

Non sono farmaci. E proprio perché restano cosmetici, per legge si applicano solo su cute sana: se un prodotto avesse il potere di modificare la struttura o la funzione del corpo, allora sarebbe un farmaco e seguirebbe tutt'altro percorso autorizzativo.

Chi ha inventato la parola: una paternità contesa

La versione che si legge ovunque è che il termine sia stato coniato nel 1984 da Albert Kligman, dermatologo dell'Università della Pennsylvania, lo stesso ricercatore che ha portato la tretinoina nella dermatologia moderna. È la versione che riporta anche la letteratura dermatologica, ed è quella che ho usato per anni anch'io.

Solo che non è l'inizio della storia. Vent'anni prima un chimico cosmetico statunitense, Raymond E. Reed, tra i primi membri della Society of Cosmetic Chemists, aveva già usato quella parola e le aveva dedicato un intervento pubblicato sul Journal of the Society of Cosmetic Chemists con il titolo "The Definition of Cosmeceutical".

Su questo punto le fonti non concordano del tutto, ed è corretto dirlo. La maggior parte colloca il conio nel 1961, ma il testo di Reed risulta pubblicato nel 1962; alcune fonti scrivono che Reed "propose" il termine più che coniarlo, e la letteratura dermatologica attribuisce quasi sempre la paternità a Kligman. Non ho trovato una ricostruzione univoca, quindi non ne do una: mi limito a dire che l'attribuzione esclusiva a Kligman è quantomeno incompleta.

La differenza fra i due non è solo cronologica, ed è qui che la cosa diventa interessante. Reed guardava al prodotto: per lui un cosmeceutico era un preparato per uso esterno progettato scientificamente, che produce un risultato utile o desiderato, gradevole da usare e conforme a standard chimici, fisici e medici rigorosi. Kligman guardava alla prova: non gli interessava come fosse progettato il prodotto, gli interessava che qualcuno dimostrasse che funziona.

Vent'anni separano le due definizioni, e in mezzo c'è il passaggio da un'idea di qualità industriale a un'idea di evidenza clinica. È lo stesso passaggio che il settore, in buona parte, non ha ancora completato.

Le tre condizioni di Kligman

Nella definizione di Kligman il cosmeceutico è un preparato topico venduto come cosmetico ma con prestazioni che suggeriscono un'azione farmacologica. Qui però si ferma quasi sempre il racconto, e si perde la parte più utile: Kligman non si limitò a proporre un'etichetta, indicò tre condizioni che un prodotto deve soddisfare per meritarla.

  1. L'attivo penetra lo strato corneo e arriva in concentrazione sufficiente fino al suo bersaglio nella pelle.
  2. Ha un meccanismo d'azione biochimico noto sulla cellula o sul tessuto bersaglio della pelle umana.
  3. Esistono studi clinici pubblicati, sottoposti a revisione tra pari, in doppio cieco, controllati con placebo e statisticamente significativi, a sostegno dei claim di efficacia.

La terza è quella che fa la selezione. È relativamente facile dimostrare che una molecola fa qualcosa in provetta; è molto più impegnativo dimostrare che il prodotto finito, a quella concentrazione e in quella formula, fa qualcosa su persone vere confrontate con un placebo. È la distinzione tra efficacia dell'attivo ed efficacia della formulazione, e costa tempo e denaro: per questo la maggior parte dei prodotti si ferma alla prima.

Perché l'Europa non l'ha mai riconosciuta

Sessant'anni dopo, la categoria non è formalmente riconosciuta né dall'Unione Europea né dalla Food and Drug Administration statunitense. Non è una dimenticanza: è una conseguenza di come sono scritte le norme.

Secondo l'articolo 2 del Regolamento (CE) n. 1223/2009, un cosmetico è un prodotto destinato a essere applicato sulle superfici esterne del corpo umano allo scopo esclusivo o prevalente di pulirle, profumarle, modificarne l'aspetto, correggere gli odori corporei, proteggerle o mantenerle in buone condizioni. Un farmaco, al contrario, è destinato a diagnosticare, curare, trattare o prevenire una malattia, oppure a influenzare la struttura o le funzioni dell'organismo.

Negli Stati Uniti il ragionamento è identico e più antico: il Food, Drug and Cosmetic Act del 1938 classifica come farmaco qualunque sostanza destinata alla diagnosi, cura, trattamento o prevenzione di una malattia. Il termine non trovò posto in quella struttura, e non lo ha trovato da allora.

Fra le due definizioni non c'è spazio per una terza casella. Un prodotto o sta di qua o sta di là — e "cosmeceutico" resta una descrizione commerciale, per quanto possa descrivere qualcosa di reale.

Nessuna autorità verifica se un prodotto meriti quel nome. L'unica verifica possibile è quella che fai tu, e sono tre domande.

Che cos'è la cosmeceutica

Cosmeceutico, dermocosmetico e cosmetica funzionale

Sono tre termini che circolano come sinonimi e non lo sono. Nessuno dei tre è una categoria normativa — per la legge esistono solo "cosmetico" e "farmaco" — ma ciascuno descrive un approccio diverso alla formulazione.

Termine Cosa indica Dove si trova
Cosmeceutico Alta concentrazione di attivi, alcuni condivisi con la farmaceutica Termine di origine statunitense, molto usato nel marketing
Dermocosmetico Formulazione pensata per pelli con esigenze specifiche, spesso testata dermatologicamente Canale farmacia e parafarmacia
Cosmetica funzionale INCI più corti e percentuali più alte sugli attivi che incidono davvero L'approccio che abbiamo scelto in LeLang

Nella cosmetica funzionale l'attenzione si sposta sulla funzionalità: percentuali più elevate di principi bioattivi e INCI più brevi, perché si riduce il numero di ingredienti ma si alzano le concentrazioni di quelli che incidono davvero. Meno ingredienti, scelti meglio.

Tra gli attivi che rispondono a questa logica ci sono i peptidi, la niacinamide, l'acido ialuronico e la vitamina C topica: molecole con un meccanismo d'azione documentato, non ingredienti scelti per come suonano in etichetta.

Dove la ricerca sta andando, e dove non è ancora arrivata

Una revisione del 2025 dedicata ai cosmeceutici anti-età fa il punto su una famiglia di molecole interessanti: i retinoidi di nuova generazione, come l'idrossipinacolone retinoato e il retinil retinoato, mostrano un'efficacia paragonabile alla tretinoina con una tollerabilità migliore.

La stessa revisione però aggiunge la parte che il marketing non riporta mai: gli studi disponibili sono ancora pochi e su campioni piccoli. È una promessa credibile, non un dato consolidato — e la differenza fra le due cose è esattamente ciò su cui si costruisce o si perde la fiducia di chi compra.

Vale anche il rovescio della medaglia. Una panoramica pubblicata nel 2024 su Skin Health and Disease osserva che molti ingredienti venduti come cosmeceutici non hanno prove cliniche sufficienti né sull'efficacia né sulla sicurezza, proprio perché nessun ente ne verifica i claim prima dell'immissione sul mercato. Non tutti gli attivi sono uguali, e la parola in copertina non li rende tali.

La scelta di LeLang

Quando si tratta di cura della pelle ci tengo che le informazioni arrivino in modo chiaro, così che ognuno possa decidere liberamente. Per questo distinguo tra cosmetica, cosmeceutica e cosmetica funzionale invece di usare i tre termini come sinonimi: sono io la prima a cui converrebbe l'ambiguità, ed è proprio per questo che preferisco toglierla di mezzo.

In LeLang utilizziamo attivi la cui efficacia è documentata da studi clinici sull'uomo, e non ricorriamo in alcun caso alla sperimentazione animale, vietata per i cosmetici in Europa dall'articolo 18 del Regolamento 1223/2009: i test preliminari sugli ingredienti si basano su modelli in vitro.

Un esempio concreto di che cosa significhi "INCI corto e percentuali alte": nel siero FeruliC + HA la vitamina C è stabilizzata con acido ferulico invece di essere inserita da sola. Non è un ingrediente in più per allungare l'elenco: senza quella stabilizzazione l'ascorbico si ossida, e la percentuale dichiarata in etichetta smette di corrispondere a quella che arriva sulla pelle. È la differenza tra un attivo presente e un attivo funzionante — cioè la prima delle tre condizioni di Kligman.

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E se preferisci vedere i prodotti prima di sceglierli, e farti guidare da chi ha una formazione tecnica, trovi LeLang nelle farmacie partner in tutta Italia. Al banco la domanda giusta è quella sulla concentrazione, non quella sul nome della categoria.

Domande frequenti sulla cosmeceutica

I cosmeceutici sono più efficaci dei cosmetici normali?

Possono esserlo, ma non per il nome. Non esistendo una definizione legale, chiunque può usare quel termine: a fare la differenza sono la concentrazione degli attivi e gli studi che li sostengono, non l'etichetta.

Chi ha inventato il termine cosmeceutico?

La risposta più diffusa è Albert Kligman, nel 1984. La ricostruzione però è incompleta: il chimico cosmetico Raymond E. Reed aveva già usato e definito quella parola vent'anni prima, in un intervento pubblicato sul Journal of the Society of Cosmetic Chemists nel 1962. Le fonti divergono sull'anno esatto e su chi debba considerarsi l'autore del conio: quello che si può dire con certezza è che Reed è arrivato prima e Kligman ha dato al termine il contenuto operativo che ancora oggi si usa.

Come faccio a capire se un prodotto è davvero un cosmeceutico?

Applicando le tre condizioni di Kligman. L'attivo è in grado di penetrare e in che concentrazione è presente? Si conosce il suo meccanismo d'azione? Esistono studi clinici sull'uomo, e sono studi indipendenti o del produttore dell'attivo? Un'azienda seria risponde a queste domande senza girarci intorno. Se le risposte non ci sono, il prodotto può essere ottimo lo stesso — ma la parola in copertina non aggiunge nulla.

Gli studi del produttore dell'attivo valgono?

Hanno valore, ma non lo stesso di uno studio indipendente, e i due non vanno mescolati. Il problema non è citarli: è citarli senza dire che sono del produttore. Noi lo dichiariamo sempre, e diciamo anche su quante persone è stato fatto il test: il numero di soggetti è un'informazione che cambia il peso del dato.

Servono una prescrizione o un consiglio medico?

No, sono cosmetici e si acquistano liberamente. Il farmacista può consigliarli, il dermatologo può inserirli in un percorso, ma non vengono prescritti.

Cosa distingue un cosmeceutico da un farmaco topico?

La finalità dichiarata e il regime autorizzativo. Un farmaco topico ha un'indicazione terapeutica approvata e un iter di registrazione; un cosmetico, anche il più avanzato, può solo migliorare l'aspetto della pelle sana.

Il retinolo cosmetico e la tretinoina sono la stessa cosa?

No, ed è l'esempio più chiaro della differenza. La tretinoina è acido retinoico, un farmaco che richiede prescrizione. Il retinolo cosmetico è un precursore che la pelle deve convertire, con un'efficacia inferiore e una tollerabilità migliore.

Come riconosco un claim che promette troppo?

Se un cosmetico dichiara di curare, guarire o trattare una patologia, o di agire sulla struttura del corpo, sta uscendo da ciò che la normativa consente. Un'azienda corretta parla di aspetto, comfort e prevenzione. Nessun cosmetico può dichiarare di curare acne, rosacea, psoriasi o dermatiti: può accompagnare un percorso dermatologico, ma per una patologia il riferimento resta il medico.

La cosmeceutica è riconosciuta fuori dall'Europa?

Nemmeno negli Stati Uniti esiste come categoria giuridica. In Giappone e in Corea esistono invece categorie intermedie regolamentate, ed è uno dei motivi per cui certi prodotti asiatici non hanno un equivalente diretto da noi.

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Elisa Avalle, fondatrice di LeLang Skin Care

Elisa Avalle è la fondatrice di LeLang Skin Care, specializzata in dermocosmetica all'Universitat de Barcelona.

Le fonti di questo articolo

01 Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici — articolo 2 (definizione di prodotto cosmetico) e articolo 18 (divieto di sperimentazione animale).
02 Regolamento (UE) n. 655/2013 della Commissione — criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni relative ai prodotti cosmetici.
03 Federal Food, Drug, and Cosmetic Act, Stati Uniti, 1938 — definizione di farmaco e di cosmetico.
04 Reed R. E. — The Definition of "Cosmeceutical", Journal of the Society of Cosmetic Chemists, vol. 13, n. 2, 1962 — prima definizione documentata del termine. Diverse fonti collocano il conio nel 1961 e il testo pubblicato nel 1962; l'attribuzione non è univoca.
05 Cosmeceuticals, StatPearls, National Library of Medicine — definizione di Kligman e sue tre condizioni di qualificazione.
06 Cosmeceuticals: A Proposal for Rational Definition, Evaluation, and Regulation, Archives of Dermatology (oggi JAMA Dermatology), 1996 — sul mancato riconoscimento della categoria da parte delle autorità regolatorie.
07 Crous C., Pretorius J., Petzer A. — Overview of popular cosmeceuticals in dermatology, Skin Health and Disease, 2024 — sulla carenza di prove cliniche di efficacia e sicurezza per molti ingredienti cosmeceutici.
08 Cosmeceuticals for Anti-Aging: Mechanisms, Clinical Evidence, and Regulatory Insights — A Comprehensive Review, Cosmetics, 2025 — sui retinoidi di nuova generazione e sulla dimensione ancora limitata degli studi disponibili.

Da dove continuare

La guida agli ingredienti cosmetici, per imparare a leggere un INCI · Perché acquistare cosmetici in farmacia · I peptidi in cosmetica · Retinolo: cosa fa e cosa non fa.